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"The Climb" riscatta molti brutti film visti in questi mesi

Mentre i francesi si godono la pellicola tratta da un cortometraggio, noi passiamo il tempo leggendo su Empire come Brad Bird è arrivato alla madeleine di zucchine e melanzane

11 Luglio 2020 alle 06:00

Modesta proposta, prima che scrivere di cinema ci riduca come Anton Ego di “Ratatouille”, il critico con le occhiaie, il nasone, e la voce di Peter O’ Toole. L’antipatico che vive in una casa goticheggiante, e si entusiasma soltanto quando il ratto gli cucina la “ratatouille” della sua infanzia. Possiamo lasciar perdere la ratatouille, e del resto l’infanzia non ci è mai sembrata un momento particolarmente entusiasmante (sta in cima alla nostra lista dei fatti della vita sopravvalutati). Però qualcosa di interessante da vedere prima o poi dovrebbe saltar fuori.

 

La Mostra di Venezia promette meraviglie (potremmo anche dimenticare il virus, se solo trovassero il modo di teletrasportare gli spettatori nelle poltrone a loro destinate, poi di smaterializzarli al momento dell’uscita, aiuterebbe molto anche per il vitto e per l’alloggio, che al Lido sono sempre difficoltosi). Noi ci accontenteremmo di vedere in sala – va bene a fine luglio, in contemporanea con la Francia – un film come “The Climb”, di Michael Angelo Covino. Una delizia di storia tra maschi nata da un cortometraggio presentato al Sundance, otto minuti di piano sequenza diventati la prima scena del film.

 

Strepitosa. Due giovanotti americani in bicicletta sono impegnati in una salita sulle Alpi. Uno spiega all’altro quanto è felice di sposare finalmente l’amatissima fidanzata francese. E intanto arranca, l’amico è più in forma (ed è il regista del film, mentre il co-sceneggiatore, si chiama Kyle Marvin, fa la parte dell’amico). Insomma: il bofonchiante con il respiro corto canta le gioie del matrimonio, l’amico più caro per tutta risposta accelera l’andatura. Quando si trova a distanza di sicurezza, si volta e spiffera la verità: “Sono andato a letto con la tua fidanzata”.

 

Un inizio così aiuterebbe a fare pace con molti brutti film visti in questi mesi – senza il pieno di energia fatto a Cannes, la stagione estiva è apparsa perfino più cupa. Abbiamo tremato, vedendo in cartellone un film come “La gomera – L’isola dei fischi”, diretto dal rumeno Corneliu Porumboiu (il cinema post-Ceausescu è stato notevole, prima di passare in un baleno da “ho qualcosa di interessante da raccontare” a “vorrei esprimermi come artista”, succede spesso alle giovani cinematografie). I francesi si godono “The Climb” – che dopo lo strepitoso inizio prosegue con altri confronti esemplari, per scrittura e perfidia – come se il coronavirus non fosse mai esistito. Noi passiamo il tempo leggendo su Empire come Brad Bird è arrivato alla madeleine di zucchine e melanzane. Un piatto non particolarmente fotogenico, nelle prime versioni della sceneggiatura era tra i più cari ricordi dello chef Gusteau. Quando Brad Bird decise di mostrarlo solo sull’insegna dei suoi ristoranti, la ratatouille passò al critico malmostoso. Un aggiustamento artigianale, non un’artistica illuminazione.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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Commenti all'articolo

  • joepelikan

    13 Luglio 2020 - 12:38

    Cara Mancuso, mi spiega perché la delizia tanto la storia di uno che sposa inconsapevolmente una baldracca?

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