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Gamberetti per tutti

Di Cédric Le Gallo e Maxime Govare, con Nicolas Gob, Alban Lenoir, Michaël Abiteboul

10 Luglio 2020 alle 16:53

I capricci della suscettibilità potrebbero abbattersi anche su questo film: una storiella divertente, e però ricca di spunti per chi vuole menare le mani sulla tastiera. Sarebbe divertente sapere cosa immagina lo spettatore distratto leggendo il titolo, nel misero elenco delle uscite estive. Non trattasi di cucina bensì di pallanuoto. Gay. “Les crevettes pailletées”, era l’originale, il gamberetto piazzato in posizione suggestiva sui costumi dei giocatori (davanti – dietro, una mano accarezza le rotondità). Rosa, in contrasto con l’azzurrino dei giubbotti che completa i colori della squadra. “Shiny shrimps” era il titolo internazionale: grido di guerra, prima di tuffarsi sguaiatamente in piscina: “Siamo i gamberetti scintillanti, vi sgusciamo tutti quanti”. A parte la fissazione “acquatica” del cinema francese per le storie di diversità e inclusione (uno per tutti: il nuoto sincronizzato di “7 uomini a mollo”, diretto da Gilles Lellouche), la squadra esiste davvero.

 

Come davvero esistono i Gay Games: i prossimi a Hong Kong, nel 2022 (auguri!). Un campione di nuoto fa in tv dichiarazioni omofobe, per espiazione gli fanno allenare per tre mesi la squadra dei gamberetti. Con l’isteria rieducativa di questi mesi – ex ragazzini cresciuti con il maghetto Harry Potter, ore e ore a leggere e a vedere i film, sognando il binario nove e tre quarti diretto alla scuola Hogwarts, che improvvisamente vomitano insulti contro J. K. Rowling, colpevole di non venerare le nuove e molto irritabili divinità trans – i gamberetti in paillettes ripropongono un bel mucchio di stereotipi gay. Prima di svoltare verso l’amicizia e l’accettazione – finisce per commuoversi anche il duro che li odiava. Poi si ricomincia con un bel po’ di stereotipi e pregiudizi, la squadretta gay non ama (eufemismo) le lesbiche. E’ la materia di cui sono fatte le commedie, le battute, la satira: tutto quel che serve per non impastoiarci nella melassa. Detto e ridetto fino alla noia, e con crescente vergogna per la banalità del ragionamento. Il film ha i suoi alti e bassi, come spesso succede nelle storie vere: uno dei registi da nove anni sguazza e segna come scintillante gamberetto.

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