Il piano

Modello Coree. Un dossier coperto in arrivo al vertice Nato può cambiare i destini della guerra. Ecco perché

Claudio Cerasa

Congelare il conflitto creando meccanismi di compensazione senza mollare la resistenza e senza allentare la presa su Putin. Non è lo scenario da sogno, ma è lo scensario sul tavolo e per la prima volta a Madrid le cancellerie europee ne parleranno in modo non solo teorico

Martedì 28 giugno, quando i capi di stato e di governo dei paesi membri della Nato si ritroveranno per tre giorni a Madrid per discutere del futuro dell’Alleanza Atlantica, ci sarà un tema che alcuni leader europei, compreso il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, proveranno ad affrontare con i propri colleghi in modo non solo informale. Un tema che in verità coincide con uno scenario considerato da molte cancellerie europee, compresa quella italiana, non improbabile. Dello scenario in questione parlano da diverse settimane molti analisti militari americani ed è uno schema che tenta di offrire una risposta a una domanda che anche i più fieri difensori della resistenza ucraina hanno iniziato a porsi ormai da tempo. Esiste un’alternativa per scongiurare una guerra lunga? E, più nel concreto, esiste una strada per evitare che la ricerca di un cessate il fuoco prolungato possa anche solo lontanamente assomigliare a un tentativo di far fare all’Ucraina un passo verso la resa? David Ignatius, in un pezzo pubblicato il 2 giugno sul Washington Post, lo ha definito “lo scenario coreano” e ha spiegato così la ragione: “La guerra in Ucraina, con le sue feroci fluttuazioni nel ritmo del conflitto, potrebbe passare dall’ottimismo ribollente sulla sfida dell’Ucraina a una fase più vicina alla lunga ed estenuante routine della guerra di Corea”.
 

In un editoriale pubblicato qualche giorno prima, Bloomberg aveva già introdotto il tema e aveva sostenuto che “il miglior risultato per l’Ucraina in questo conflitto sarebbe seguire il modello coreano del 1953: niente trattato di pace, solo una dispersione reciproca degli eserciti per portare alla cessazione dei combattimenti lungo una sorta di zona smilitarizzata”. Il paragone con lo scenario coreano, come spiega bene oggi sul Foglio Giulia Pompili, si riferisce a un momento topico della guerra di Corea, quando il 27 luglio del 1953 venne tracciata una linea di demarcazione lungo il trentottesimo parallelo dopo una tregua che in verità non pose mai fine formalmente alle ostilità.
 

Tesi: entrambe le parti in guerra, ha scritto Foreign Affairs esercitandosi ancora sulle prospettive di questo scenario, concordano un cessate il fuoco formale, con la piena consapevolezza che gli armistizi provvisori spesso si trasformano in fatti accettati. Problema: come può uno scenario del genere essere compatibile con la volontà da parte dell’Ucraina di non voler riconoscere in alcun modo i successi militari della Russia nel Donbas? La questione è delicata, scivolosa, difficile da mettere a fuoco, ma esiste. E il dossier oggi viene studiato dalle principali cancellerie europee in un modo preciso: non per spingere l’Ucraina verso quella direzione, ma per prepararsi ad aiutare l’Ucraina nel caso in cui quella direzione dovesse essere considerata da Zelensky l’unica possibile per scongiurare una guerra lunga (e per evitare che la Russia possa portare la sua violenza, le sue morti, le sue conquiste fino a Odessa). E prepararsi a studiare questa opzione significa mettere in atto una politica di compensazione  composta principalmente da cinque punti. Primo: continuare ad armare l’Ucraina. Secondo: continuare  a sanzionare la Russia. Terzo: accelerare il percorso di avvicinamento dell’Ucraina all’Ue. Quarto: mettere nelle mani dei paesi europei la ricostruzione delle città ucraine distrutte dalla guerra continuando a sostenere l’economia del paese. Quinto: affidare alle Nazioni Unite un compito specifico nella protezione dei confini dell’Ucraina (che come la Corea del sud sarebbe comunque permanente minacciata da un vicino totalitario dotato di armi nucleari). Congelare il conflitto creando meccanismi di compensazione senza mollare il sostegno alla resistenza e senza allentare la presa sulla Russia. Non è lo scenario da sogno, ma lo scenario coreano è sul tavolo e per la prima volta a Madrid le cancellerie europee ne parleranno in modo non solo teorico. 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.