La campagna di Russia

Paola Peduzzi

Quante interferenze straniere ci sono nelle elezioni inglesi? Due casi, uno studio e una grande illusione

Milano. Ormai i russi ridono ogni volta che qualcuno chiede loro conto delle interferenze nelle campagne elettorali occidentali. Prima si indignavano, smentivano, come vi permettete, russofobi?, dicevano infastiditi. Ora ridono, come ha fatto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov qualche giorno fa, quando gli è stata fatta una domanda sul report di Graphika, un’azienda di cyberintelligence, che descrive un’operazione precisa – con account inventati e poi banditi – di interferenza “in stile russo” nelle elezioni britanniche. “Queste non sono cose che si possono commentare seriamente”, ha detto Peskov ridendo, “il termine ricorrente ‘hacker russo’ è usato come feticcio per distrarre l’attenzione da altri problemi. E’ un termine molto utile per demonizzare, per insabbiare i mal di testa di altri, e per spaventare la gente. Ne continuiamo a sentir parlare e ormai guardiamo questa faccenda con una buona dose di ironia”. Il deputato laburista Ben Bradshaw, che corre alle elezioni della prossima settimana nel seggio di Exeter, invece non rideva affatto quando ha raccontato a Sky News di essere stato vittima di una serie di email phishing da parte di account russi e di essersi rivolto al National Cyber Security Centre, l’agenzia britannica di cyberintelligence, che sempre senza ridere ha aperto un’indagine: Bradshaw non è l’unica vittima, ci sono anche altri politici e giornalisti nella sua stessa situazione.

 

L’ombra russa sulle campagne elettorali occidentali c’è dal 2016 e non è stata dissipata nonostante i tanti proclami sia dei politici sia dei social media che sono il veicolo privilegiato della disinformazione. Il premier inglese, Boris Johnson, che pure è spesso stato molto duro nei confronti della Russia – in particolare sul caso Skripal, l’ex spia russa avvelenata in territorio inglese da un agente chimico di fabbricazione russa – ha deciso di non voler fare chiarezza quando ha rimandato la pubblicazione di un report dei Comuni che descrive le connessioni russe con la politica britannica. 

 

Questo report “non è pubblicabile adesso”, ha detto Downing Street, e per molti la decisione è suonata come un’ammissione di colpa: è noto, hanno scritto i giornali, che nell’indagine parlamentare compaiono molti finanziatori del Partito conservatore.

 

Nemmeno il Labour è esente da critiche. Qualche settimana fa, il leader laburista Jeremy Corbyn è apparso in conferenza stampa con dei fogli in mano scritti fitti che dimostravano, ha detto, che erano in corso negoziati commerciali bilaterali tra il Regno Unito e gli Stati Uniti per il post Brexit in cui veniva sacrificato il Sistema sanitario nazionale (Nhs), che è uno dei temi più sensibili di questa campagna elettorale. Graphika, la società di cyberintelligence che sta lavorando assiduamente sulla guerra informativa della Russia (è quella che ha svelato l’esistenza di molti account in America che operano “come la fabbrica di troll del cuoco di Putin” e che sono stati in seguito eliminati da Facebook e Instagram), ha fatto sapere che i documenti mostrati da Corbyn erano stati disseminati sulla rete da account di provenienza russa. La ricostruzione è questa: il documento sul commercio è stato messo su Reddit dall’account “Gregoratior”, che faceva gli stessi errori in inglese di un’altra campagna simile, “Secondary Infektion”, che era già stata identificata negli Stati Uniti qualche mese fa. Poi su Twitter è comparso @gregoriatior che come unica attività aveva quella di postare il link di Reddit al documento e di segnalarlo a politici, giornalisti, esperti di comunicazione, anche ad alcuni attori. Twitter ha poi sospeso l’account @gregoratior, ma il direttore di Graphika, Ben Nimmo, ha sottolineato che le capacità di interferenza informativa da parte del sistema russo sono migliorate (invece che essere annientate, come ci auguravamo). Come ha scritto Cat Zakrzewski, che sul Washington Post si occupa delle interazioni fra tecnologia e politica, non si tratta più di lanciare informazioni e disinformazioni “al vento”, il percorso è sempre più targetizzato, per rendere ogni azione più efficace. E il format utilizzato è quello già rivelato molte altre volte: la matrice è russa o “di qualcuno che tenta disperatamente di assomigliarci”, ha detto Nimmo alla Reuters.

 

Corbyn non ha risposto alle domande sull’origine del documento che ha presentato in pubblico: con tutta probabilità non era a conoscenza della provenienza. Ma se anche l’avesse saputa, non si sarebbe scandalizzato: mentre usciva lo studio di Graphika, il leader laburista commentava il vertice londinese della Nato dicendo che l’unica via di salvezza per l’Alleanza è di stare molto vicina alla Russia.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi