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Così Nomisma sgonfia la bolla immobiliare per il dopo virus. In ballo 9-20 miliardi

A leggere i risultati dell’ultimo osservatorio, ci sarà una contrazione del mercato italiano come effetto indotto dall’“inazione coatta”, che potrebbe colpire soprattutto Milano

26 Marzo 2020 alle 12:02

Così Nomisma sgonfia la bolla immobiliare per il dopo virus. In ballo 9-20 miliardi

Case di via Abramo Lincon a Milano

Per fortuna i Giochi invernali Milano-Cortina sono abbastanza lontani (l’anno è il 2026) per sperare che Milano recuperi la sua “attrattività” nei confronti dei grandi investitori internazionali che, secondo gli ultimi dati prima dello scoppio della pandemia, si preparavano ad allocare in città massicci capitali nei prossimi 10 anni. Perché, a leggere i risultati dell’ultimo osservatorio di Nomisma, ci sarà invece una contrazione drammatica del mercato immobiliare italiano come effetto indotto dall’“inazione coatta”, che potrebbe colpire soprattutto il capoluogo lombardo. Quest’ultimo, infatti, catalizza più del 40 per cento degli investimenti che in Italia avvengono nel cosiddetto settore corporate (cioè quello destinato a edifici con un valore superiore ai 5 milioni di euro), che nel 2020 potrebbe subire una perdita compresa tra un minimo di 2,6 e un massimo di 5,8 miliardi. Nel corso del 2019 gli investimenti corporate hanno raggiunto l’ammontare record di 12,3 miliardi, in gran parte concentrati proprio a Milano che a partire dall’Expo 2015 ha lavorato sulla sua immagine di città dinamica e accogliente. Proprio questo, secondo la società bolognese, va rimarcato come “un fattore aggiuntivo di preoccupazione in chiave prospettica”, nel senso che il crollo previsto potrebbe risultare concentrato proprio qui. Le conseguenze maggiori ci saranno, comunque, nel settore residenziale dove Nomisma prevede un calo di fatturato che nel migliore dei casi potrebbe essere di 9,2 miliardi e di 22,1 miliardi nello scenario peggiore (se si considera il prossimo triennio il calo di fatturato potrebbe arrivare a cifre ben più alte, tra 54,5 e 113 miliardi).

  

“L’immobiliare pagherà un tributo pesantissimo nonostante la capacità di resistenza al deterioramento dell’economia dimostrata dal comparto prima della devastante ondata virale”, afferma Nomisma, secondo cui sarà indispensabile sostenere la domanda di credito – quindi dei mutui per l’acquisto della casa – che inevitabilmente diventerà più fragile. Proprio il forte incremento delle domande di mutuo registrato nei primi due mesi di quest’anno (più 32,4 per cento) aveva fatto sperare in un consolidamento della ripresa del mercato immobiliare che è stata registrata nel 2018-2019 dopo il decennio di crisi seguito alla crisi del 2008. “Si dovrà, inoltre, considerare la futura propensione delle famiglie che daranno la priorità a incrementare le riserve di risparmio in modo da accrescere la liquidità per cautelarsi nei confronti di ulteriori rovesci economici”.

Mariarosaria Marchesano

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