L'economia che è già al lavoro. Ma è troppo poco

Daniele Bonecchi

Secondo i dati raccolti da Confindustria all’inizio di aprile in Lombardia il settore dell’industria ha perso il 30,8 per cento del fatturato

La fase 2 si avvicina ma già oggi l’industria in Lombardia ha iniziato a macinare. Infatti sono aperte circa il 50 per cento delle imprese, con un buco nero che riguarda categorie strategiche come il design. Secondo i dati raccolti da Confindustria all’inizio di aprile in Lombardia il settore dell’industria ha perso il 30,8 per cento del fatturato, tra i lavoratori il 27,8 per cento è in smart working, il 30,6 ha continuato a recarsi in azienda e il 41,7 è rimasto inattivo. Il 48,8 per cento dei dipendenti ha potuto accedere alla cassa integrazione.

 

Secondo Confindustria, che ha monitorato 4.420 aziende a livello nazionale, si è assistito a un netto peggioramento rispetto alla percezione della precedente indagine. Il peggioramento si è verificato anche per l’entità del danno subito, le imprese con problemi molto gravi sono adesso il 43,7 per cento, contro il 14,4 della precedente indagine. Il 36,5 per cento dei rispondenti, in seguito all’emanazione dei Dpcm del 22 e del 25 marzo, il 33,8 parzialmente. A marzo a Milano crollo verticale dei consumi con una perdita di 1 miliardo e 424 milioni, stima dell’Ufficio studi della Confcommercio milanese. Un confronto drammaticamente impietoso con un calo del 31,1 per cento della spesa delle famiglie e con l’assenza dei consumi generati dalla presenza di turisti: spariti 128,5 milioni di euro a marzo. Spiega Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza: “La maggior parte delle imprese del settore terziario accusa perdite pesantissime che arrivano al cento per cento dei fatturati”.

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