Il Ppe (con qualche eccezione) dà a Orbán un'altra spintarella fuori

David Carretta

Il parlamento europeo ha votato una risoluzione per sanzionare gli impulsi antidemocratici di Ungheria e Polonia. Fidesz tentata dalla possibilità di anticipare lo strappo

Strasburgo. Il Partito popolare europeo ieri ha dato l’ennesima spintarella a Viktor Orbán verso la porta di uscita della più grande famiglia politica dell’Unione europea. Al Parlamento europeo il gruppo del Ppe ha ufficialmente scelto di votare a favore di una risoluzione su Ungheria e Polonia che chiede di proseguire con la procedura dell’articolo 7 del Trattato per i paesi che violano in modo sistematico i valori fondanti dell’Ue. La plenaria di Strasburgo ha constatato che la situazione su democrazia e stato di diritto si è deteriorata in entrambi i paesi, ha invitato la Commissione e mostrare i muscoli ricorrendo a procedure di infrazione accelerate e misure provvisorie, e soprattutto ha chiesto agli altri governi di smettere con discussioni inutili “inter pares” e di adottare raccomandazioni indirizzate ai governi di Budapest e Varsavia che, se non rispettate entro una certa scadenza, farebbero scattare sanzioni senza precedenti, come la sospensione dei diritti di voto di Ungheria e Polonia. La risoluzione del Pe è stata approvata da socialisti, liberali, verdi e comunisti. I popolari erano di fronte a un dilemma: difendere lo stato di diritto oppure proteggere il compagno Orbán, che minaccia di uscire dal Ppe perché è troppo liberale e progressista. Dopo due ore di dibattito nel gruppo, la maggioranza del Ppe si è espressa con un doppio voto interno: Forza Italia e poche altre delegazioni nazionali hanno scelto di difendere Orbán.

 

L’uscita di Orbán dal Ppe non è ancora decisa. I popolari decideranno tra la fine gennaio e l’inizio di febbraio se espellere il partito Fidesz sulla base di un rapporto di un gruppo di saggi che è pronto, ma ancora segreto. Secondo fonti del Ppe, il rapporto non sarebbe così negativo. La Cdu tedesca non ha ancora scelto come schierarsi. Se le cose si mettessero male, Orbán potrebbe decidere di anticipare la cacciata e andarsene lui: la scorsa settimana, il premier ungherese ha suggerito la possibilità di trasferirsi nel gruppo con il Partito polacco PiS di Lech Kaczynski. “L’obiettivo di Fidesz è cambiare il Ppe” , “non siamo interessati al Ppe come è oggi”, ha detto Orbán: “Se non riusciremo a ottenere cambiamenti, daremo vita a un nuovo movimento nel Parlamento europeo”. Ma gli conviene davvero? Nell’Ue Orbán “si troverebbe isolato con Kaczynski”, fa i calcoli una fonte interna al Ppe. Sarebbe più esposto alle infrazioni della Commissione e alla procedura dell’articolo 7 del Trattato. “Ma Orbán è diventato imprevedibile. Sarà una sua decisione personale. Non sappiamo cosa farà né quando”, dice al Foglio la stessa fonte Ppe.

 

Il premier ungherese non è nella posizione di contrastare il predominio del Ppe sul campo conservatore. Nemmeno i polacchi di Kaczynski sanno cosa farà Orbán. “Penso che stia aspettando la decisione del comitato dei saggi del Ppe”, dice Ryszard Legutko, il presidente del gruppo Conservatori e riformatori europei (Ecr), dove siede il PiS: “Non so se uscirà, dove andrà, se aderirà al gruppo di Matteo Salvini o al nostro”. Orbán non avrà i numeri per far concorrenza ai conservatori perché il variegato campo dei sovranisti e nazionalisti è irriconciliabile. Smentendo “negoziati e discussioni” per formare un gruppo unico dei partiti a destra del Ppe, Legutko spiega che la Lega di Salvini sarebbe benvenuta nell’Ecr, ma non Marine Le Pen, che ieri si è candidata alle presidenziali francesi del 2022, né altre formazioni dell’estrema destra. “Non prendiamo tutti solo sulla base del principio ‘più siamo meglio è’”, dice Legutko. Quanto a Salvini “sarebbe strano se lasciasse il gruppo che ha creato” appena sei mesi fa. Con Orbán e Kaczynski la Lega lavora “su temi concreti”, ma “nessuna trattativa” su un gruppo unico, conferma Marco Zanni. Il Ppe scommette che Orbán non se ne andrà fino a quando Salvini non sarà pronto a tradire Marine.

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