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No, Giorgio Pietrostefani non è una "primula rossa in fuga"

Non c’è niente di clandestino nella sua esistenza. Chiunque voglia frequentarlo lo può fare: io per esempio

17 Gennaio 2019 alle 13:38

No, Giorgio Pietrostefani non è una "primula rossa in fuga"

Giorgio Pietrostefani

Il magistrato Guido Salvini è intervenuto qui sul rientrato Cesare Battisti, rivendicando una cognizione di causa: suo padre aveva presieduto la Corte in uno dei processi per l’omicidio di Pierluigi Torregiani. Guido Salvini ha accennato anche al processo per l’omicidio di Luigi Calabresi, con una cognizione che discuterei con lui in qualunque momento e circostanza gli piacesse. Qui dirò di un dettaglio esteriore, perché Salvini scrive di Giorgio Pietrostefani che “dopo la sua fuga vive protetto all’estero, probabilmente in Francia”.

  

Giorgio Pietrostefani vive notoriamente a Parigi, dove ha la residenza da un gran numero di anni. Vi risiedeva già quando venne a consegnarsi al carcere nel gennaio 1997, con una previsione piuttosto fondata di non uscirne più. Ci restò 2 anni e 8 mesi, fino a quando, accolta l’istanza di revisione della nostra condanna, fummo provvisoriamente scarcerati. Non c’è niente di clandestino nella sua esistenza. Ha sempre e regolarmente lavorato. Chiunque voglia frequentarlo - e lui voglia frequentare - lo può fare: io per esempio. Con qualche limitazione in più da quando, tre anni fa, per un carcinoma al fegato, ha avuto, grazie alla sanità pubblica di quel paese, un trapianto di fegato che gli ha salvato in extremis la vita. Gli ho chiesto come va: dopo di allora infatti ha subito 13 interventi in endoscopia, di riparazione o di manutenzione (uso termini profani). I controlli permanenti e gli effetti dei farmaci immunosoppressori incidono naturalmente sulla sua vita quotidiana. Del resto, è una persona di 75 anni. Mi auguro che il titolo di “Primula rossa in fuga”, che oggi viene tributato a lui e altri in là con gli anni, lo rincuori. (Repubblica di giovedì 17 gennaio lo raffigura in effigie e didascalia, dandolo per “stabilito a Rouen”, dove non è mai andato in vita sua, sotto la dicitura “Cosa fanno Oltralpe gli ex-brigatisti”).

  

Dopo il respingimento della revisione, nel 2000, Pietrostefani restò a Parigi. Lo fece a malincuore, per una sola ragione: a differenza di Ovidio Bompressi e me, che avevamo figli grandi, aveva una figlia bambina e scelse di starle vicino. Gli costò. Io ne fui contento.

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Commenti all'articolo

  • Alessio

    01 Febbraio 2019 - 04:04

    Solo i fatto che Napolitano non concesse la grazia a Pietrostefani per il semplice fatto che lui mai la richiese dovrebbe farci comprendere quanto furono determinanti in quegli anni anche le conseguenze di servizi dello Stato deviati che fecero prevalere le tesi mai dimostrate di un personaggio come Marino. Non è un caso che se Pietrostefani si rifiutò di chiedere la grazia anche l'Italia non chiese mai l'estradizione dalla Francia. Proprio ieri, niente men che su RAI1 ci si scandalizzava della pensione italiana concessa a Pietrostefani ma si ignorava di parlare delle cure necessarie per il trapianto di fegato subito.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Gennaio 2019 - 12:12

    Caro Sofri - Comprendo quanto sia difficile, maxime sul piano culturale, riavvolgere il nastro della totale adesione a quella "morale rivoluzionaria" introiettata come "un assoluto" che tutto permetteva e tutto giustificava. Capisco che fossero anni emozionalmente, convintamente, bramosamente vissuti come una missione per costruire un "mondo nuovo", Capisco tutto. Capisco meno che sia totalmente mancata la coscienza di far parte integrante del legno storto. Cioè di noi tutti. Sognare è meraviglioso, eccitante, ci fa creder possibile l’impossibile: cioè cambiare le pulsioni che rendono l’uomo quello che è, non quello che una piccola parte degli stessi ritiene “come debba essere”.

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  • vittoriocolellaalbino

    18 Gennaio 2019 - 12:12

    L'amicizia che la lega a Pietrostefani le fa perdere completamente l'obiettività; dal suo racconto sembrerebbe che Pietrostefani si trovi in Francia per lavoro e per stare vicino a sua figlia. Cerchiamo di non perdere l'umanità, ma allo stesso tempo dobbiamo chiamare le cose con il loro nome. Se è latitante, lo si chiami latitante. Anche Battisti ha una figlia piccola ed aveva "scelto" di restare in Brasile; ma ha un debito con la giustizia ed è giusto che lo paghi. Così come sarebbe stato giusto che lo avesse pagato Pietrostefani. Cordialità Cordiali saluti

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  • mail

    17 Gennaio 2019 - 22:10

    anche Calabresi aveva figli piccoli (due, più uno nella pancia della moglie).

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