Le trame della politica francese

Mauro Zanon

Abbiamo da sempre un debole per tutto quello che accade dietro le quinte dei partiti e delle istituzioni di Parigi. Ecco le ultime

Parigi. Rien ne va plus, dicono a Parigi, tra il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, e il suo primo ministro, Édouard Philippe. La sintonia dei primi tempi è un ricordo sbiadito, le cacofonie sui dossier sono all’ordine del giorno, e l’Express ha pure pubblicato un sms in cui Macron dice che ha già deciso: a giugno si fa un altro rimpasto, ma questa volta salta anche Philippe.

 

Macron-Philippe: duo o duello?

In questi giorni, sembra più un duello che un duo, come ha scritto Libération. La strategia da attuare per deconfinare la Francia ha fatto esplodere le loro differenze: l’ex banchiere d’affari, liberale e decentralizzatore, si è scontrato con l’ex membro del Consiglio di stato, legalista e centralizzatore. La crepa più profonda si è creata sulla riapertura delle scuole. Il presidente, contro l’avviso del comitato scientifico, voleva riaprire a tutti costi l’11 maggio, mentre Philippe, assieme ad altri ministri, chiedeva più prudenza. È passata la linea del primo, va da sé, ma il capo dell’esecutivo l’ha digerita molto male. La differenza tra i due è anche nelle espressioni e nei messaggi trasmessi ai francesi. Philippe ha parlato di “rischio di collasso economico” per la Francia, Macron, invece, ha preferito celebrare la “nazione forte” che resiste all’emergenza sanitaria, aggiungendo, un po’ maldestramente, che utilizzare certi “paroloni” (quelli del premier) non serve a nulla. La divergenza di vedute era già emersa durante la crisi dei gilet gialli e il dibattito sulla riforma delle pensioni, così come in occasione del primo turno delle elezioni amministrative. “Macron era al 70% per rinviarle, al 30% per mantenerle. Per Philippe era il contrario”, ha detto al Monde un habitué dell’Eliseo. Il capo dello stato, durante il consiglio dei ministri di ieri, consacrato agli ultimi ritocchi del deconfinamento che inizierà l’11 maggio, ha cercato di scacciare le nubi che si addensano sull’Eliseo e Matignon, assicurando che “la relazione con il primo ministro è fatta di rispetto reciproco e fiducia”. Questa volta, però, non gli crede quasi nessuno.

Un governo di concordia nazionale: sette francesi su dieci favorevoli

I retroscenisti, intanto, cercano conferme sui nomi che faranno parte del “governo di unità nazionale” a cui starebbe lavorando il presidente dietro le quinte (tra le righe, lo ha annunciato durante il discorso del 13 aprile, evocando il coinvolgimento di “tutte le componenti della nazione” per “tracciare il cammino” della Francia dopo la crisi del coronavirus). Manuel Valls, ex primo ministro e attuale consigliere comunale a Barcellona, si è detto pronto ad “aiutare il suo paese”, la Francia, se si creassero determinate condizioni, perché “c’è bisogno di forza e di unità”. A Challenges, un macronista, in forma anonima, ha evocato addirittura Nicolas Sarkozy come primo ministro, mentre il nome di Dominique Strauss-Kahn è il preferito nella macronia. Sette francesi su dieci, secondo un sondaggio Ifop, si sono detti favorevoli a un “governo di salute pubblica”, come lo ha definito Jean-Pierre Chevènement su Figaro.

 

Dsk, il consigliere speciale della macronia

L’intervento di Dominique Strauss-Kahn su come reagire economicamente alla crisi provocata dal Covid-19 non è passato inosservato nella République en marche, il partito di governo guidato dall’ex strausskahniano Stanislas Guerini. “L’ho chiamato per dirgli che è la cosa più intelligente che ho letto su questa crisi. È un lavoro straordinario, con una profondità e un’analisi potente”, ha detto un fedelissimo del capo dello stato a proposito del paper di 17 pagine che Dsk ha pubblicato su Politique internationale, prestigiosa rivista francofona. Assieme a Guerini, sono in molti gli strausskahniani che hanno trovato nuova linfa nel macronismo, dopo l’uscita di scena del loro boss. L’ex patron del Fondo monetario internazionale, secondo i beninformati, è in questo momento il vero “consigliere speciale” di Macron in campo economico.   

 

Sarkozy e la nuova vita da banchiere d’affari

E la relazione con Sarkozy? “Diffidenza e deferenza”, ha scritto l’Express. Macron resta in buoni rapporti con l’ex presidente della Repubblica, molto più buoni e cordiali rispetto a quanto non lo siano quelli con il suo ex datore di lavoro, il socialista François Hollande. Ma niente più. “Non credo nemmeno per un attimo alla loro amicizia e alla sincerità dei messaggi reciproci di sostegno”, ha detto all’Express un veterano della politica che li conosce bene. Prima di aggiungere: “Da un lato c’è Sarko, dall’altro uno che è stato capace di tradire Hollande in 48 ore. Come diamine possono fidarsi l’uno dell’altro?”. In questo momento, Sarkozy sembra comunque abbastanza impegnato nel suo nuovo ruolo di banchiere d’affari, come rivelato la scorsa settimana dal Canard enchaîné. Martedì, con l’appoggio di Bolloré e del Qatar, ha salvato l’amico Arnaud Lagardère dall’offensiva ostile del fondo inglese Amber Capital, che voleva papparsi l’impero editoriale francese (7 miliardi di fatturato). “È incredibile. Sarko è confinato con Carla al Cap Nègre e passa il suo tempo attaccato al telefono. Gioca a fare il banchiere e ha l’aria di divertirsi un sacco”, ha spifferato al Canard uno dei suoi amici. La prossima operazione di cui vorrebbe essere l’orchestratore? Un matrimonio tra Canal Plus (Bolloré) e beIN Sports (Qatar), per assicurarsi l’intera torta dei diritti televisivi del calcio francese e europeo.