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I Vulnerabili

Di Gilles Bourdos, con Alice Isaaz, Vincent Rottiers, Grégory Gadebois, Suzanne Clément

10 Luglio 2020 alle 16:59

Film francese di indubbia bravura registica. Più difficile immaginare lo spettatore interessato all’esercizio di stile, dopo mesi di magra alleviati soltanto dallo streaming. Ancora non si vedono all’orizzonte grandi cambiamenti: i grandi film americani che aspettiamo arriveranno ad agosto (se i grandi gruppi che negli Stati Uniti gestiscono le sale riapriranno, l’Europa da sola non basta per rientrare dei lanci pubblicitari e dei budget giganteschi). Molte belle parole si possono spendere sul cinema in sala e sul fatto che dobbiamo dare il nostro contributo.

 

Ma “Vulnerabili” è un film del 2017, non adattissimo alle arene estive, e richiede un amore per il cinema sconosciuto agli spettatori italiani. Non è una commedia, non ha le solite facce già viste mille volte, procede per stacchi e salti, rifiutando spiegazioni e didascalie. A raccontarlo sembra ancora più povero: recitazione, luci, inquadrature, dialoghi – tutto quel che distingue un film da un bric-à-brac di situazioni mal scritte e recitate da dilettanti – vanno perduti. Si comincia con una coppia di sposi, piuttosto su di giri. Lui tatuatissimo, in una stanza d’albergo illuminata dal neon rosso. Scherzano, si stuzzicano, giocano alle sciarade e già attaccano briga (si capisce che ci sono questioni in ballo con i genitori della biondina). Stacco su una telefonata. “Papà mi sposo”, annuncia una ragazza al padre, già abbastanza perplesso prima di scoprire che la rampolla aspetta un figlio dal maturo professore di Storia: il futuro genero ha 18 anni in meno del futuro marito. Stacco su un’altra telefonata – mentre il professore di Storia contemporanea discute con un allievo sulle borse di studio da richiedere: Polonia, Bielorussia, tutte e due? Magari anche l’Ucraina, un domani, le ricerche non finiscono mai. La madre dello studente modello è stata appena lasciata dal marito per una donna più giovane. Sullo sfondo, un’automobile in fiamme: non perché siamo in banlieue, perché la tradita ha deciso di vendicarsi. “Storie in modo quasi classico” era una raccolta di racconti dello scrittore americano Harold Brodkey. Qui l’originale diceva: “Specie in via di estinzione”.

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