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Il volo di Eddy. Un romanzo (non) giallo / 3

Le magiche bollicine di Julian Alaphilippe: tappa e maglia gialla al Tour

Il francese conquista la terza tappa della Grande Boucle dopo essere scattato a 16 chilometri dal traguardo sulla Côte de Mutigny. Ora il francese è al comando della classifica generale

8 Luglio 2019 alle 17:23

Julian Alaphilippe ha vinto la terza tappa del Tour de France 2019, la Binche-Epernay, 214 km. Il francese della Deceuninck - Quick Step è scattato sulla Côte de Mutigny, a 16 chilometri dal termine. Alle sue spalle si è piazzato Michael Matthews staccato di 26 secondi. Julian Alaphilippe è la nuova maglia gialla

 

Quest'anno su Girodiruota il Tour de France sarà solo una parte di un racconto più grande: un romanzo in 21 puntate, una storia che parla di ciclismo, ma anche di altro. A seguire la terza puntata (oltre il prologo) del racconto del dell'estate, quello che parte da una camera calda e va in un altrove francese, ciclistico, giallo come il Tour de France 2019. [qui trovate tutte le puntate]

 


 

[leggi la puntata precedente] La corsa aveva cambiato colore. Il verde intenso dei primi due giorni aveva lasciato il posto a tinte pastello, sfumature di piane e colline che nonno Ottavio conosceva benissimo. Li aveva attraversati fuggendo dal Belgio e lì si era fermato a lungo. Tra quelle vigne che tutto il mondo beve aveva passato lunghe estati forbici in mano e cassette colme di grappoli sulle spalle, su e giù per colline che i corridori quasi non percepiscono, ma che a farle avanti e indietro per giorni e giorni interi spezzano la schiena e affaticano le gambe.

 
 
A perlustrare quelle zone procedevano di armonia e pedalate in cinque: Anthony Delaplace, Yoann Offredo, Paul Ourselin, Stéphane Rossetto e Tim Wellens. I minuti si accumulavano, ma erano minuti leggeri, incerti come il primo passo di un bambino. Minuti che sarebbero evaporati in pochi chilometri alla decisione del gruppo di scaldare l’atmosfera. 

 
  
Le biciclette passavano lungo strade che lambivano vigneti che si perdevano a vista d’occhio, che si perdevano in una natura matematica addomesticata dall’uomo per assecondare il suo vizio più antico. Ed Eddy nelle immagini che passavano alla tv vedeva bicchieri pieni, bottiglie che aveva già visto e brindisi a cui non aveva ancora mai partecipato. 

“Ma i ciclisti lo bevono lo champagne?”. 

“No”. 

“E perché?”. 

“Perché non glielo fanno bere. Loro berrebbero pure, ma quelli che stanno nelle macchine non glielo lasciano fare”. 

“Sono cattivi. E non pedalano neppure”. 

“È che non vogliono fargli fare la fine di Henri Vigne”. 

“E chi è?”.

“Era un corridore che iniziò il Tour del 1905, uno che aveva il nome giusto per fare quello che ha fatto. Henri era grande e grosso, uno che non aveva paura di nulla tanto era forte. A quel Tour si era iscritto per scommessa, sosteneva che per andare in bicicletta servisse solo la forza. E così al pronti via scattò da solo nella notte buia di Francia. Prese subito un bel vantaggio, pedalava chilometri e chilometri prima del gruppo e visto che gli sembrava tutto così facile verso Reims si fermò in una trattoriola, ordinò una bistecca e se la mangiò. Poi mentre stava per ripartire un uomo gli offrì un bicchiere di champagne. Lui lo bevve, lo trovò buono e dato che era un esagerato si finì la bottiglia. Quando iniziò a pedalare aveva ancora qualche minuto di vantaggio. Ma saranno state le buche, le bollicine, il caldo o chissà cosa, ma le sue budella iniziarono a sobbollire, a scoppiettare, e la sua pancia a ingrossarsi a tal punto che iniziò a prendere il volo. Le ruote della bicicletta si levarono da terra e nessuno lo rivide più. E infatti quando Louis Trousselier superò il traguardo e gli dissero che aveva vinto si stupì talmente era convinto che ci fosse qualcuno davanti a lui. Quello che era scattato appena dopo il via e nessuno aveva mai superato”.

 

E mentre le bollicine di Vigne stavano animando la fantasia di Eddy, quelle di Tim Wellens riempivano le strade di Francia. Il belga a quaranta chilometri dall'arrivo aveva salutato i compagni di fuga, andando a caccia di punti per la maglia a pois e dell'impresa.

 

 

E l'azzardo del corridore della Lotto-Soudal aveva per la prima volta entusiasmato Eddy che pian piano stava capendo cosa suo nonno gli aveva provato a spiegare da quando aveva iniziato a passare con lui i pomeriggi.

"Ce la fa a vincere?", chiese al vecchio.

"Difficile".

"Lo fa per farsi voler bene dal pubblico?".

"Lo fa perché non si sa mai come può andare a finire, perché ogni volta che ci si mette in sella c'è sempre la speranza che ciò che sembra irrealizzabile si realizzi".

"Quindi la bici è magica".

Il nonno accarezzò il viso di Eddy: "Certo che è magica".

 

E mentre la Côte de Mutigny respingeva le ambizioni di Tim Wellens, bacchettava i sogni gialli di Mike Teunissen, esaltava quelle di Julian Alaphilippe che leggero zompettava sulla bicicletta speranzoso di appropriarsi dei sogni di Wellens. "Perché i desideri dei corridori sono spesso coincidenti e quando si realizza quello di uno, quelli di tanti e tanti altri si dissolvono", disse nonno Ottavio.

 

 

Il francese muoveva i pedali a bocca aperta, a lingua in fuori incurante della fatica e del lavoro dei corridori che alle sue spalle si dannavano nell'inseguimento. Eddy guardava suo nonno mentre, anche a lui a bocca aperta, seguiva il corridore della Deceuninck - Quick Step aumentare il vantaggio, andare incontro all'arrivo, appesantito dai chilometri da solo contro il vento.

"Se vince Alaphilippe sono contento", fece dal nulla il ragazzino.

"E perché?".

"Perché ha la faccia simpatica. E poi è coraggioso, pedala solo contro tutti".

 

La gente a bordo strada applaudiva e urlava mentre vedeva passare Alaphilippe che stringeva i denti, faceva le smorfie. E come la gente di Epernay esultavano e facevano festa Eddy e il nonno, che incurante della camera calda, del nipotino e di tutte le raccomandazioni che gli erano state fatte si accese la pipa. Poi guardò Eddy, gli sorrise complice: "Se non dici niente domani mi presento col gelato". Il ragazzino scoppiò in un sììììì lungo quanto l'urlo del francese dopo l'arrivo.

 

[continua...]

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    08 Luglio 2019 - 21:09

    Viva Julian Alaphilippe , mentre gli latri corridori, cosiddetti campioni , hanno un modo di corre desolante, compreso i i tanti decantati della Ineos, della Movistor, Astana, etc. Un corridore che parte da solo a 20 km dell'arrivo merita elogi a tutto spiano.

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