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Prepariamoci a un lockdown intermittente e a un pil "a singhiozzo"

Per aiutare la ripresa servono avanzamenti sanitari, upgrading organizzativo e politiche di sostegno dell’economia. Il commento di Sergio De Nardis dal blog della rivista Energia

26 Marzo 2020 alle 12:47

Restrizioni intermittenti e Pil a singhiozzo

di Sergio De Nardis, Luiss School of European Political Economy

dal sito rivistaenergia.it


   

Per prevedere l’economia in questa fase ci si deve basare su quel che dicono gli epidemiologi. In attesa di uno stock adeguato di vaccini, che non dovrebbe arrivare prima di 18 mesi, si potrebbe aprire una fase a restrizioni intermittenti. Parallelamente potremmo doverci preparare a un Pil a singhiozzo. A meno che non si verifichino miglioramenti su tre fronti: avanzamenti sanitari, upgrading organizzativo, politiche di sostegno dell’economia.

 

Per prevedere l’economia in questa fase ci si deve basare su quel che dicono gli epidemiologi. Un recente studio di un team di ricercatori dell’Imperial College mette in chiaro che la strategia di cosiddetta soppressione del contagio (seguita ormai da tutti i paesi) è l’unica effettivamente a disposizione, dati i limiti di capacità ospedaliera e la carenza di cure. Il numero di morti associato alla strada alternativa (mitigazione) sarebbe troppo elevato, nell’ordine delle centinaia di migliaia per un paese con dimensioni e invecchiamento simili all’Italia.

 

Tale strategia ha però un problema: quanto più risulta efficace nel breve periodo nel contenere il picco dei contagi, tanto più

La strategia in atto è efficace nel breve periodo nel contenere il picco dei contagi, ma impedisce nel medio-lungo periodo la formazione della massa critica di immuni

impedisce nel medio-lungo periodo la formazione della massa critica di immuni che porta a proteggere le collettività. Ne deriva che le misure restrittive debbano essere mantenute fino a quando si renderà disponibile uno stock adeguato di vaccini, cosa che potrebbe verificarsi, nell’opinione degli infettivologi, non prima di 18 mesi.

  

Si potrà pensare in questa fase a restrizioni intermittenti, con finestre di allentamento quando il contagio recede (sperabilmente in estate) e il ripristino di chiusure e distanziamento sociale quando rimbalza (probabilmente il prossimo inverno). Ma alle restrizioni non si potrà rinunciare.

  

Il Pil potrebbe mostrare un andamento a singhiozzo, in fortissima caduta nel I e II trimestre, in rimbalzo nel III e in nuovo indebolimento nel IV

Se la prospettiva sanitaria è questa, sembra difficile attendersi una ripresa economica a “V” e nemmeno a “U”. Dobbiamo piuttosto prepararci, nel nostro paese e altrove, a un Pil a singhiozzo, in fortissima caduta nel I e II trimestre, in rimbalzo nel III e in nuovo indebolimento nel IV. Col rischio che la fase di alti e bassi si estenda al 2021. E’ evidente che in un simile contesto è difficile che le aspettative di imprese e famiglie possano migliorare e ciò farà probabilmente mancare il propellente necessario a sospingere l’economia negli intervalli favorevoli: i rimbalzi rischiano di essere deboli.

  

La prospettiva è dunque segnata? In realtà si possono verificare dei miglioramenti che l’attenuino su tre fronti. Il primo è costituito dagli avanzamenti sanitari. In proposito sono importanti non solo gli sforzi per accelerare la ricerca del vaccino, ma soprattutto gli investimenti per aumentare le capacità ospedaliere e per individuare efficaci terapie per chi si ammala.

 

Il secondo riguarda l’upgrading organizzativo dopo la prima fase di emergenza, con la possibilità di applicare, a imitazione di altri paesi, la tecnologia per controllare gli spostamenti delle persone (con danno, però, della privacy). Avanzamenti sanitari e organizzativi ridurrebbero l’intensità delle misure restrittive e, quindi, gli effetti negativi sul Pil che comunque permarrebbero.

  

Per questo è necessario il terzo fronte rappresentato dalle politiche di sostegno dell’economia. È chiaro che in una prolungata prospettiva di crisi vi è bisogno della raccolta di mezzi finanziari su una scala rispetto a cui solo l’Europa appare attrezzata.

  

Il virus, per sua natura, implica condivisione di rischio tra i paesi europei. Per questo la sospensione dei vincoli del patto di

La sospensione dei vincoli del patto di stabilità appare insufficiente

stabilità appare insufficiente: i paesi sono in questo modo lasciati ancora a se stessi, con quelli ad alto debito che devono comunque tenere conto nell’impostare gli interventi dell’appesantimento che tali misure comportano per gli oneri finanziari futuri. Si aprirebbe così una pericolosa prospettiva di differenziazione delle risposte nazionali al contagio non in funzione dell’esposizione al virus, ma delle capacità finanziarie. Ciò anche con la sospensione delle regole fiscali.

  

La gamba economica europea, come al solito, rischia di mancare nella crisi più grave attraversata dall’Unione. La caduta questa volta sarebbe rovinosa.


 
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