Il cinese modello

Giulia Pompili

Non dire volgarità, non diffondere notizie sbagliate. Le regole di Pechino per l’internet

Roma. Il mondo cambia, e così anche le regole per essere cittadini modello in Cina. Quando sono uscite per la prima volta nel 2001, le linee guida per la “costruzione morale” della società cinese non includevano l’aspetto digitale della vita delle persone, che oggi invece è parte integrante dell’etica cinese. Altro che riforme per l’identificazione online. Qui c’è da costruire una Nuova Era, secondo le parole del presidente Xi Jinping, e il miliardo e trecento milioni di cinesi devono adeguarsi agli standard morali di una nuova potenza egemone e influente. Non basta, quindi, il Great Firewall, il sistema di censura e controllo di internet del governo cinese, e non basta nemmeno identificare gli utenti molto più facilmente che in Europa (il senso per la privacy, si sa, è un concetto molto diverso in oriente). E’ necessario che il cinese medio capisca e conosca la legge morale, che non viene certo da dentro di sé, ma dal Partito. Non è chiaro cosa comporti il violare queste regole, ma secondo vari analisti il documento si inserisce nel sistema dei crediti sociali: la valutazione a punti che determina le capacità sociali del cittadino.

  

Il lunghissimo documento è stato pubblicato domenica scorsa dal Comitato centrale del Partito comunista cinese, e si chiama proprio “Schema per l’implementazione della moralità dei cittadini nella Nuova Era”. I sette capitoli sono pieni di dettagli specifici su come e quando manifestare la propria fierezza nel costruire “lo spirito cinese, i valori cinesi e il potere cinese”. E non vale fingere, perché a una “moralità pubblica” deve corrispondere una “rigorosa moralità privata”, sempre tutto verso la “direzione socialista”. Parte fondamentale è quella del cittadino online che deve seguire “l’etica del cyberspazio”. Il buon cinese deve sviluppare una “cultura online” positiva, coltivare “l’autodisciplina, per migliorare le regole di comportamento della rete” e soprattutto saper distinguere “cos’è giusto e cos’è sbagliato”. Deve evitare quindi il linguaggio scurrile e i “siti web dannosi”, come quelli che promuovono “informazioni dannose” oppure quelli porno. Il web deve essere veicolo di moralità, e quindi niente crimini informatici, niente violenza, niente discriminazione.

  

Ma nel documento si parla anche dell’importanza delle feste tradizionali, si incoraggiano i cittadini a usare più spesso la bandiera cinese e a cantare più spesso l’inno nazionale. Si chiede di studiare, di elevarsi intellettualmente, di leggere ma solo “opere letterarie sane”. Grande importanza viene rivolta all’ecologia e a quella che è definita “la moralità ecologica, caratteristica della civiltà moderna e fondamento di una vita migliore” – la svolta green della Cina è uno dei grandi temi di questi anni. E c’è anche un paragrafo su come ci si comporta quando si viaggia all’estero, e alcuni passaggi che spiegano quanto conti la “collettività”, che vuol dire anche “promuovere la pratica” e “incoraggiare le persone a essere buoni cittadini”. Vuol dire: se siamo all’estero e vedo un mio compatriota che si comporta in modo sbagliato, è giusto farglielo notare. Ma cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, in Cina, lo decide comunque il Partito, e risponde alla realizzazione del Sogno cinese.

  

L’altroieri il governo ha approvato anche un documento con alcune linee guida più specifiche per le aree rurali, in cui si chiede alle autorità di controllare “vecchie abitudini e cattivi comportamenti” in certe aree. L’obiettivo è la riduzione “dello spreco e le stravaganze durante matrimoni e funerali”, scrive il China Daily, e “altri comportamenti incivili quali l’abuso sui genitori anziani o il rifiuto di occuparsene”. Entro i prossimi cinque anni anche le aree rurali della Cina, secondo i progetti del governo, avranno abolito “pratiche e costumi obsoleti”, come quello di indebitarsi troppo per celebrare matrimoni sfarzosi e altrettanto costosi funerali. Civilizzare un paese con un piano quinquennale.

  

Le regole sulla moralità sono state pubblicate mentre il 19° Comitato centrale del Partito comunista si riuniva nel più importante momento politico cinese, il Quarto Plenum. Nel comunicato finale, diffuso ieri dall’agenzia di stampa Xinhua, si capisce quanto fossero cruciali queste linee di indirizzo politico per la Cina, che si trova nei guai su più fronti: quello economico prima di tutto. E poi c’è Hong Kong, la “provincia ribelle”: i ragazzi che da mesi scendono in piazza per chiedere più democrazia, alla luce delle linee guida sul cittadino cinese modello, sembrano comportarsi come dei cittadini indisciplinati. E in tutto questo sovrapporsi di regole e decaloghi è questo il messaggio che il governo di Pechino tenta di far passare: tutti gli altri sono dei cattivi cittadini.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”. È terzo dan di kendo.