Piccola Posta

Cultura e detenzione. Una storia algerina

Adriano Sofri

Khalida Messaoudi Toumi, ex ministro della cultura algerina, in prigione da nove mesi. Protagonista della più importante opera di alfabetizzazione del paese

Un articolo di Rania Hamdi su Jeune Afrique informa sulla protrazione del carcere preventivo di Khalida Messaoudi Toumi. La Corte suprema ha deliberato il 5 agosto che resti in galera, adducendo il pericolo che fugga all’estero. La difesa di Khalida ha denunciato la misura come illegale e si è appellata all’arbitrato del presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune. Tebboune conobbe Khalida nel governo nel periodo, dal 2002 al 2014, in cui lei tenne il ministero della Cultura sotto la presidenza di Abdelaziz Bouteflika.

 

Khalida si trova da nove mesi nel carcere di El Harrach, accusata di aver dilapidato il denaro pubblico e abusato della sua funzione, imputazioni che comunque prevedono una durata massima della detenzione preventiva di 8 mesi. “L’istruzione è restata a un punto morto e in tutto questo tempo Khalida Toumi è stata sentita una sola volta dal giudice istruttore”. Le accuse riguardano le spese per l’organizzazione di due eventi che furono al centro dell’operato del suo ministero e che ebbero un enorme risalto: il festival panafricano nel 2009 e la nomina di Tlemcen a Capitale della cultura islamica nel 2011.

 

Ambedue le iniziative furono patrocinate dalla presidenza e validate dal Consiglio dei ministri, di cui Khalida era anche portavoce, l’unica volta di una donna. Attraverso di esse, l’Algeria si proponeva come la capitale culturale dei paesi arabi e dell’intero continente africano. In quell’occasione, ogni comune algerino fu dotato di una biblioteca.

 

Nel 2015 Khalida passò all’opposizione del regime, denunciando, insieme ad altre 13 personalità del paese, il sequestro del governo del paese da parte di forze anticostituzionali. E’ stata la terza personalità di quella lista a finire in prigione, dopo la segretaria generale del Partito dei lavoratori, Louisa Hanoune, e il veterano della lotta per l’indipendenza algerina Lakhdar Bouregâa, rilasciati di recente dal carcere dopo molti mesi.

 

Khalida è nata nel 1958 in Cabilia, si è laureata all’École Normale Supérieure in Matematica e l’ha insegnata fino al 1993. E’ stata una strenua militante per i diritti delle donne nell’Algeria del patriarcale e discriminatorio Codice della famiglia, e poi nel corso della spaventosa guerra civile, denunciando l’islamista Fis, il sedicente Fronte islamico di salvezza, per il suo spietato fanatismo totalitario, e viaggiando per informare e suscitare una solidarietà internazionale che mancò vergognosamente.

 

Condannata a morte dal Fis, rifiutò l’esilio e visse in clandestinità. Fu ferita in una manifestazione per la pace nel 1994. In Italia, dov’è più nota col suo cognome da sposata, Messaoudi, che ha poi lasciato per quello di Toumi, ricevette nel 1997 il premio internazionale della Fondazione Alexander Langer, e fu ospitata alla Camera.

 

“Nel 1997 per le militanti come me il premio ha rappresentato una distinzione, quando vivevamo anni di furore, d’inferno sulla terra, circondato da un mondo che sembrava non voler vedere nulla, di voler ascoltare solo quelli che avevano scelto il terrore. L’Italia fu l’eccezione”. Dopo la morte di una cognata, Khalida ha adottato i suoi tre figli piccoli che hanno sempre vissuto con lei, e ne sono stati separati solo dalla prigione.

 

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