Noi della movida

Stefania Carini

Ci videochiamiamo e facciamo aperitivi su whatsapp, ma soli. Io prima mi spruzzo il profumo

Cosa ti cucini stasera?”. “Sono stanca, magari una pasta”. “Io ho scongelato della salsiccia, provo a farmi un risotto, così occupo più tempo”. “Ma ti fai pure il brodo?”. In un’altra occasione saremmo uscite a cena, io e la mia amica, o a fare un aperitivo. Siamo quelle della movida! Che parola vecchia e scema. In queste settimane a Milano abbiamo cercato di stare alle regole, spesso mutevoli. Non sempre era chiaro cosa fare e cosa no. Non è facile. E no, non ci sentiamo oltraggiati perché non beviamo lo spritz. La questione è ancora più banale, perché è umana.

 

Domenica mi chiedevo se una passeggiata con le amiche, a un metro di distanza l’una dalle altre e in strade poco affollate (come avevo fatto sabato), fosse consentita ora che eravamo zona arancione. Un mio amico mi ha risposto che lui solo moglie e cane, gli amici si sentono per telefono. Giusto, solo la famiglia. Ma la mia di famiglia però abita fuori casa mia. E in una situazione così straordinaria, manca di più. Per i single e per una generazione di trenta-quarantenni trasversale a tutta Italia la famiglia sono gli amici, spesso più dei vari amati. C’è chi – per scelta e perché capita – supplice alla solitudine mettendosi in casa uno/a fisso/a. C’è chi invece – per scelta e perché capita – lo fa incontrando fuori casa altri suoi simili. E adesso? Dovrei prendermi un cane? Così ho anche la scusa dell’uscita per i suoi bisogni. Io però vorrei da sempre un gatto, che non mi sono messa in casa in giorni ben più leggeri.

 

Sembriamo la caricatura di Friends o Will & Grace, sitcom nate non a caso negli anni Novanta, mentre cambiava la società. Può essere. Tra freelance e nuovi adepti dello smart working la situazione si acutizza. Anche quelli più riservati iniziano a videochiamare. Vedersi, in qualche modo. In due, tre, quattro. Ci si controllano pure i sintomi – presunti – a distanza, tutti riconducibili all’ansia più che al virus. “Che fai? Ma quello è il tuo cesso? Bella la tv! Oh, su quel terrazzino quando finisce tutto veniamo a prendere il sole”. Quando finisce tutto… Quando? C’è chi ti si presenta sotto il balcone nella sua passeggiata in solitaria, giusto per farti affacciare e dire ciao. Che romantico. Chi lo farebbe mai per te senza chiedere in cambio sesso, soldi, rispettabilità sociale, un matrimonio da favola e persino un figlio o magari più di uno?

 

Proviamo a diventare esperti cuochi, noi “della movida”: l’idea è di ritrovarci tutti, quando tutto questo finirà (quando?), portando ognuno quello che sa cucinare. In realtà andremo al nostro cinese buonissimo che ne frattempo (speriamo!) avrà riaperto, ma per ora ci crediamo. Intanto si organizzano visioni in contemporanea di serie e programmi tv da commentare insieme, come a Sanremo. Oppure aperitivi via whatsapp aprendo ognuno il suo vino. Mi sono pure truccata, per abitudine e inscenare una gag una volta connessi. Poi però, seguendo non so quale automatismo, mi sono anche spruzzata il profumo.

 

Si fanno sentire anche le famiglie amicali fuori Italia. Vogliono sapere, temono arrivi il virus anche da loro. Con orgoglio spiego tutto: italians rimasti in Italia do it better, sempre prima degli altri e in maniera più melodrammatica. Un amico è disposto a lasciarmi casa in Germania. Non ho osato spiegarli che non funziona proprio così il contenimento del virus.

 

E poi c’è l’altra famiglia, quella biologica: genitori nella tipica fascia di età a rischio coronavirus, ma sono pieni di energie, si sentono giovani. E quindi vanno controllati. A distanza, dato che è meglio non vedersi per un po'. Videochiamo pure loro. Ho litigato con mio padre che voleva andare a ritirare non so cosa: “Tu non vuoi sentirti dire che sei anziano!” gli dico. Ho sgridato mia madre che ha fatto spesa al mercato rionale: “Mi hai mai visto con la febbre?”, mi dice. Vorrei metterli in castigo. E voi che vi lamentate di avere i figli a casa da scuola! Intanto mio padre mi manda un video di mia madre che fa ginnastica in casa. Per fortuna si fanno compagnia, anche se immagino che vedersi tutto il giorno sia un’aggravante di questa situazione.

 

Mi vengono in mente altri “anziani” che si sentono giovani e in più sono single per scelta o perché è capitato. Pure loro hanno la loro famiglia amicale. Quelli del bar. Quelle della palestra. Difficile tenerli a casa. Giocano al gratta&vinci. Si radunano per strada e scappano appena vedono la polizia. Ieri sono uscita per una piccola necessità. In farmacia, la ragazza aveva guanti e mascherina. Mi sono messa a chiacchierare un sacco: di quelle parole scambiate dal vivo ho sentito improvvisamente un bisogno quasi fisico. La sera, affacciata al balcone, sentivo l’aria invitante: per tutto il giorno c’era stato un sole meraviglioso. Volevo solo scendere per strada, e correre correre fino al Duomo.

Di più su questi argomenti: