E se quest'anno poi passasse in un istante? Il divano è la risposta

Annalena Benini

Più urgente della liberazione dalla plastica, più urgente di Latino, le serie tv insieme a lei

E se quest’anno poi passasse in un istante, anche se è ancora settembre e quindi è appena iniziato, ma si sente già, certe sere, una specie di rincorsa verso Natale, se quest’anno volasse via veloce come gli ultimi dieci o quindici o forse vent’anni, tanto che per cercare un anno lento si deve arrivare con la memoria così indietro che io non ne trovo più nemmeno uno che non sembri una saetta, e visto che lo so, e visto che lo sanno tutti, che cosa proprio non potrei scordarmi di fare quest’anno? Ho rinunciato ai buoni propositi, alle liste, a tutto quello che non so mantenere, ai programmi mese per mese, che ogni volta vengono scombinati dopo un giorno, ma ho rinunciato anche all’idea che una mattina mi sveglierò tardi e il citofono sarà aggiustato e non penzolerà più dal muro.

 

Ho rinunciato alla speranza che il postino mi stia cercando per porgermi le sue scuse, quelle multe non erano certo le mie, per me arrivano solo fiori e biglietti d’auguri. Non credo più che, se non ci penso, i casini si risolveranno da soli (non è vero, un po’ ci credo ancora, ma vergognandomene).

 

So che devo andare in segreteria a prendere il libretto delle giustificazioni di mia figlia, e devo fare una montagna di cose urgenti per cui non servono liste di buoni propositi, ma basta la disperazione e una pistola morale puntata, e però, poiché domani farò sicuramente tutto e risolverò ogni problema e diventerò una brava persona, che cosa non posso assolutamente dimenticarmi quest’anno? Mi sono concentrata, e ho capito che tutto può aspettare, anche la liberazione dalle bottiglie di plastica, tutto tranne il divano con mia figlia che vuole vedere con me le serie tivù proibite perché si diverte quando mi scandalizzo. Le serie vietate alla sua età, fortemente sconsigliate, bandite, quelle con i seminari di psicologia intorno, quelle che se le guardi diventi cieco. Io ho letto tutti i libri che se li leggi diventi cieco, e mia madre faceva finta di scandalizzarsi e diceva più o meno: diventi cieca, ma era così bello finire un libro e sentire che invece ci vedevo di più. Adesso mia figlia invece di voler leggere tutto vuole vedere tutto (devo accettare anche questo, allo stesso modo in cui accetto che il citofono non si riattaccherà al muro da solo e anzi penzolerà sempre di più), e la differenza è che possiamo farlo insieme, ancora almeno per qualche mese.

 

A volte anche mangiando direttamente sul divano, che per mio marito è come moltiplicare lo scandalo e arrivare a un passo dall’intervento dei carabinieri. Se penso a quanto sta già andando veloce quest’anno appena cominciato, in cui per ora non ci sono chat di classe ma direttamente email di professori che consigliano corsi di recupero in matematica di diciotto pomeriggi alla settimana, oltre a ventiquattro pomeriggi al giorno di greco, e trentasette di latino, penso che non voglio perdermi nessuno scandalo, finché esistono gli scandali.

 

Non voglio perdermi, inoltre, neanche un senso di colpa, neanche uno struggimento, neanche una corsa per arrivare in tempo, neanche una frustrazione per non essere arrivata in tempo. Finché quel divano tutto pieno di gobbe è ancora un posto dove si risolvono anche i casini che non sono stata capace di risolvere e le giornate completamente storte, e i cambiamenti così veloci che tolgono il fiato, non c’è molto altro che io debba ricordarmi di fare. Sedermi là, e fingere che quest’anno non stia già volando via.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.