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Il populismo sui latitanti

I condannati in via definitiva all’estero: la nuova emergenza che non c’è per distrarre gli italiani

16 Gennaio 2019 alle 06:05

Il populismo sui latitanti

Foto LaPresse

"Questo non è un punto di arrivo ma di partenza. Sono sicuro che le nostre forze dell’ordine con la collaborazione dei servizi stranieri potranno ri-assicurare alle galere italiane altre decine di delinquenti e assassini che sono ancora a godersi la vita in giro per il mondo”. Sostenuto dall’onda d’urto popolare e mediatica (con poche eccezioni, telegiornali pubblici e quotidiani hanno sventolato toni quasi più enfatici e truculenti di quelli del governo, fa vergogna doverlo notare), dopo l’estradizione di Cesare Battisti Matteo Salvini ha dichiarato ufficialmente aperta la stagione della caccia al latitante internazionale. Che non è ovviamente un bracconaggio illegale, ci mancherebbe: il buon funzionamento della macchina giudiziaria di uno stato dovrebbe anzi evitare di tenere irrisolti, o addirittura in sonno, questo genere di pratiche e di incombenze. I latitanti condannati in via definitiva dai tribunali italiani e attualmente all’estero sono circa una settantina, di cui più o meno cinquanta sono quelli appartenenti agli ex ranghi del terrorismo degli anni Settanta. Ed è ovviamente su questi che si punta l’attenzione del ministro dell’Interno e della stampa: ieri le pagine dei quotidiani erano piene di foto segnaletiche come l’ufficio delle sceriffo nei film western.

 

Ovviamente non che sia, d’un tratto, scoppiata un’emergenza di sicurezza nazionale tale da giustificare l’attivismo degli apparati e la concentrazione mentale di Matteo Salvini, ma siamo certi che di questa campagna si parlerà per un pezzo: costa poco, rende molto in termini di consensi, e tiene distratti dai problemi gravi del paese, perciò è un altro buon elemento propagandistico, inutile da un punto di vista pratico, da sventolare come un drappo rosso nelle dirette Facebook. Dopo i porti chiusi, le pacchie finite, le gite a Strasburgo, le opere d’arte da riprendersi, è giunta l’ora di un nuovo settore del populismo spiegato al popolo: il populismo della catturandi.

Redazione

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