Fate piano

Claudio Cerasa

Il governo lo devono fare Di Maio e Salvini. Se non ci riescono, meglio tornare alle elezioni. L'importante è non avere fretta

Al direttore - È giusto affermare che non bisogna cadere nella trappola del nuovo bipolarismo (Di Maio-Salvini), come scrive la Ciliegia sul Foglio dell'8 marzo. Ma un partito, nella specie il Pd, non può limitarsi a osservare, a un atteggiamento del tipo “waiting and seeing” che può dare qualche frutto tattico, nel breve periodo, ma dal punto di vista strategico, a lungo termine, rischia di relegare alla scarsa rilevanza. Per di più, se ciò portasse a un nuovo voto per l'impossibilità di formare un governo, il partito che assumesse il ruolo del convitato di pietra, senza dispiegare un'autonoma iniziativa, non si sottrarrebbe a una possibile penalizzazione: pur in un contesto enormemente diverso, la Spd, che ha temuto il precipizio segnalato dai sondaggi post-elettorali e ha aderito alla Grosse Koalition, “docet”. Una forte iniziativa programmatica, dotata di autonomia e realismo, che non si precluda anche l'ingresso nelle discussioni per il Governo, appare l'unico modo per non essere succubi del bipolarismo da parte del Pd, ma anche per non abbandonare il campo e mettersi inoperosamente, e con una certa voglia aventiniana, sulla riva del fiume ad aspettare il noto transito, finendo con il deludere probabilmente anche coloro che hanno votato questo partito. Siccome non si é Cincinnato, allora ritirarsi da un complesso incontro-scontro dialettico non avrebbe come conseguenza quella di essere poi pregati diffusamente di rientrare in campo. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

Il governo lo devono fare Di Maio e Salvini. Se non ci riescono, meglio tornare alle elezioni. L'importante è non avere fretta. Per formare un governo in Olanda ci sono voluti sette mesi. Dicasi: sette. In Germania un governo sta per nascere dopo cinque mesi. Dicasi: cinque. Qui, in Italia, sono passati solo quattro giorni. Dicasi: quattro. Dunque, relax. Dunque, se possibile, FATE PIANO.

  

 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.