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L'addio di Cantone e l'inizio dell'èra Boris Johnson

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

23 Luglio 2019 alle 18:30

L'addio di Cantone e l'inizio dell'èra Boris Johnson

foto LaPresse

Ah, i cari vecchi conti pubblici e la cara vecchia crescita economia, è il Fondo monetario a riportarli all'attenzione, forse anche in vista di qualche simpatica operazione estiva sui mercati, perché lo spread dormicchia ma non è domato e le ragioni di incertezza, dice il Fondo, per l'Italia sono le stesse che c'erano in aprile. Insomma, la manovra di correzione dell'abile e prudente Tria ha fatto qualcosa nell'immediato ma i problemi restano e le condizioni di difficoltà riaffiorano. Poi, come si diceva, agosto  e settembre sono sempre i mesi dei grandi sommovimenti finanziari sui debiti pubblici e quindi si vedrà tra poco.

 

Anche perché, forse lo ricorderete, ma il secondo elemento di squilibrio che viene indicato per le economie europee, dopo i conti pubblici italiani, è la Brexit e particolarmente quella disordinata che nascerebbe dal no-deal. Ecco, da oggi è ufficialmente premier britannico il buffonesco Boris Johnson, fautore della Brexit senza le cautele e le mediazioni care (e fatali) a Theresa May. Le previsioni per un'uscita traumatica e squilibrata aumentano e vanno a sommarsi agli elementi di incertezza per i prossimi mesi. Chi ha memoria per le crisi pensi a quella del settembre 1992 con la lira sotto attacco e l'uscita dolorosa dal sistema monetario europeo. in quell'occasione uscì, sotto la pressione dei mercati, anche la sterlina.

  

Tocca livelli sublimi di comicità involontaria il video in cui Di Maio spiega il mandato zero e quindi tenta di rompere quello che era uno stupidissimo tabù ma pur sempre un tabù, una idiotissima fissazione ma pur sempre una fissazione, del suo movimento politico. Qui si era già scritto che Di Maio non controlla bene il significato delle parole e che le usa con disinvoltura senza, a quanto pare, saperne proprio valutare il senso. Gli succede la stessa cosa, si era scritto anche questo, con metafore, analogie, immagini, paragoni. In questo video potrete vedere che anche la logica elementare viene smontata e privata di senso nel modo espressivo di Di Maio, favorito anche, verso questa perdita di senso, dalla solitudine davanti a una piccola telecamera, condizione che assomiglia molto a una solitudine assoluta in cui quindi i concetti tendono a perdere la coerenza interna e il legame con la realtà esterna anche a causa dell'isolamento della persona che parla e della mancanza, a sua volta, di segnali verbali o non verbali dall'esterno. Ad esempio una pernacchia, come segnale para-verbale, avrebbe avuto un ottimo effetto per reindirizzare il ragionamento di Di Maio verso una banale logica ben fondata all'interno del sistema dei numeri interi, in cui valgano ad esempio sia  2=1+1 sia 3-0=3 sia 2 diverso da 3. Lo riproponiamo questo meraviglioso video del tutorial dimaiano per andare avanti nelle discussioni serali, anche dopo cena.

  

Il Foglio ha affidato a Totò il compito di accostare alla logica di Di Maio qualcosa di paragonabile.

 

Ma che vuole Salvini a Bibbiano? Lo mettiamo qui sotto (anche se qui non vale gerarchia di notizie) per tutelare la dignità delle chiacchiere serali dagli squallidi tentativi di orientamento del dibattito politico. Salvini che vuole a Bibbiano? cosa ha da aggiungere all'inchieste in corso? cosa ha da scoprire? gli serve solo una telecamera che lo riprenda ed è pronto per essere ritrasmesso. Non dategli retta se potete.

 

Comunque le indagini vanno avanti e ci sono anche nuovi approfondimenti sugli affidi già decisi e che potrebbero portare a modifiche di scelte già operative. Leggeremo nei prossimi giorni le ragioni di questi eventuali ripensamenti, per  valutare quali sono state davvero le pressioni esterne nel settore dell'assistenza sociale in questa zona d'Italia. Un esercizio utile per circoscrivere e forse eliminare le responsabilità politiche e amministrative.

 

Poi c'è Toninelli che chiede ai sindacati di rinviare lo sciopero di domani del trasporto locale, ferroviario e dei traghetti e quello di venerdì del trasporto aereo e riceve, malgrado la sua autorevolezza ministeriale, una risposta sbrigativa e negativa, accompagnata da una serie di lamentele sindacali per la mancanza totale di ascolto e di disponibilità da parte del ministro non decidente. Per mesi i sindacati hanno chiesto confronti e l'apertura di tavoli per ragionare sulle prospettive dei trasporti e della logistica ma non hanno mai avuto ascolto. Si arriva allo sciopero in un clima di esasperazione e non è certo servito l'appello al fare sistema perché dopo il blocco di ieri i viaggiatori e il paese avevano già subito troppe angherie. Ma appunto il ministro non decidente ha perso ogni credibilità verso il sindacato e il suo appello è finito nel cestino. Intanto sui roghi dolosi di ieri, atti di lieve entità rispetto ai danni che hanno provocato, si indaga nel mondo contrario, chissà poi perché, all'alta velocità così come concetto generale.

  

Il presidente degli industriali Boccia dice una cosa che qui si era scritta: la manfrina governativa si contrasta solo affrontando la maggioranza come una cosa unica, un grumo gialloverde e non come due distinti concorrenti in competizione.

 

Cantone lascia l'Anac e dice che i tempi sono cambiati. In che direzione stiano andando "i tempi" Cantone non lo dice, in cosa consista il cambiamento neppure. Lui ora rientra in magistratura.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    23 Luglio 2019 - 21:09

    Cantone all'Anac non ha cavato un ragno dal buco.Ottima la sua idea di tornare a fare il semplice magistrato.

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