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In Francia torna l'ordine morale. Ma non è più monarchico. E' di sinistra

Scrittore, professore universitario e critico letterario, il goscista Pierre Jourde solleva in queste righe alcune questioni importanti

18 Novembre 2019 alle 10:55

In Francia torna l'ordine morale. Ma non è più monarchico. E' di sinistra

Pierre Jourde (foto Facebook)

Questo articolo è stato pubblicato sul Foglio Internazionale: ogni lunedì, segnalazioni dalla stampa estera con punti di vista che nessun altro vi farà leggere a cura di Giulio Meotti


 

"Diciamo fin dall’inizio da che parte stiamo, scelta che ci eviterà i processi per stregoneria, e potrà forse permetterci di restare concentrati sui temi di cui ci occuperemo: sono un sostenitore del matrimonio per le coppie omosessuali, trovo molto positivo che queste coppie possano avere dei figli, ogni forma di razzismo mi risulta odiosa, e ritengo che le donne abbiano mille ragioni per lottare contro le ingiustizie, le diseguaglianze e le violenze di cui sono vittime”, scrive Pierre Jourde. “Ma considerare che una cosa è positiva non significa che questa cosa non possa sollevare alcuni problemi (le madri surrogate, per esempio, sollevano diversi problemi, o almeno credo…) e mi sembra legittimo discuterne, anche e soprattutto con persone che non condividono la mia opinione in merito. Tutto ciò è scontato? Credevo di sì. E invece non è così. La nostra epoca ha una passione per la censura, e ormai non è più la vecchia censura reazionaria di destra, ma è praticata quasi esclusivamente da persone che si rivendicano di sinistra e progressiste, ed esercitano un vero e proprio terrorismo intellettuale. E’ un ribaltamento storico, che verrà studiato quando verrà scritta la storia delle mentalità e delle idee nel Ventunesimo secolo. In nome del progresso, della sinistra e del Bene, si perseguitano scrittori, artisti, giornalisti, intellettuali, e si impedisce loro di parlare o di lavorare. Il diario di Renaud Camus è stato censurato. Richard Millet si è fatto cacciare da Gallimard in seguito a una petizione di intellettuali ‘di sinistra’. Sono stato censurato a più riprese perché, criticando la letteratura contemporanea e le pratiche del giornale di Edwy Plenel (Mediapart, ndr), non potevo che essere fascista (…).

 

Nel ’68, era vietato vietare. Oggi, c’è la passione per il divieto. Da parte di giovani e studenti: è agghiacciante. Il Cran e l’Unef impediscono manu militari una rappresentazione delle ‘Supplici’ di Eschilo col pretesto di un ‘black face’ immaginario. Viene attaccato il pittore Hervé Di Rosa per motivi simili, e il carnevale di Dunkerque per razzismo. Édouard Louis e Lagasnerie invitano a boicottare gli incontri di Blois perché Marcel Gauchet, che li presenta, sarebbe, riassume Didier Eribon, ‘ultra-reazionario’ (!). 

 

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Finkielkraut viene aggredito, minacciato, insultato a più riprese per strada perché è ‘reazionario’. Una retrospettiva su Jean-Claude Brisseau è annullata dalla cinemateca perché è condannato per aggressione sessuale. Polanski è perseguitato a causa di una relazione con una minorenne che risale a quarant’anni fa. Kevin Spacey vede annullata l’uscita del film che ha girato e viene cancellato dalle immagini di un film di Ridley Scott, come ai bei tempi del padre Stalin, per accuse di molestie che non hanno prodotto alcuna condanna. Dei giovani si indignano per la partecipazione di Catherine Millet a un festival perché ha pronunciato delle frasi discutibili sullo stupro. La lista esaustiva sarebbe lunga. Questa passione per il divieto, in nome di idee presentate come progressiste, ha appena generato due grandi vittorie. Sylviane Agacinski, moglie di Lionel Jospin, che ha militato in favore del Pacs, del matrimonio omosessuale e della parità tra uomini e donne, è colpevole di avere alcune riserve sulla Procreazione medicalmente assistita, e soprattutto sulle madri surrogate. A quanto pare, queste questioni, per alcuni gruppuscoli militanti, non hanno bisogno di alcuna discussione né riserva, malgrado la loro complessità. La Signora Agacinski, naturalmente, è subito qualificata come ‘reazionaria’ e ‘famigerata omofoba’, complice di violenze esercitate contro gli omosessuali. E siccome l’omofobia non è un’opinione, dicono questi simpatici gendarmi, non c’è più posto per la signora Agacinski nel dibattito democratico. Questi gruppuscoli studenteschi e transgender promettono di ostacolare in ogni modo la conferenza della signora Agacinski come dei volgari picchiatori fascisti. E siccome il coraggio non sempre è la virtù più diffusa tra i dirigenti universitari, la conferenza prevista all’Università Bordeaux-III viene annullata.

 

Caso simile, causa differente. Mohammed Sifaoui doveva animare all’Università Paris-I un seminario sulla prevenzione della radicalizzazione islamista, organizzato in collaborazione con la Grande moschea di Parigi, e al quale dovevano assistere numerosi imam. Cos’è accaduto secondo voi? Proteste dei sindacati e dei professori, tra cui Pierre Serna, già firmatario della petizione contro Marcel Gauchet. Le parole obbligatorie: ‘islamofobia’, ‘stigmatizzazione’, e voilà, il presidente di Paris-I, sentitosi responsabile, ha sospeso il seminario, e la censura ha vinto ancora (…).

 

Ormai, siamo in una società di ordine morale. In nome del Bene, un Bene intangibile e indiscutibile, si condanna, si censura, si proibisce, si rovinano reputazioni ed esistenze. Ogni discussione e ogni opinione divergente deve essere soffocata. E’ normale perché è una fobia, è il Male. Per quanto mi riguarda, sono terrorizzato dall’ordine morale, e comincio ad avere paura”. (Traduzione di Mauro Zanon). 

 

Questo articolo è stato pubblicato il 5 novembre su L'Obs

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Commenti all'articolo

  • solitario

    19 Novembre 2019 - 12:44

    Leggendo questo articolo capisco di ignorare l'entità del fenomeno denunciato dall'autore (mancano dati certi e condivisi su cui costruire una riflessione) e tutto è lasciato al percepito personale che però rischia di essere inconsistente. Vi è tuttavia, a mio parere, un elemento di interesse che va oltre l'autore (e quindi anche di chi lo critica in quanto tale e non per l'argomento che pone) e che attiene al rischio che, nel seguire a testa bassa il "pensiero dominante", si perda di vista l'obiettivo ultimo di lasciare a chi verrà dopo di noi una società con meno conflitti e più confronti.

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  • luigi.desa

    18 Novembre 2019 - 14:15

    Pierre Jourde non è nè di destra nè di sinistra è solo uno degli innumerevoli ,troppi, stronzi di successo che affollano l'arena degli intellettuali in s.p.e. ai quali la informazione e la divulgazione danno molto credito posto che devono, se l'editoria pubblicasse solo testi per persone minimamente ragionevoli,manco intelligenti, chiuderebbe bottega .Mamma mia che pena ergo oremus.

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  • Carlo A. Rossi

    18 Novembre 2019 - 13:43

    Fa sorridere comunque l'incipit, che già tradisce comunque il fatto che pure l'autore mette le mani avanti su temi caldi: come non specificare che e.g. si sia a favore di matrimoni omosessuali etc.? In fondo, l'autore deplora una pratica, giustamente, ma contemporaneamente si affretta a specificare che lui non appartenga alla cerchia di intoccabili in senso intellettuale. Articolo risibile, come d'altra parte tutte le vicende legate alla mania del politicamente corretto. Poi tipi come questo si interrogano pensosi sull'avanzata di personaggi come Trump. Con intellettuali di questa tempra, Salvini e compagnia vinceranno all'infinito, piaccia o meno.

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