Joe Biden con Mohammed bin Salman a Riad lo scorso luglio (foto LaPresse)

il vertice

L'Opec aumenta la produzione di poco: una beffa per Biden e l'Europa

Luca Gambardella

Appena 100 mila barili di greggio in più. Il patto “missili per petrolio” è finito che Riad ha preso i missili ma non ha dato il petrolio

Nonostante gli sforzi diplomatici profusi dagli Stati Uniti e dall’Europa dall’inizio della guerra in Ucraina, oggi i paesi produttori di petrolio hanno ribadito che non aumenteranno ulteriormente la produzione per calmierare i prezzi. O almeno, non ai livelli auspicati da Joe Biden. Alla riunione di mercoledì, l’Opec+ ha deciso un incremento simbolico di 100 mila barili al giorno a partire da settembre – un incremento nominale quantificabile, in realtà, a circa la metà di quella dichiarata. Uno sforzo tanto marginale avrà un effetto minimo sul livello dei prezzi, che oggi sono scesi sotto i 100 dollari a barile.

  

Secondo i paesi dell’Opec+, la produzione è stata già potenziata a sufficienza lo scorso giugno (+648 mila barili al giorno), senza contare l’aumento di altri 432 mila barili previsto dal piano di produzione pandemico. La domanda globale, dicono, non richiede aumenti ulteriori, anzi. L’anno prossimo la contrazione dell’economia mondiale porterà la richiesta di petrolio a 2,7 milioni di barili al giorno, in calo rispetto ai 3,4 milioni di quest’anno: significa che in futuro i prezzi rischiano di aumentare ancora di più.

 

Le aspettative per la riunione di oggi erano basse, se non altro perché l’Opec+ vota all’unanimità e la Russia – stato membro – non ha alcun interesse ad abbassare i prezzi. Ma stavolta molti analisti hanno definito la decisione dei paesi produttori una beffa dal punto di vista politico. Qualche ora prima del voto, il dipartimento di stato americano aveva annunciato il via libera alla vendita di armi ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per aiutarli a difendersi dall’Iran. Riad riceverà missili Patriot per un valore di 3 miliardi di dollari, Abu Dhabi altri missili Thaad (Terminal High Altitude Area Defense) per 2,2 miliardi. Il mese scorso, con la sua visita a Riad, Biden si era già esposto alle critiche di chi gli ricordava le sue parole in campagna elettorale, quando ripeteva che l’Arabia Saudita era uno stato “paria” a cui  non avrebbe mai venduto armi. Lo stesso era capitato la settimana scorsa al presidente francese Emmanuel Macron, che aveva accolto a Parigi il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Il loro realismo non è bastato e, allo stato attuale, la vendita di armi a Riad suona come un semplice regalo a Bin Salman. 

  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it