L'idea sbagliata delle cose giuste, come andare a Oxford d'estate

Annalena Benini

Lo sbriciolarsi dell’Inghilterra e il desiderio di sprofondare sotto una buccia di banana

Camminavo, o meglio mi lasciavo trascinare dal cane al guinzaglio, così felice di essere vivo e di esplorare una città, un quartiere, una strada in cui tutta la spazzatura del mondo gli si offre nuda e rigogliosa. Sei proprio un cane fortunato, Fix, hai questo nome un po’ scemo e negli occhi sempre il terrore dell’abbandono, ma qui a ogni metro di strada c’è un tesoro: un osso di pollo, un gelato spiaccicato, una busta di plastica aperta e piena di cose invitanti, un kebab mezzo mangiato, e anche verdura. Un sacco di verdura sparsa sul marciapiede, per una dieta bilanciata. Non ti manca proprio niente, Fix, gli dicevo, e lui annuiva entusiasta, ma ecco il materializzarsi del mio incubo: l’incontro casuale con una qualsiasi madre del quartiere fuori calendario scolastico, senza che né io né lei abbiamo i bambini per mano. Due adulti a confronto, sconosciuti per lo più, senza assolutamente niente da dirsi. Ma lei aveva tantissime cose da dire, voleva perfino complimentarsi con me, e io ho cominciato subito a sentire il desiderio di sparizione e a concentrarmi sulla buccia di banana sotto il mio piede. Questa madre gentilissima, di una gentilezza aggressiva, si è complimentata perché mando mia figlia in Inghilterra per due settimane, qualcuno glielo ha riferito (non io), e quindi dovrò darle tutte le informazioni perché l’anno prossimo sicuramente anche suo figlio lo farà, “soprattutto chi va alla scuola pubblica deve attrezzarsi, hai fatto una cosa importante”, ha detto. Io guardavo la buccia di banana e sentivo che mi stava salendo di nuovo quella sensazione: la voglia di darle torto. A lei, alla necessità dell’Inghilterra d’estate a dodici anni, al college, alle certezze incrollabili sulle cose giuste da fare per i nostri figli. L’istinto elettrizzante ma tardivo (troppi bonifici già fatti, troppi documenti sudatissimi e spediti all’ultimo momento) di annullare l’Inghilterra, anche. Ho detto a questa madre entusiasta: non lo so, spero che si divertirà almeno un po’. E prima che lei mi rispiegasse che non importa il divertimento ma l’inglese, sono scappata fingendo che Fix avesse trovato altre lasagne per terra. A casa ho chiesto con il cuore in gola a mia figlia, che provava dei balletti in costume da bagno: amore, sei contenta di andare in Inghilterra? Per niente, ha risposto.

     

Per niente, ha detto senza smettere di muovere il bacino da destra a sinistra e le braccia da sinistra a destra. Per niente, ho ripetuto io immobile. Per niente, ha urlato mio figlio dal divano. Per niente, ha abbaiato Fix grattandosi un orecchio.

   

Benedetta non ha per niente voglia di studiare d’estate (“ma andrai solo a lezione la mattina, e per il resto giocherai e farai gli sport avventura”, “chissene”), non ha per niente voglia di conoscere altri bambini (“ma ci saranno ragazzine francesi, tedesche, cinesi, giapponesi”, “ah beh, che fortuna”), non ha per niente voglia di provare l’ebbrezza di viaggiare da sola (“non sei contenta di prendere l’aereo con la hostess?”, “no”). Quella che a me era parsa per tutta la primavera un’idea giusta, un progetto sensato, che mi faceva sentire a posto anche con l’idea di educazione e indipendenza, e a cui mia figlia ha detto sempre: sì va bene, mi si è sbriciolata davanti in un momento. Ma prima di sbriciolarsi mi ha mostrato tutta la mia presunzione: mi sono messa al suo posto, ho pensato a me che alla sua età desideravo solo andare da qualche parte da sola, ho creduto che fosse uguale per lei.

   

Ma non potevi dirmelo prima?, ho mormorato crollando anche io sul divano insieme a carte di merendine, magliette, spazzole per cani, succhi di frutta bevuti a metà, documenti per l’Inghilterra. Ma mamma, eri così contenta.

   

Le ho promesso che il terzo giorno sarà già felicissima e piena di amici. Ha annuito e ha detto: spariamoci un film adesso. Non le ho detto che se il terzo giorno non sarà già felicissima e piena di amici io andrò a prenderla e saluteremo Oxford, l’indipendenza, l’inglese e le bambine giapponesi erudite; ce ne staremo a Comacchio tutta l’estate a guardare video di animali strani su youtube.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.