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IL VOLO DI EDDY. UN ROMANZO (NON) GIALLO / 2

Al Tour de France la Jumbo rovina l'attesa eterna della Ineos

La seconda tappa della Grande Boucle, la cronometro a squadre di Bruxelles, la vince la squadra della maglia gialla. La formazione di Thomas e Bernal perde 20". Nibali ne paga 36"

7 Luglio 2019 alle 18:10

La Jumbo-Visma ha vinto la seconda tappa del Tour de France 2019, la cronometro a squadre di Bruxelles, davanti al Team Ineos, staccato di 20 secondi e la Deceuninck - Quick Step, terza a 21". Mike Teunissen è ancora in maglia gialla

 

Quest'anno su Girodiruota il Tour de France sarà solo una parte di un racconto più grande: un romanzo in 21 puntate, una storia che parla di ciclismo, ma anche di altro. A seguire la seconda puntata (oltre il prologo) del racconto del dell'estate, quello che parte da una camera calda e va in un altrove francese, ciclistico, giallo come il Tour de France 2019. 

 


 

[leggi la puntata precedente] Gli uomini in nero avanzarono compatti brandendo sfollagente grandi come pali della luce. Ma loro non erano mica indietreggiati, anzi, avevano fatto tutti un passo in avanti. Come potevano avevano paura di inutili pezzi di legno se ogni giorno erano abituati a entrare in tunnel neri e senza aria lunghi chilometri e chilometri, centinaia di chilometri, migliaia di chilometri.

 

Buchi talmente lunghi che una volta a furia di picconare e scavare erano finiti in Cina. Avevano spaccato il pavimento della casa di un tizio con gli occhi oblunghi che si era pure arrabbiato perché gli avevano interrotto il pisolino. E dato che gli dovevano sistemare tutti i danni fatti tirarono a sorte. Toccò allo smilzo con il naso a patata e i baffoni. Fecero tutti un sospiro di sollievo, pure lui, perché sapeva che se fosse toccato al ciccione non avrebbero nemmeno mangiato. Un po' perché la regola diceva che toccava aspettare l'ultimo che usciva dalla miniera per mettersi a tavola, e una volta avevano aspettato tre giorni perché uno si era perso; un po' perché era l'unico che sapesse cucinare in maniera decente. E così mentre gli altri iniziarono a tornare indietro, lo smilzo con il naso a patata e i baffoni si industriò a sistemare tutto e fu talmente bravo e veloce che quell'uomo con gli occhi oblunghi gli regalò una specie di tappeto da muro pieno di draghi e cose meravigliose e un dente di balena da mettere al collo dicendogli che era magico.

 

Bevvero un tè, poi lo smilzo con il naso a patata e i baffoni iniziò a correre per raggiungere gli altri. E corse così forte che in nemmeno cinque minuti raggiunse i colleghi che vedendolo correre si misero a correre pure loro per non essere da meno. E corsero così veloci tutti quanti, passandosi il ciccione di qua e di là, che in nemmeno mezz'ora avevano attraversato il globo ed erano tornati fuori dalla terra.

"Davvero?".

 

Il vecchio fece cenno di sì mentre rivedeva nella televisione panorami che aveva visto più volte. Erano gli stessi luoghi, anche se meno allegri, anche se meno colorati, anche se con meno biciclette. Quelle del Team Ineos pedalavano veloci, velocissime e si sarebbe fermato là in silenzio a guardare il continuo volteggiare dei ragazzi con la maglia nera e rossa. Ma gli occhioni del ragazzino reclamavano parole, quelle che non aveva mai trovato per nessuno.

"Certo, Eddy. In Belgio ci sono buchi così lunghi che non si sa mai dove si arriva".

"E ci si perdeva?"

"Eh sì, eccome, una volta si persero in oltre 250 a Marcinelle".

 

Tutti quei dispersi avevano fatto arrabbiare tutti. E così si erano messi in piazza a reclamare segnali stradali nei cunicoli e qualche lampione per vederci meglio. Ma forse i belgi avevano problemi con le bollette e si arrabbiarono un po'. Forse per questo che iniziarono a picchiare con gli sfollagente. Lo smilzo con il naso a patata e i baffoni un po' le prese poi si stufò, prese a uno degli uomini vestiti in nero lo sfollagente e iniziò a ridare quello che aveva ricevuto.

"Ma non ti facevano male?".

Il vecchio si allungò verso il letto dove stava disteso il ragazzino. Dalla camicia aperta spuntò fuori una collanina in ora al termine della quale dondolava un pendaglio bianco.

"Cos'è?", chiese il ragazzo indicando ciò che il nonno aveva appeso al collo.

"Un dente di balena. Tocca il braccio". Era una pelle ruvida e spessa, di una consistenza che non aveva mai sentito. "A stare così tanto sottoterra la tua pelle diventa dura come la roccia".

"Ecco perché quando stai in acqua diventa tutta rugosa. Perché inizia a sciogliersi, a diventare come l'acqua. D'ora in poi in acqua ci starò solo poco tempo".

 

Il vecchio sorrise, non disse nulla.

"Ma quello non era quello che era pieno di sangue ieri?", chiese Eddy indicando la squadra azzurrina che veniva inquadrata nella televisione.

"Sì, è proprio lui".

"Mi sa che ha la pelle come la tua. Si vede che è stato anche lui sotto terra tanto tempo come te".

"Eh sì, anche i ciclisti hanno la pelle dura come la roccia".

"Per questo tu hai iniziato a correre?".

"Esatto".

 

Lo smilzo con il naso a patata e i baffoni gettò lo sfollagente e iniziò a correre. Quando vide una bicicletta parcheggiata a bordo strada ci salì sopra e cominciò a pedalare così forte che le macchine che lo inseguivano a fatica gli stavano dietro. Per ore e ore mosse i pedali così forte che dopo qualche ora era già in un altro paese, un paese nuovo che mai aveva visto, un paese nel quale la bandiera era quasi come quella dell'Italia, ma invece del verde aveva il blu.

"Era un bel posto?".

"Sì, bellissimo. Talmente bello che non tornai più indietro".

 

Gli uomini sulle biciclette continuavano a fare capolino nello schermo della tv. Eddy non capiva perché non c'era il trambusto del giorno prima, perché tutti correvano con la stessa maglia. Nonno Ottavio gli spiegò che correvano a squadre, tutti assieme contro il tempo.

"Ma come fanno a battere il tempo?".

"Nessuno può battere il tempo".

"E allora perché fanno questo?".

"Per battere gli altri".

"Anche quelli vestiti uguali?".

"No. Loro è come fossero una cosa sola".

"Ma se si è da soli a pedalare!".

"Vero, ma si è anche in compagnia. Perché quando si è in bicicletta in una corsa c'è sempre qualcuno a cui ci si può chiedere aiuto".

"Uno che ti può anche spingere?".

"Non proprio, ma se non ti vedono, allora puoi farlo".

 

Le squadre passavano una a una e una dopo l'altra raggiungevano l'arrivo. Quelli vestiti di nero e di rosso aspettavano seduti che tutte le altre formazioni arrivassero senza la benché minima voglia di alzarsi.

"Ma cosa attendono?", chiese il ragazzino.

"Che arrivino tutti".

"E perché solo loro aspettano lì?".

"Perché sono primi e se nessuno gli batte possono salire sul podio a ricevere il premio", disse il vecchio mentre la Jumbo-Visma tagliava il traguardo della seconda tappa del Tour de France. Gli uomini della Ineos fecero un ghigno di disappunto. Uno addirittura sbuffò così forte che Eddy si mise a ridere. "Perché quello ha fatto una pernacchia?".

"Perché hanno vinto quelli vestiti di giallo".

"E quindi hanno atteso tutto questo tempo per niente?".

"Eh sì".

"Nonno, il ciclismo è proprio uno sport crudele".

Nonno Ottavio rise. "Sì, forse hai ragione te. Il ciclismo è proprio uno sport crudele".

 

[continua...]

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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