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Fausto Coppi è (e va in Rai)

A cinquantanove anni dalla morte il ciclismo non si è dimenticato del suo Campionissimo. E neppure l'Italia. A tal punto che una fiction della Rai, "Il Paradiso delle signore" gli dedica due puntate

14 Gennaio 2019 alle 10:34

Era doppio binomio: Fausto Coppi, quello del Coppi e Bartali. Più che uomini, modelli. Più che atleti, bandiere, riflessi di un'Italia che più che una era doppia, forse trina, sicuramente incasinata. Coppi e Bartali come un'entità sola, ma in due corpi distinti. Il secondo nervoso, scomposto, ondeggiante, un brontolio d'uomo, il primo filiforme, elegante, perfetto, un silenzio d'atleta. Il secondo che s'è trasformato in ricordo, certamente troppo presto, "del resto gli eroi autentici vanno per tempo rapiti in cielo. Non possono vivere tra noi, al nostro mediocre livello. Così il leggendario Fausto Coppi da Castellania. Requiescas in pace", scrisse Gianni Brera.

 

Sono passati cinquantanove anni da allora. Era il due gennaio. Un due gennaio come tanti, che poteva sparire dai ricordi perché quarantanove anni sono tanti e la memoria fragile. Un due gennaio che però da allora non è più stato un due gennaio come tanti, perché è diventato data e appuntamento, memoria e pellegrinaggio. Quello di tanti a Castellania negli anni. Quello di tanti a Castellania ancora, come ha narrato Marco Pastonesi.

 

Fausto Coppi era. Fausto Coppi è. Ancora e forse sino a quando il ciclismo sarà amato, praticato, soprattutto sino a quando continuerà ad avere un senso. Perché la bici ha una memoria che non passa, dura come l'acciaio dei telai di una volta, quelli che il Campionissimo cavalcava, quelli sui quali volava Airone qual era. Quelli che lo hanno portato ovunque, anche dove non sapeva stare, perché non era quello il suo ruolo, soprattutto il suo mondo. Al tempo su radio e rotocalchi, persino nella graziosa e dolce Rai della preistoria televisiva italiana. 

 

 

Fausto Coppi era. Fausto Coppi è. Perché ancora se ne parla, si sente in giro gente che si definisce coppiana, altra gente bartaliana, e in quel coppiano e bartaliano non c'è niente, eppure c'è tutto un mondo che ormai non è solo sport ma un romanzo intero di storie ed esistenze, di ricordi e resistenze.

 

Fausto Coppi era. Fausto Coppi è. Perché se entra anche in una fiction Rai delle 15 vuol dire che è ancora presente, che ancora qualcosa dice e ha da dire. Ne “Il paradiso delle signore" c'è la sua bici (quella del Record dell'ora conservata al Museo del Ghisallo e ora in esposizione fino a marzo 2019 al Museo Alessandria Città delle Biciclette), c'è la sua maglia di Campione del mondo, c'è la sua immagine, c'è lui che è già ricordo eppure presenza viva nonostante tutto.

 

 

Il Paradiso delle signore altro non è la daily fiction di Rai1, l'appuntamento televisivo delle 15 che racconta l'Italia del passaggio tra gli anni Cinquanta e Sessanta e che si svolge quasi parallelamente allo svolgersi del nostro tempo. "Una delle caratteristiche del Paradiso delle Signore è quella di inserire riferimenti storici all’epoca in cui è ambientata” spiegano gli autori. "Così nelle puntate che si riferiscono al passaggio dal 1959 al 1960 ci è sembrato doveroso un omaggio al Campionissimo Coppi, venuto a mancare il 2 gennaio del 1960 e di cui inoltre quest’anno ricorre il centenario della nascita”.

  

 

Nota di servizio: la prima puntata è andata in onda venerdì (la potete rivedere qui), la seconda andrà in onda oggi alle 15 e dalle 17 su RaiPlay.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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