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Il volo di Eddy. Un romanzo (non) giallo / 2

Teunissen vince al Tour de France e non ci crede: c'è speranza per tutti

La prima tappa della Grande Boucle premia l'apripista di Dylan Groenewegen (caduto). È sua la prima maglia gialla. Secondo Sagan, a terra Geraint Thomas e Jakob Fuglsang

6 Luglio 2019 alle 17:19

Mike Teunissen ha vinto la prima tappa del Tour de France 2019. L'olandese, che è apripista di Dylan Groenewegen, conquista anche la maglia gialla. Alle sue spalle si è piazzato Peter Sagan che ha preceduto Caleb Ewan, Giacomo Nizzolo e Sonny Colbrelli.

  

A seguire la seconda puntata del racconto che parte da una camera calda e da una frattura recente e andrà altrove. E questo altrove è un altrove francese, ciclistico, giallo come il Tour de France 2019 - [qui trovate la prima puntata]

 


 

Una macchina si fermò nella stradina davanti a casa. Rumore di portiere che si chiudevano, di passi lenti che si avvicinavano alla porta, di chiavi che giravano nella toppa. E poi altri passi su per le scale che al solito scricchiolavano al quarto gradino. Erano passi leggeri che però non riusciva a capire di chi fossero. O forse sì, se lo poteva immaginare a chi appartenesse quello sciabattamento.

 

Non è che volesse male all'Antonia, era pure una brava ragazza, sempre premurosa, una che era sempre disponibile a giocare, ad aiutarlo coi compiti, a trovargli le cose su internet. A piccole dosi si poteva pure sopportare. Ma era sempre l'Antonia, una secchiona brufolosa che trovava sempre il modo di rompere le scatole.

 

La maniglia della porta si mosse, le cerniere iniziarono a ruotare. Si aspettava di vedere il nasone aquilino della ragazza apparire da un momento all'altro quando vide un'ombra filiforme allungarsi sul pavimento. Alzò lo sguardo e incontrò un grosso naso a patata che spuntava da due baffoni antichi da cui partiva un reticolato di rughe così profonde da sembrare infinite. Gli occhi grigi del vecchio incontrarono quelli verdi del ragazzo. Erano entrambi sorpresi, stupiti, contenti.

"Nonno", gridò il ragazzino.

"Edoardo, cosa hai combinato?", sogghignò il vecchio.

 

Edoardo. Gli suonava strano il suo nome. Non lo sentiva spesso. Anzi non lo sentiva quasi mai. Per tutti era Eddy, Eddy e basta. Anche per le professoresse ormai era Eddy. Il nonno invece il suo nome non l'aveva perso. Ottavio. Nessun diminutivo, vezzeggiativo o variante era consentito. Ottavio, o nonno, ma solo per lui. "Ottavio è un bel nome", diceva sempre. "Ce l'aveva pure Bottecchia. E Bottecchia era una campione. Il più grande di cui ho ricordo".

 

Nessuno sapeva l'età del nonno ma erano tanti, tantissimi. Nessuno sapeva l'età del nonno perché viveva abbarbicato in montagna in un posto dimenticato da Dio. E lo si vedeva poco, anzi quasi mai. Nessuno sapeva l'età del nonno perché nessuno gliela aveva mai chiesta. E anche perché non aveva la carta d'identità. L'aveva persa decenni prima e non l'aveva mai rifatta: diceva che non gli serviva. L'aveva persa la prima volta che era morto. Poi ci fu anche una seconda e una terza. Ma nessuno aveva mai indagato. Il nonno parlava sempre poco.

 

Ottavio accarezzò il viso di Eddy, poi aprì la sedia da regista che portava sottobraccio e la posizionò accanto al letto. Strappò dalle mani il telecomando al ragazzo e cambiò canale.

"Ma nonno...stavo vedendo una cosa".

 

Il vecchio lo guardò bieco. Portò l'indice davanti alle labbra. "Shh...". Degli uomini in bicicletta apparvero sullo schermo. "C'è il Tour de France".

"Ma nonno...che palle".

"Shh...non si può sentire una cosa del genere da uno che si chiama Eddy".

"Perché?".

"Perché Eddy era Eddy Merckx, il più forte di tutti. Certo dopo Bottecchia, ma fortissimo in ogni caso. Lo chiamavano il Cannibale ed era talmente forte e irraggiungibile che si pensava che non fosse umano. E umano infatti non era. Non ci credi? L'avevano creato in laboratorio. Me lo ha detto un amico scienziato. Avevano selezionato le cose migliori di tutti gli animali della terra e le avevano impiantate in lui. Per questo vinceva tutto. La velocità del ghepardo, la resistenza dell'asino, la forza dell'orso, la furbizia del gatto. Avevano fatto una fialetta di tutto questo ed era venuto fuori Merckx. Poi non hanno ripetuto più l'esperimento perché se non nessuno avrebbe più visto il ciclismo".

 


Foto LaPresse


 

Ottavio parlava più del solito. Eddy se ne stupì. L'aveva quasi sempre visto starsene in silenzio e anche con lui non è che avesse mai chiacchierato troppo. Anzi quasi niente. Del nonno sapeva pochissime cose: che era stato tanto all'estero, che era vecchissimo e che aveva bisticciato con suo figlio, che poi altro non era che suo padre. Ma con suo padre aveva bisticciato anche lui, quindi lo capiva.

 

I corridori continuavano a pedalare in Belgio e Eddy non capiva perché il Tour de France.si corresse in Belgio. Ma non chiese nulla al nonno. Era talmente impegnato com'era a osservare la televisione e a passarsi la pipa tra i denti senza accenderla, che probabilmente non avrebbe ricevuto risposta.

 

Scoprì che Greg Van Avermaet, Natnael Berhane, Xandro Meurisse e Mads Würtz Schmidt erano andati in fuga. E scoprì che c'è gente così tonta che invece di aspettare gli ultimi metri per scattare e fregare tutti, scatta nei primi chilometri e si fa una fatica boia sapendo che verrà prima o poi ripresa. E non ci voleva credere quando il nonno gli spiegò che proprio per questo vengono amati. Sono amati perché non vincono? aveva chiesto incredulo. Proprio per questo, gli spiegò il vecchio.

 

Vide un nuvolo di polvere alzarsi dalla strada e avvolgere delicatamente il plotone e tutti saltellare e scuotersi e chi era vicino non esserlo più e l'amalgama dei corridori sfilacciarsi e sparpagliarsi come se fosse passato un tornado. E quando il nonno gli spiegò che era successo questo perché correvano sulle pietre, trovò questa trovata una cosa stupida. Ottavio lo guardò inebetito, e sospirò che non si meritava un nipote così degenere.

 

Pensò che c'aveva ragione sua madre a dire che il nonno aveva un caratteraccio. Ma a lui piaceva lo stesso. 

 

Così quando lo vide sorridere tutto contento sfregandosi le mani allo scatto di Stéphane Rossetto, che tutto solo tentò di fare l'impossibile, cioè beffare oltre centocinquanta uomini, e poi impaurirsi nel vedere Jakob Fuglsang rialzarsi da terra con la faccia tutta insanguinata e rimettersi in bici nonostante le botte prese, si rese conto che il ciclismo è uno sport per gente un po' particolare. Fosse stato lui al posto del danese col cavolo che si sarebbe alzato. Probabilmente non avrebbe neppure preso in considerazione la possibilità di ripartire.

"Vedi Edoardo anch'io quando correvo molte volte sono finito a terra. E quando finisci a terra la prima cosa che fai è quella di rialzarti, poi guardi la bicicletta come sta, infine controlli se è tutto a posto".

"Ma tu facevi il corridore?".

"Sì, ma te lo racconterò con calma".

  

Il gruppo si avvicinava forte al traguardo, Rossetto venne riacciuffato e se ne crucciò con una smorfia di disappunto, mentre le biciclette dei corridori iniziavano a scorrere velocissime tra gli stradoni di Bruxelles.

"Non puoi sapere cosa mi è capitato a Bruxelles...".

"Cosa?".

"Era un giorno caldo d'estate e tirava un vento da sud che sembrava poter infuocare la città, quando...".

"Quando?"

Ma il nonno si era bloccato, non rispondeva.

 

Diverse biciclette erano sparse per la strada e altrettanti uomini erano lunghi sull'asfalto mentre alta gente continuava a pedalare incurante di quello che era successo. E quelli che erano davanti continuarono a correre come dannati, ad alzarsi sui pedali per accelerare ancora. La strada saliva e loro nemmeno se ne accorgevano. Anzi aumentavano ancora la velocità. Un manipolo di corridori si piegarono sul manubrio, presero qualche metro a tutti gli altri e quando il traguardo era ormai prossimo due di loro fecero una cosa strada, invece di buttarsi in avanti, buttarono il culo indietro. Il nonno lo guardò sorridente. Bofonchiò qualcosa.

"Che c'è nonno?".

"C'è che Sagan è forte e mi sta simpatico, ma quando vince uno che di solito non vince mai è meglio".

"Ma chi ha vinto?".

"Mike Teunissen".

"E chi è?".

"Non lo so".

"E perché sei contento?".

"Perché quando uno fa quello che nessuno si aspetta vuol dire che c'è speranza per tutti".

 

[continua...]

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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