Repubblica lancia la volata a un governo Pd-M5s. Senza Di Maio premier

Per il direttore Mario Calabresi se i grillini “proporranno nomi diversi” per la premiership, la convergenza si può trovare 

8 Marzo 2018 alle 11:11

Repubblica lancia la volata a un governo Pd-M5s. Senza Di Maio premier

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Un governo Pd-Di Maio, ma senza Di Maio. O meglio, senza Luigi Di Maio presidente del Consiglio. In attesa che i nomi dei nuovi parlamentari eletti il 4 marzo diventino ufficiali e che le nuove Camere possano darà ufficialmente l'avvio alla XVIII legislatura, sui quotidiani si fanno ipotesi su quali potrebbero essere le maggioranze possibili (qui i seggi conquistati dalle forze politiche). E ovviamente si “fa il tifo” per una soluzione piuttosto che un'altra.

 

Tifo discreto, s'intende, ma come è naturale ognuno ha le sue preferenze. E tra le righe prova a spingere per un'ipotesi piuttosto che per un'altra. Quella preferita da Repubblica la spiega, in un editoriale in edicola oggi, il direttore Mario Calabresi. Il punto di partenza è la strategia del Pd. “È possibile e opportuno - si domanda - fare un governo con il Movimento 5 Stelle?”.

La risposta alla domanda arriva alla fine, dopo molte righe di sì, no, ma, però. Ed è questa: “È probabile che Luigi Di Maio premier sia un'ipotesi al tramonto in questa nuova legislatura: non ha i voti, non troverà almeno 80 deputati di altre forze politiche disponibili a sostenere lui e il suo governo”.

 

E allora? Che fare? Semplice: un governo Pd-M5s, senza Di Maio premier. “Tra qualche settimana se ne renderanno conto (i grillini ndr) e allora la situazione prenderà altre strade: o cambieranno direzione e proveranno a convincere la Lega a fare un governo insieme (ma Salvini che diventa il vice di Di Maio proprio non lo vedo) oppure faranno i conti con la realtà e, messa da parte la presunzione di aver vinto da soli e di poter dettare le condizioni, proporranno nomi diversi su cui cercare convergenze, ma con l'elasticità di ascoltare le ragioni degli altri e di trovare necessarie mediazioni”.

 

 

L'elenco dei candidati premier in pectore per un possibile governo, in parte, c'è già. Alle Quirinarie del M5s del 2015, ad esempio, Romano Prodi arrivò secondo con il 20% dei voti, terzo il pm Nino Di Matteo con il 13%. Seguivano Pier Luigi Bersani, Gustavo Zagrebelsky e Raffaele Cantone. Per dire.

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Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    08 Marzo 2018 - 14:02

    Si può dire che la strabiliante stabilizzazione di settantamila (ottantamila? Novantamila? Centomila? Boh?...) precari nella “buona scuola” (di tale “bontà” è lecito dubitare nel permanere dell’assenza di alcun criterio di selezione di merito dei docenti) ha costituito una sorta di reddito di cittadinanza ante litteram, su scala professionale invece che universale? E si può dire che ha (beffardamente, ma non troppo) prodotto il bel risultato di una massiva adesione di maestre e professori (anche di quelli che insegnano a scrivere squola invece di scuola) al vento populista di chi sulla demagogia esplicita ha costruito il successo elettorale celebrato in queste ore? E che la ciliegina sulla torta è che adesso il buon Mattarella costringerà chi, tra altri “meriti” si è voluto intestare la stabilizzazione dei centomila, a fare un “buon governo” insieme a chi ne ha per gentile omaggio tratto i frutti elettorali? E che tutto questo è diabolico. Ma non imprevedibile?

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  • quadroemerito

    08 Marzo 2018 - 12:12

    Quand'ero bambino (ahimè molti anni fa) e facevo i capricci a tavola, venivo ammonito con un lugubre "ti ci vorrebbe un po' di guerra". Bene, a tanti giornalisti cialtroni - esclusi i presenti - che hanno tuonato per anni contro la casta e gli sprechi poi hanno sostenuto il NO al referendum; agli stessi giornalisti schizzinosi di fronte all'eventualità dell'inciucio che adesso stupiscono perchè il PD non ne vuole sapere, dico: "vi ci vorrebbe un po' di Erdogan". Ma forse anche lo stesso grillo va bene, non illudetevi!

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    • Skybolt

      08 Marzo 2018 - 14:02

      E chi ha mai detto che il "PD" (categoria quanto mai variegata anche se ormai non ampia) non ne vuole sapere? La rivolta della base? Ma se a Bologna hanno disciplinatamente votato Casini? Se lo faranno piacere, il Movimento (ah, nostalgia canaglia..). Basterà poco: una garanzia pubblica sui prestiti soci delle coop, una manina a Unipol Banca, magari lo Jus Soli, così anche mons. Galantino è contento, l'abrogazione della legge 40 e l'adottabilità alle coppie diversamente orientate sessualmente (mons. Galantino se le farà piacere, un po' per uno, chi è lui per giudicare)... et voilà.

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      • quadroemerito

        09 Marzo 2018 - 12:12

        Dovreste sapere che tra gli elettori PD, quelli che frequentano le sezioni, che stanno sul territorio, nella scuola, sui posti di lavoro, c'è ancora qualche testa pensante per cui, checchè ne dicano i falsi quotidiani, quella base che a lei pare facilmente corruttibile, rifiuterà di sostenere gli antivaccini, gli anti grandi opere, gli antitutto; rifiuterà di fare il cameriere a uno che crede che per fare il premier basti vestirsi da.

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