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Caro Pd, impara davvero da Nicholas Ferrante

Storia del giovane fustigatore, tra vecchia retorica, correntismo e moralismo

22 Marzo 2018 alle 06:17

Caro Pd, impara davvero da Nicholas Ferrante

Nicholas Ferrante

Per guarire una parte dei suoi mali il Pd deve ascoltare e guardare Nicholas Ferrante. Ferrante è il giovane militante del Pd che, con il suo applauditissimo intervento all’assemblea di “Sinistra Dem”, la corrente di Gianni Cuperlo, ha spopolato sui social network e si è conquistato la ribalta mediatica nazionale (un po’ come aveva fatto nel 2009 la giovane sconosciuta Debora Serracchiani). Al sud, è il succo dell’intervento, il Pd rappresenta un “sistema marcio e clientelare” simboleggiato dalla candidatura del nipote di Ciriaco De Mita, dominato dai “signori delle tessere” e che ha perso i propri valori: “la bandiera dell’onestà, della moralità, del rispetto dell’altro e la democrazia diretta”. Il Pd deve parlare “di questione morale, democrazia dei beni comuni, acqua pubblica” e poi – ha spiegato in tv – il Pd deve stare vicino ai tassisti che non arrivano a fine mese per colpa di Uber.

 

C’è qualcosa che non torna nell’intervento del giovane fustigatore, che non riguarda solo i contenuti. Prima di diventare cuperliano, il giovane Nicholas era renziano e prima ancora un fan di Angelino Alfano. L’accusa contro De Mita è poi un po’ pretestuosa, perché si tratta di un candidato di coalizione e non di un esponente del Pd, che può spiegare la sconfitta in un collegio irpino ma non nell’intera regione. Chi rappresenta il Pd al massimo politico e istituzionale in Campania è Vincenzo De Luca, il presidente della regione travolto dalle accuse di familismo e sconfitto anche nel feudo di Salerno, dove ha candidato suo figlio Piero e un “signore delle tessere” e delle fritture. Ma stranamente, intervistato dal Fatto quotidiano, il giovane fustigatore non attacca De Luca, ma dice che è un “valido amministratore” e che suo figlio Piero è un “giovane competente”. E come mai non viene sventolata in questo caso la bandiera della “questione morale”? Perché la referente politica di Nicholas, che l’ha fatto nominare giovanissimo alla convenzione del Pd, è una stretta collaboratrice di De Luca in regione. In questo senso il Pd deve imparare da Nicholas per correggere i propri errori, perché il giovane e brillante militante irpino indica chiaramente quali sono i canali per farsi strada nel Pd: accodarsi a un “signore delle tessere” e parlare male del Pd.

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Commenti all'articolo

  • Silvius

    24 Marzo 2018 - 09:09

    Sì, è stato un discorso maleodorante, sgamabile a un miglio di distanza. Soprattutto per il rimbalzo che ha avuto. Ormai diffido di qualsiasi cosa diventi (algoritmicamente o meno) virale.

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