I “sommergibilisti” della vecchia Lega fra torte per Bossi e nuovi sogni

Paola Bulbarelli

Il compleanno del senatùr a Biassono raduna lo zoccolo sommerso di un partito che non ha abbandonato gli istinti d'indipendenza

Usano chat a scomparsa immediata, per evitare screenshot che potrebbero restare in mano a qualcuno, o addirittura finire sul telefonino di Salvini. Non si fidano nemmeno tra di loro. Ma i cosiddetti “sommergibilisti” della Lega pensano che qualcosa bisogna pur farla, non basta chattare e porre i temi di nascosto. Intanto si sono riuniti due settimane fa a Biassono, Brianza monzese, al compleanno di Bossi, il padre fondatore, cena per cento ma altrettanti sono rimasti fuori, tutti a spegnere con lui le candeline sulla torta con il Sole delle Alpi. Non è mancato un suo intervento, dove ha sottolineato che lui la Lega l’ha fatta e non la distrugge. C’è affetto per il vecchio capo, e riconoscenza. “Per quello che ci ha dato e insegnato”, racconta al Foglio Alessio Anghileri , vicesindaco di Biassono e componente del direttivo provinciale del partito per Monza e Brianza. E proprio a Biasòn, da 25 anni monocolore Lega, il 29 settembre è previsto un convegno sull’autodeterminazione organizzato dall’associazione La Fara (la tessera numero 1 è stata data a Bossi), un gruppo di amici che si sono riuniti per diffondere il federalismo e l’autonomia.  “L’autodeterminazione – continua Anghileri – può portare a un’Europa diversa da oggi, dove un territorio sceglie liberamente il suo governo e diventa un’identità altra. Cittadini che si autodeterminano potrebbero esser la Scozia, o quello che ho nel cuore, la Padania o la Catologna.  Sono iscritto alla Lega Nord per l’indipendenza della Padania”, conclude. Scusi, ma non c’è più quel tipo di Lega. “Mi auguro che ci saranno dei congressi e una decisione di tutti. Sono passati due anni dal referendum e quello è un punto d’arrivo per noi. Ma l’autonomia è anche il punto di partenza per poi arrivare al federalismo e all’indipendenza”.

 

Sognatori vecchia maniera, o zoccolo sommerso di un partito che ha ancora un Dna federalista? Basti pensare che tra i relatori del convegno ci sarà anche Giancarlo Pagliarini, che dalla Lega se ne andò molti anni fa, per mancato federalismo: “L’autodeterminazione è un principio fondamentale, riconosciuto dalle Nazioni Unite, molto di più della banale autonomia” dice. “E mi chiedo cosa serva prendere voti se non si usano per ottenerla. Ormai gli ex leghisti non lavorano più sottobanco perché sono tutti favorevoli  all’autonomia. Io sono un leghista di una volta e speravo che Salvini portasse avanti con velocità quello che hanno chiesto milioni di cittadini lombardi e veneti”. Ma c’è anche chi la tessera non l’ha più presa. Come Davide Boni, ex assessore e presidente del Consiglio regionale lombardo. “Non sono iscritto alla Salvini Premier dato che hanno cambiato linea. Non voglio avere i voti del sud”.

 

Sì, però la Lega non ha mai avuto numeri del genere. “Salvini è diventato un partito di centro desta sovranista e nazionalista tanto quanto quello della Meloni, contro l’immigrazione e contro l’Europa. Invece il nord è europeista per natura, siamo mitteleuropei, i nostri mercati sono lì, noi ci misuriamo con Berlino, con Parigi e non con Tangeri”. E non finisce lì. “Il grande tradimento della Salvini Premier è che milioni di persone sono andate a votare per l’autonomia. Durante il governo blu-giallo, perché di verde non ha nulla, la Salvini Premier non ha portato a casa niente”. Prenderà mai più la tessera della Lega? “Sono entrato in un movimento indipendentista che si chiama Grande Nord, tanti ex militanti leghisti”. Ecco, è questa la punta del sommergibile che emergerà alle elezioni? “Lo scopo è confederarci con tutti i gruppi indipendentisti autonomisti e federalisti di tutto il nord, siamo anche in Veneto, Piemonte, Emilia. Ci interessano le regionali e le amministrative. Il modello è la Südtiroler Volkspartei”.  Dal partito è uscito anche Gian Antonio Bevilacqua, ex segretario della circoscrizione Milano ovest, ex membro provinciale del Carroccio e oggi presidente del Comitato Rete 22 ottobre. “Sono un convinto autonomista, 3 milioni e mezzo di lombardi avevano votato e quindi considero tradita la promessa di un partito che da 30 anni si batte per l’autonomia e il federalismo. Trasformare un partito territoriale in un partito nazionale porta con sé anche il fatto di far salire a bordo milioni di voti di regioni del centro e del sud e a questo punto l’equilibrio diventa instabile. Onestamente non mi sembra che con la Lega al governo il tema dell’autonomia fosse molto importante”. I leghisti storici non vedono in Salvini l’interlocutore e la spinta ora deve venire dal territorio. Sono i territori che devono alzare la bandiera dell’autonomia più che i partiti”. Li chiamano i sommergibilisti della Lega. Fedeli alla vecchia linea. Chissà che rotta prenderanno.

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