Un blindato americano pattuglia una strada nella Siria orientale (foto Ansa)

I negoziati con l'Iran avanti all'infinito. E dal deserto siriano Biden lancia tre messaggi

Luca Gambardella

Altro round per le trattative sul nucleare. Gli americani intanto bombardano le milizie filo iraniane a Deir ez Zor per dire agli israeliani: comunque vada il deal, siamo con voi

Mercoledì poteva essere il giorno giusto per concludere i negoziati sul nucleare iraniano che durano ormai da 16 mesi. Invece, gli americani hanno inviato a Teheran attraverso i mediatori europei l’ennesima bozza di intesa che avrà bisogno di essere discussa ancora. Un ennesimo rinvio che sembra confermare quanto si sospettava: siglare un’intesa adesso potrebbe essere politicamente (e militarmente) più complicato che continuare a parlarne attorno a un tavolo.    

  

 

Intanto, sebbene impegnati ancora a trovare un accordo diplomatico con l’Iran, gli americani non rinunciano a usare le maniere forti. Martedì in Siria hanno bombardato dei bunker usati dalle milizie filo iraniane per addestrarsi e conservare armi e munizioni. Il Centcom, il comando centrale americano, ha parlato di bombardamenti di precisione nella zona di Deir ez Zor per “difendere le forze americane da attacchi come quelli dello scorso 15 agosto”. Il riferimento è all’incursione contro la base americana di al Tanf, l’ultima di una lunga serie di offensive lanciate dall’inizio dell’anno dai filo iraniani.  

 

Il bombardamento ha interessato il campo di Ayash, dove i siriani che sostengono il regime di Damasco sono comandati da pochi ufficiali iraniani della brigata Fatimiyoun. Si tratta di un corpo speciale sciita, legato al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, composto da afgani reclutati dall’Iran e impiegati all’estero per difendere gli interessi del paese. Nella provincia di Deir ez Zor, questi interessi consistono per lo più nel mantenere libero il passaggio alla frontiera con l’Iraq per spostare uomini e mezzi con cui Teheran sostiene i suoi alleati nella regione – soprattutto Hezbollah.  Come ritorsione per l’attacco di Ayash, i combattenti filo iraniani hanno risposto con un lancio di missili contro il Green Village, dove sono stanziati gli americani.

  

Era da un anno che gli americani non conducevano operazioni del genere contro gli iraniani in Siria e se hanno deciso di farlo adesso è perché Biden ha tre messaggi da recapitare. Il primo è per gli iraniani: comunque vadano i negoziati sul nucleare, Washington non tollererà altre minacce contro i  soldati americani.

 

Il secondo è per gli alleati degli Stati Uniti,  soprattutto Israele, dove il premier Yair Lapid, in tempi di campagna elettorale,  ha palesato tutto il suo disappunto per un eventuale successo dei negoziati fra americani e iraniani. Mercoledì Lapid ha chiarito il punto: “Israele non è vincolato da nessun accordo: siamo contrari a questo deal”. Una dichiarazione che fa il paio con quella rilasciata dal capo del Mossad, David Barnea, che ha definito l’intesa con l’Iran “una catastrofe strategica”. Un disappunto che è accompagnato da provocazioni concrete. Secondo il portale saudita basato a Londra Elaph,  negli ultimi due mesi ci sarebbero stati “diversi sconfinamenti”  nei cieli iraniani di F-35 israeliani non rilevati dai radar. La morale è che Israele non si fida di Teheran, continuerà a non farlo e si difenderà da solo. Biden conosce bene la posizione dei suoi alleati ma intende proseguire nella strategia di tenere un piede in due staffe: negoziare con Teheran ma dimostrare che gli Stati Uniti resteranno al fianco di Israele.

 

Il terzo messaggio del presidente americano è invece per l’opposizione interna. Uno su tutti, il senatore repubblicano Ted Cruz: “Intendo combattere la conclusione di questo accordo catastrofico e lavorerò con i miei colleghi per far sì che sia bloccato”, ha detto.  Mike Pompeo, ex segretario di stato, è andato oltre: “Biden sta scherzando? Prima riporta al potere i talebani e ora ridà forza al regime omicida degli ayatollah come aveva fatto Obama”. Sorvolando sul fatto che  i talebani in Afghanistan furono riportati al potere, prima di tutti, dallo stesso Pompeo, il sentimento generale a Washington – anche fra i democratici – combacia con le parole dell’ex segretario di stato. Biden deve cimentarsi nell’impresa di dimostrare anche in patria che, nonostante il deal, non intende lasciare impunito il regime di Teheran. A maggior ragione adesso, quando si teme che un accordo faciliterebbe l’alleanza fra Iran e Russia. Politico Europe ha scritto che, secondo alcuni diplomatici occidentali, Mosca possa sfruttare il deal per aggirare le sanzioni. Nella bozza di accordo si prevede la possibilità per Teheran di collocare  il suo greggio nei mercati internazionali. In questo modo, i russi potrebbero vendere il loro petrolio all’Iran, che a sua volta lo immetterebbe sul mercato, fungendo quindi da intermediario. Difficile che un semplice bombardamento nel mezzo del deserto siriano riesca a tranquillizzare tutti dell’utilità strategica del deal. 

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it