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Il voto in mascherina

Il governo francese annuncia che, “dopo aver ponderato i pro e i contro”, il 28 giugno si terrà il secondo turno delle elezioni comunali. Il premier Philippe: “La vita democratica deve riprendere i suoi diritti”

23 Maggio 2020 alle 12:02

Il voto in mascherina

Parigi. “Dopo aver ponderato i pro e i contro, riteniamo che la vita democratica debba riprendere i suoi diritti”, ha dichiarato ieri il primo ministro francese Édouard Philippe, annunciando che il secondo turno delle elezioni comunali si terrà il prossimo 28 giugno. Era previsto lo scorso 22 marzo, una settimana dopo il contestatissimo primo turno, ma la crisi sanitaria provocata dal coronavirus iniziava ad acutizzarsi, rendendo impossibile il normale svolgimento di qualsiasi scrutinio e riunione pubblica.

 

La data del 28 giugno è tuttavia “reversibile”, ha aggiunto il capo dell’esecutivo dal cortile di Matignon, dove era presente anche il ministro dell’Interno Christophe Castaner. Se le condizioni sanitarie torneranno a deteriorarsi, il Consiglio scientifico che martedì ha espresso parere favorevole in merito allo svolgimento del secondo turno potrebbe invitare il governo a rivedere la sua decisione. “Come raccomandato dal Consiglio scientifico, avremo una clausola di revisione”, ha detto il premier francese.

 

Fra quindici giorni, il comitato di esperti anti Covid-19, creato a marzo dal presidente Macron, pubblicherà un bilancio sullo stato dell’epidemia nel paese. E soltanto dopo i risultati di questa valutazione verrà dato il via libera definitivo. Attualmente i segnali sono positivi e tutto lascia sperare che non ci saranno ulteriori rinvii, ma il governo ha già pronto un piano B. Il 27 maggio, nel corso del consiglio dei ministri, verrà infatti presentato un progetto di legge “a titolo cautelativo” che prende in considerazione l’ipotesi di un rinvio delle elezioni a settembre o a gennaio 2021.

 

“Il 28 giugno, se la situazione ce lo permette, 16,5 milioni di francesi potranno eleggere i loro consigli municipali in quasi 5mila comuni. Votare è l’atto più forte della nostra democrazia”, ha dichiarato il ministro dell’Interno. La mascherina sarà “obbligatoria” per recarsi alle urne e dovranno essere rispettati con rigore i “gesti barriera”. “Avremo occasione di ricordarlo, ma gli elettori saranno invitati a utilizzare la propria penna personale per la registrazione e a presentare e aprire con le loro mani la propria carta d’identità”, ha aggiunto Castaner.

 

Il secondo turno, in percentuale, coinvolgerà il 5 per cento dei comuni, tra cui le grandi città, Parigi, Lione, Marsiglia, Bordeaux. Il restante 95 per cento, principalmente i comuni rurali, ha potuto eleggere i nuovi consigli comunali dopo il primo turno del 15 marzo. Il premier, che la scorsa settimana ha incontrato uno ad uno i responsabili dell’opposizione, ha indicato che non è emerso un “consenso” sulla tenuta del secondo turno il 28 giugno: è stata una decisione del governo, che si assume “da solo” tutte le responsabilità.

 

L’Associazione dei sindaci di Francia guidata dal gollista François Baroin si è detta d’accordo con la scelta dell’esecutivo, perché “nel momento in cui inizia il deconfinamento per l’insieme delle attività, è normale che la vita democratica riprenda il suo corso”. Ritornando sulle polemiche legate al mantenimento del primo turno, Philippe ha dichiarato di “assumersi la responsabilità” della decisione, perché in nessuna democrazia si può “annullare uno scrutinio alla viglia del giorno in cui si deve svolgere”. “Questo primo turno – ha aggiunto Philippe – ha permesso di eleggere l’integralità del consiglio municipale in 30.143 comuni francesi”.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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