Se prima eravamo 151. Che succede col taglio dei parlamentari?

Fabio Massa

Per i politici di casa nostra c’è adesso un'occupazione assai urgente: far di conto con il pallottoliere. 

In assenza di politica, si fa di conto con il pallottoliere. A Milano e in Lombardia di questioni aperte ce ne sono decine. Lo stadio, per dirne una. O l’ultima inchiesta sui rifiuti. Eppure, di politica su tutto questo, pochina per non dire nulla. C’è il sindaco, Beppe Sala, che occupa tutto lo spettro visivo. Il resto rimane sottotraccia. Ma per fortuna per i politici di casa nostra, che forse si staranno un poco annoiando, c’è adesso una occupazione assai cogente: far di conto.

MENO POLTRONE - La riforma Fraccaro, votata martedì, taglia i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Insomma, da 945 si passa a 600 giusti giusti. E dunque si riduce la quota di cittadini rappresentati, che schizza sopra quota 130 mila persone per ogni rappresentante del popolo dalle 95 mila di prima. In Lombardia sono stati eletti 151 parlamentari, di cui 102 deputati e 49 senatori. E’ presto per dire come finirà, visto che manca praticamente tutto: invece di partire dalla legge elettorale e dalla riformulazione dei collegi per arrivare al numero di parlamentari finali, si fa l’inverso. E dunque bisognerà aspettare per capire (forse). Gli eletti che possono ambire a fare un altro giro in Parlamento usano però la matematica: un terzo del totale va a farsi benedire. Dunque, alla Lombardia dovrebbero spettare 100 parlamentari: 51 saranno sacrificati a partire dalla prossima legislatura. Oltre questo non si può andare, poiché capire quanto perderebbe ogni partito è attività improba nella quale, comunque, si stanno cimentando già i politici. Per ora prevale l’idea che il taglio sarà in percentuale per tutti. Ma a qualcuno farà più male.

VIVA L’ITALIA VIVA DEI VALORI - A proposito di ritorni in campo, alla serata di presentazione di Italia Viva a Milano si sono visti anche un po’ di esponenti provenienti dall’Italia dei Valori. In particolare, l’avvocato monzese Stefano Zamponi. Classe 1947, ha fatto due giri in Consiglio regionale nel partito di Antonio Di Pietro, del quale è stato anche coordinatore regionale. Insieme a lui Giulio Cavalli, oggi scrittore, editorialista e sodale di Pippo Civati. E poi Gabriele Sola, che si dimise per non avere il vitalizio, determinando con la sua scelta il fatto che il suo successore guadagnasse ben 50 mila euro per una manciata di ore di lavoro. Zamponi è uno degli avvocati più in vista a Monza, bacino elettorale influente.

LEOPOLDA O SALVINI? - Salvini e Berlusconi lo hanno deciso di comune accordo: “Il 19 ottobre tutti in piazza contro il governo”. Perché – questa è la tattica che sta perseguendo Salvini – il governo non può durare a lungo ed è il momento di tirare spallate. Tuttavia è un momento topico per gli azzurri. Perché nello stesso weekend c’è la Leopolda a Firenze, inizia venerdì e si chiude domenica. Sarà interessante vedere quanti forzisti decideranno di prendere il Frecciarossa per Roma. Quanti invece scenderanno a Firenze: l’attrazione dell’ex Royal baby (copyright Ferrara) è forte. E quanti invece rimarranno a casa. Ma l’attendismo di questi tempi non paga.

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