cerca

Gli anti Boris

Johnson è il premier della Brexit, ma il Regno Unito ha un flirt (estivo?) con il terzo partito, “oltre il tribalismo”

23 Luglio 2019 alle 20:45

Gli anti Boris

Boris Johnson nuovo leader dei conservatori britannici (Foto LaPresse)

Roma. Boris Johnson è il settantasettesimo primo ministro del Regno Unito: senza sorprese, i 160 mila membri del Partito conservatore lo hanno scelto in massa, dandogli il margine di vittoria (66-34) che voleva, anzi pure qualcosa di più. Nel suo discorso festoso, Johnson ha detto che farà la Brexit “do or die”, sconfiggerà Jeremy Corbyn, leader del Labour, e riunirà il paese. Nulla di nuovo, insomma: Boris è Boris, vuole firmare le carte del divorzio il 31 ottobre e se non c’è accordo pazienza, la base conservatrice è contenta così. I moderati invece, che non sono tanti ma esistono e fissano di continuo la mappa elettorale convinti che un nuovo voto sia inevitabile, sono parecchio preoccupati: mentre ci si agghindava per l’incoronazione di Johnson, non molto democratica e di sicuro poco elettrizzante, c’è stata un’accelerazione sul fronte anti Boris o anti Brexit – che ormai coincidono. E’ vero che i Tory si sono radicalizzati sulla Brexit anche per contenere l’assalto di Nigel Farage, ma c’è ancora un elettorato che ora definiremmo “tendenza May”, dal nome della premier che oggi lascerà Downing Street, per un accordo negoziato e un divorzio tranquillo. Questo elettorato si sente trascurato, e come tutti i trascurati diventa volubile. Ed è qui che entra in scena l’alternativa, quel terzo polo che il Regno Unito cerca come nemmeno Moby Dick.

 

Il Partito liberaldemocratico si è dotato di una nuova leader, Jo Swinson, che accettando l’incarico raggiante – le si è spezzata la voce solo quando ha ringraziato suo padre, scomparso lo scorso anno – ha fatto uno dei discorsi più liberali sentiti di recente: “Di fronte al nazionalismo, al populismo e alla catastrofe della Brexit i due principali partiti hanno fallito, io farò tutto quello che è necessario per fermare la Brexit”. La Swinson ha fatto un passo ulteriore: “Questo è il momento di lavorare insieme, non è il tempo del tribalismo”.

 

L’appello della Swinson è chiaro: il terzo partito che andiamo cercando da tempo, alternativo ai Tory e al Labour brexitari (in misura molto diversa, falchi i primi e colombe il secondo, ma pur sempre a favore del divorzio, e in entrambi i casi l’elettorato non si è mostrato soddisfatto) è quello dei Lib-dem, se pensate che il Regno Unito meriti di meglio venite qui. Ma fatelo, non chiacchierate e basta: “La politica non è uno sport da spettatori. Gridare contro il televisore non è sufficiente: dovete unirvi a noi”.

 

I conservatori hanno cercato di ignorare la notizia, e l’hanno liquidata con il solito mantra: il partito del rimpianto è già sconfitto in partenza. Il Labour invece è molto più infastidito, e infatti sono circolati subito video in cui il partito di Corbyn ricorda che la Swinson ha lavorato nel governo del conservatore David Cameron – quando era in coalizione con i Lib-dem – e quindi è una di destra. Corbyn si intestardisce sul tribalismo, e la Swinson ancora ieri ha escluso un’alleanza con il Labour: il terzo partito oggi non vuole più fare da spalla, da partner di minoranza dei grandi, vuole guidare il ballo.

 

Le alleanze per Swinson funzionano soltanto con partiti come i Verdi, che alle suppletive che si terranno tra otto giorni a Brecon and Radnorshire, in Galles, hanno deciso di farsi da parte per concedere tutte le chance possibili ai Lib-dem che vogliono strappare il seggio ai Tory (e potrebbero farcela, perché sta crescendo il Brexit Party ma non abbastanza e il candidato conservatore ha un problema di note spese). Potrebbe quindi essere gallese l’esordio della Swinson e della Remain Alliance, l’alleanza anti Brexit alla quale lei tiene moltissimo e che ha fretta di costruire, perché questo è il momento d’oro dei liberaldemocratici. Fallito l’esperimento di un partito nato da zero – Change UK ha avuto vita breve ma soprattutto confusa – la capacità di attrazione né di destra né di sinistra, o come dice la Swinson “non tribale”, è finita tra le braccia dei liberaldemocratici, che sono stati votati anche alle europee in particolare da molti laburisti. Anche l’ex premier Tony Blair ha ripetuto due sere fa a Newsnight che lui vorrebbe continuare a votare il Labour come ha sempre fatto, ma oggi è diventato davvero difficile essere tribali (proprio così: anche lui ha usato lo stesso termine). La Swinson cavalca l’onda, esclude un patto con il Labour, “è un partito pro Brexit”, e tenta di forzare i volubili a questo salto verso il terzo partito, oltre il tribalismo che per ora, in occidente, ha funzionato, pur con forme molto diverse, soltanto nella Francia di Emmanuel Macron.

Paola Peduzzi

Paola Peduzzi

Scrive di politica estera, in particolare di politica inglese, francese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, Cosmopolitics, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    24 Luglio 2019 - 10:10

    Bellissima notizia l'elezione di Boris .Questa è l'Inghilterra che amo. Da Guglielmo a Cromwell a Churchill e i suoi ragazzi volanti che batterono Hitler .a Margaret a Blair . Viva la Brexit.luis

    Report

    Rispondi

    • branzanti

      24 Luglio 2019 - 14:02

      Gentilissimo io credo che Churchill sia il personaggio che più ha fatto nenna storia, sul piano politico, per combattere il nazismo ed il comunismo e mi permetterà di sentirmi sconcertato nel vedere il suo accostamento ad un soggetto ambiguo e senza principi come Johnson. E crede davvero che la brexit non si risolverà in una catastrofe economica ed umana per lo UK? Ed ancora crede che l'eventuale rottura dell'Unione Europea non ci costringerà soltanto a scegliere il tiranno (Trump, Putin, Xi) cui sottomettere le nostre libertà? Grazie

      Report

      Rispondi

      • verypeoplista

        verypeoplista

        24 Luglio 2019 - 21:09

        Oltre Boris, l'Inghilterra ha mantenuto la sua moneta, e come già scritto tempo fa, al momento di entrare in UE il primo ministro Brown disse, all'Europa, chiaro e tondo che lo studio comparativo tra Euro e Sterlina in relazione alla tipologia delle strutture economiche inglesi con il resto erano divergenti e quindi avrebbero tenuto la loro moneta: a ciò si aggiunga le favorevoli condizioni all'entrata. Sapevano bene sin d'allora che bisogna sempre tenersi una via di fuga., Immagini invece il buon Prodi allora dire le stesse cose di Gordon Brown........e infatti l'Euro non è altro che un Marco travestito e più forte di prima.

        Report

        Rispondi

      • luigi.desa

        24 Luglio 2019 - 21:09

        Già è bella la finta famiglia Europa con un Macron solito francese sprezzante e colonialista e frau Angela che incensata dai politici delle altre nazioni ne profitta per far marciare a tutta forza la Germania il cui surplus se per un verso favorisce le industrie delle altre nazioni europee per l'altro è come una mignatta che succhia sangue.

        Report

        Rispondi

Servizi