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La grande serata dei verdi francesi

Nel secondo turno delle municipali ondata ecologista in tutta la Francia. Il partito di Emmanuel Macron esce con le ossa rotte. I socialisti perdono Carmaux, la città di Jean Jaurès

28 Giugno 2020 alle 22:53

La Grand Soir dei verdi francesi

Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Parigi. Il secondo turno delle elezioni municipali francesi decreta il trionfo dei verdi di Europe Écologie Les Verts (Eelv), confermando allo stesso tempo le terribili previsioni della vigilia sui risultati della République en marche (Lrem), il partito del presidente Macron, che non riesce a vincere nemmeno a Strasburgo, l’unica grande città in cui aveva qualche possibilità. Gli ecologisti hanno vinto a Besançon, a Tours, a Poitiers, a Annecy, a Strasburgo, ma soprattutto a Lione, il fortino di Gérard Collomb, ex ministro dell’Interno che dominava incontrastato da diciannove anni e che, voltando le spalle a Lrem, aveva sostenuto il candidato di Lr Yann Cucherat. Quest’ultimo, secondo le prime proiezioni, avrebbe raccolto solo il 30,5 per cento, contro il 53,5 di Grégory Doucet, il futuro sindaco Eelv.

  

  

“In Francia si è alzata un’onda verde”, ha dichiarato entusiasta la portavoce di Eelv, Éva Sas, su France 2. A Bordeaux, potrebbe essere la fine del regno di Alain Juppé, ex primo ministro gollista e barone della città girondina. Il candidato verde, Pierre Hurmic, è dato vincente contro Nicolas Florian, sostenuto da Lr e Lrem: sarebbe un altro risultato clamoroso. A Parigi, com’era ampiamente previsto, la socialista Anne Hidalgo è stata rieletta sindaco. Le proiezioni dell’istituto Ipsos la danno attorno al 50 per cento dei voti, lontanissima da Rachida Dati, al 32,7 per cento, e alla candidata di Lrem, Agnès Buzyn, arenata al 13,7. A Le Havre, in Normandia, il primo ministro Édouard Philippe ha stravinto la sua scommessa, ottenendo il 59 per cento dei voti, secondo le prime proiezioni. E chissà se, come sostengono alcuni osservatori, andrà a fare il sindaco a tempo pieno a partire da questa settimana, abbandonando Matignon e la guida dell’esecutivo subito dopo il rimpasto.

 

François Bayrou, leader dei centristi del MoDem e principale alleato di governo di Macron, è stato rieletto a Pau, il suo feudo, per un secondo mandato. Il Rassemblement national, dal canto suo, incassa un grande municipio, quello di Perpignan, con la vittoria di Louis Aliot, ex compagno di Marine Le Pen, che si è imposto con il 53 per cento delle preferenze sul rivale gollista e sindaco uscente Jean-Marc Pujol. Si tratta del primo comune con più di diecimila abitanti a finire sotto la guida del partito della destra identitaria. Il Rn conquista anche il comune di Bruay-la-Brussière (Pas-de-Calais), dove si era presentato con il più giovane deputato dell’Assemblea nazionale, Ludovic Pajot, 26 anni, un volto da tenere d’occhio.

 

A Lilla, Martine Aubry, la leonessa del socialismo, avrebbe vinto di 227 voti contro Stéphane Baly, portabandiera degli ecologisti. Curiosa la perdita di Carmaux, la città di Jean-Jaurès, da parte del Ps. Per la prima volta dal 1892, Carmaux non sarà più socialista, dopo il trionfo a sorpresa del candidato apolitico e senza etichette Jean-Louis Bousquet, con il 49 per cento dei suffragi. “Potete pure focalizzare l’attenzione su Le Havre e Perpignan, ma la vera notizia questa sera è questa qui: un’ondata di sinistra e ecologista ha sommerso le nostre città. Tante belle sorprese (per una volta), vanno celebrate!”, ha twittato l’eurodeputato Raphaël Glucksmann. Lo stesso ha poi lanciato una frecciatina all’inquilino dell’Eliseo, dicendo che “ovunque, anche nel suo feudo lionese, nonostante le fusioni dell’ultimo minuto con la destra come a Strasburgo, Lrem è stata spazzata via”. Il tasso di astensionismo non è mai stato così alto nella storia della Quinta Repubblica: quasi il 60 per cento. Lrem esce con le ossa rotta da questo secondo turno e da domani bisognerà cambiare molte cose all’interno del partito. Per gli ecologisti francesi, invece, è il Grand Soir.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Il suo ultimo libro è 'Brigitte Bardot. Un'estate italiana' (Gog edizioni), con i bozzetti di Milo Manara.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    29 Giugno 2020 - 11:39

    Il trionfo degli ecologisti registra una svolta nella politica francese. Vedremo gli sviluppi. Intanto Macron, che esce con le ossa rotte, dovrà rivedere la sua strategia sia per l'assetto del partito che per la politica governativa, anche se, rispetto all'Italia, la Francia si fa rispettare a tutti i livelli. Poi c'è da tenere presente che in Francia c'è stata un'astensione del 60 per cento che deve fare meditare.

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