Guerra in Ucraina, nell'acqua di Irpin con i soldati ucraini

Daniele Raineri

Cuffie radio e informazioni dell'intelligence americana. L'amministrazione Biden e i servizi tengono d’occhio l'operazione russa per circondare la capitale Kyiv

Kyiv, dal nostro inviato. Sotto il viadotto distrutto i soldati ucraini proteggono un ponte di assi che permette di superare le acque del fiume. I civili lo attraversano con le loro poche cose in mano mentre fuggono con la testa incassata fra le spalle da Irpin, il centro abitato a venti chilometri a nord dal centro di Kyiv che da quattro giorni è diventato il fronte della resistenza ucraina contro l’invasione russa che punta alla capitale. A est e a ovest del viadotto troncato – lo stesso di una foto che è diventata un’icona di questa guerra – si sente un fuoco continuo di artiglieria e si vedono colonne di fumo, ma in mezzo il corridoio umanitario oggi tiene e finora non era successo. I soldati ucraini incrociano i civili e vanno nell’altro senso, verso i combattimenti. Ci sono anche quelli delle forze speciali, che sulle orecchie hanno le cuffie per ricevere comunicazioni e portano in mano i tubi dei missili anticarro – in questo caso sono missili inglesi Nlaw.

 

Gli Stati Uniti hanno fatto atterrare diciassettemila di questi missili anticarro in basi in Polonia e Romania e poi li hanno fatti passare in soltanto sei giorni attraverso il confine ucraino e li hanno distribuiti dove servono di più: Irpin, dove comincia la testa di un convoglio di mezzi russi lungo decine di chilometri che punta verso Kyiv, è senza dubbio uno di questi posti – forse è il posto principale. Sono armi che possono distruggere un carro armato se lo trovano a distanza ravvicinata, non più di ottocento metri nel caso dei missili inglesi o anche fino a due chilometri se si tratta degli americani Javelin. Tutto questo sforzo per fare arrivare i missili in prima linea e usarli dove servono di più è gestito dall’occhio onnipresente dell’intelligence americana, che prova a guidare le poche risorse ucraine in tempo reale e nel modo migliore. 

 

Oltre Irpin c’è l’aeroporto di Hostomel. Quando all’inizio della guerra quasi due settimane fa le forze speciali russe hanno tentato di prenderlo con un blitz per aprire la strada a diciotto aerei da trasporto carichi di truppe che avrebbero dovuto muovere subito su Kyiv sono state spazzate via dalla reazione rapida degli ucraini, ed è quasi certo che sia successo grazie a un avviso arrivato per tempo dall’intelligence americana. Questa assistenza invisibile si muove in bilico senza oltrepassarla sulla linea che non fa scattare rappresaglie armate da parte della Russia, almeno per ora. 

   
È possibile che ci sia l’occhio dell’intelligence anche nel raid della notte scorsa nel sud del paese, a Kherson, una città da poco conquistata dai russi. Pare, perché non c’è conferma, che i russi avessero parcheggiato decine di elicotteri in una base e che una parte sia stata distrutta in un assalto notturno da parte di un’unità ucraina. 

 

L’intelligence tiene d’occhio con attenzione la lenta operazione russa per circondare la capitale, che potrebbe accelerare all’improvviso. Gli ucraini hanno allagato alcuni tratti di campagna per rallentare le manovre degli invasori, ma non è abbastanza. Ai russi in fondo basta tagliare la strada e la ferrovia che vanno in direzione sud per isolare Kyiv e formare un cerchio largo attorno a essa, senza entrare – per ora. Si inseguono le stime: succederà entro un giorno, oppure due giorni, l’argomento riempie le conversazioni. Poi, con Kyiv isolata, il presidente russo potrebbe cominciare a negoziare sul serio da una posizione di vantaggio, senza soffrire le inevitabili perdite di una battaglia urbana almeno per ora. E intanto cominciare a mollificare la resistenza della capitale con il razionamento del cibo e con le bombe.
 

  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)