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Il volo di Eddy. Il romanzo sul Tour de France 2019 / 7

Per un palmer di Groenewegen: è sua la 7a tappa del Tour

Al termine della frazione più lunga della Grande Boucle, il velocista della Jumbo-Visma supera al fotofinish Caleb Ewan. Giulio Ciccone è ancora in maglia gialla 

12 Luglio 2019 alle 19:50

Dylan Groenewegen ha vinto la settima tappa del Tour de France 2019, la Belfort-Chalon-sur-Saône, 230 km. L'olandese della Jumbo-Visma ha preceduto in volata Caleb Ewan al fotofinish. Alle loro spalle, terzo, è terminato Peter Sagan. Giulio Ciccone è ancora in maglia gialla.

  

Quest'anno su Girodiruota il Tour de France sarà solo una parte di un racconto più grande: un romanzo in 21 puntate, una storia che parla di ciclismo, ma anche di altro. A seguire la settima puntata (oltre il prologo) del feuilleton della Grande Boucle, quello che parte da una camera calda e va in un altrove francese, ciclistico, giallo come il Tour de France 2019. [qui trovate tutte le puntate]

 


 

[leggi la puntata precedenteQuando in tv vide quel vecchietto che se ne stava seduto beato su di una sedia da campeggio a bordo strada tranquillo sotto un albero aspettare il passaggio dei corridori gli venne in mente quando suo nonno l’aveva portato a vedere il Giro. Erano a pochi chilometri da casa, anche loro seduti all’ombra. Erano arrivati un bel po’ prima che ancora non c’era nessuno e il vecchio s’era guardato un bel po’ attorno prima di trovare il luogo adatto. Qui, aveva sentenziato nemmeno fosse un rabdomante. Erano rimasti lì per oltre un’ora. Oltre un’ora per vedere i corridori apparire e sparire in nemmeno trenta secondi. Una nuvola di colori, un ronzio di catene, scorci di volti e biciclette. Poi il nonno si era alzato e con un “andiamo” l’aveva fatto alzare. Gli aveva chiesto se era tutto finito, lui fece un cenno con la testa. Non gli fu chiaro il motivo che spingesse la gente a uscire di casa per vedere una corsa. “Alla tv si vede meglio”, disse al nonno e lui gli rispose che aveva ragione. “E allora perché ci vieni?”. “Perché da bordo strada vedi e senti quello che non puoi vedere e sentire in televisione: i colori della velocità, il suono delle biciclette”. Rimase interdetto e lo seguì verso casa. 

 

E rimase interdetto anche quando vide che un ragazzo e una ragazza si baciavano mentre i corridori gli passavano accanto. Pensò che già si vedeva poco, che già era una sfacchinata arrivare dove passava il Tour e una rottura di scatole attenderlo, e che se proprio si volava fare tutto questo, allora era meglio vedere il gruppo passare e non perderlo perché si limonava. 

“Nonno tu come hai conosciuto la nonna?”, chiese Eddy. 

“A una corsa in bicicletta. Lei faceva la miss, premiava il vincitore”. 

“Vi siete innamorati mentre ti premiava?”. 

“No, non ho mai vinto una corsa. Io ero giù dal podio, aspettavo il mio amico che aveva vinto. Lui si è preso il premio, io tua nonna”. 

“E perché ha scelto te e non quello forte”. 

“Perché io ero scarso ma un bel uomo, lui era forte ma pelato e con un naso che faceva provincia”. 

    

Stephane RossettoYoann Offredo esploravano ancora una volta la pianura francese minuti avanti al gruppo. Eddy ormai conosceva bene le loro fisionomie e gli piacevano entrambi perché erano coraggiosi e forse un po’ scellerati come i pirati di certe storie che il nonno gli raccontava spesso quando era bambino e non riusciva ad addormentarsi. E un po’ matto gli sembrò pure il corridore vestito di blu che correva accanto a una macchina e intanto prendeva un numero indefinito di borracce e le accumulava tra la maglia e la pelle. “E se cade non si fa male?”, chiese Eddy. 

“Non cade, è abituato”. 

“E tu come fai a saperlo?”. 

“Perché facevo quello”. 

“Andavi alla macchina a prendere le borracce?”. 

“Quando correvo io la macchina non ti passava le borracce”. 

“E come facevi allora?”. 

“O ci fermavamo alle fontane o prendevamo le cose dai bar”. 

“E giravi coi soldi?”. 

“Macché, dicevamo che pagava il capo del Giro”. 

“E pagava a fine corsa?”. 

“No”. 

“Ah”. 

   

Eddy non ebbe il modo di approfondire la questione perché il nonno sgranò gli occhi mentre il gruppo correva a mille all’ora tra rondò e rettilinei per lanciare nel migliore dei modi possibili i velocisti. In quel turbine di maglie, caschetti e ruote veloci Dylan Groenewegen e Caleb Ewan si ritrovarono appaiati sulla linea d’arrivo che non si riusciva a capire chi avesse vinto. 

“Chi ha vinto?”, chiese al nonno. 

“E chi lo sa, questi vanno troppo forte per capirlo. Comunque qualcuno ha vinto, gli altri hanno perso, tutti hanno preso un bel caldo e noi ci siamo più o meno divertiti”.

 

[continua...]

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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