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Di cosa parlare stasera a cena

Le proposte di Casaleggio e le mosse di Zingaretti

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

22 Luglio 2019 alle 18:25

Le proposte di Casaleggio e le mosse di Zingaretti

foto LaPresse

Non si tratta così una trattativa... insomma non ce n'è proprio nelle aule giudiziarie per le ossessioni trattativistiche tra stato e mafia. Ciò che trionfa sui giornali e nell'editoria specializzata non ha invece riscontro nelle sentenze e dalle parti dei tribunali. Il personaggio chiave di tutte le accuse, l'ex ministro democristiano Calogero Mannino, esce nuovamente assolto.

 

Poi c'è chi non la prende bene, ma non preoccupatevi, al Fatto avranno comunque da scrivere, a prescindere, come direbbe il direttore di quel giornale rubando battute a Totò.

  

Quindi succede solo questa cosa, che è in realtà un "non succedere", perché il dibattimento in Aula e la successiva sentenza hanno dimostrato che ciò per cui si voleva condannare Mannino non è successo. Veniamo quindi all'oggi: se a cena parlate di settimana decisiva, solo usando quell'espressione, rischiate una messa al bando dalle conversazioni presenti e future. È un'altra tranquilla settimana indecisiva, in cui non si decide né si fa alcunché. La Torino Lione è il paradigma, con la sua capacità di procedere, amministrativamente, per inerzia, con i suoi processi di avanzamento contrattuale, le sue scadenze (la prossima è il 26 luglio) che vanno avanti comunque, anche se ogni volta sembrano drammatiche. Quindi, come nei migliori regimi, in assenza di notizie politiche si può parlare dei treni e del fatto che arrivano in ritardo. Oggi lo hanno fatto in modo sistematico perché, per un attacco pare doloso, è saltata la centralina elettrica di Firenze e quindi ha scombussolato il traffico particolarmente dell'alta velocità con ripercussioni su tutto l'asse dell'infrastruttura. Un po' di pepe politico c'è nella quasi certezza che sia stato un attacco doloso e quindi riconducibile, forse, chissà, all proteste in corso presso i cantieri della Torino Lione, quelli in cui le cose, come dicevamo, comunque vanno avanti, a dispetto dei 5 stelle e anche a dispetto della finta fattività leghista.

  

Salvini fa il dovuto sopralluogo dove sono scoppiati gli incendi e subito diluvia la retorica.

 

Una questione che forse a qualcuno può interessare. Come avere il rimborso per i treni non partiti.

  

Si parla molto di creatività monetaria e si ascolta, per ragioni misteriose, ciò che pensa Davide Casaleggio. Mischiate e leggete Stagnaro per avere da dire a cena.

  

Volete parlare di Franceschini e del suo progetto di difesa dei valori costituzionali? E va bene, parliamo di Franceschini. Fa un'intervista molto franceschiniana, riproponendo l'eternamente vecchia idea dell'accordo tra Pd e 5 stelle. Ammantandola però con i valori della costituzione. E va bene che Salvini non ne è il campione, anzi. Ma il contrasto alla trucezza non deve far scegliere il trionfo della tattica becera, della stupida convergenza con chi i valori costituzionali e le forme e la sostanza della liberaldemocrazia e dello stato di diritto le mette in pericolo in modi ben più subdoli e pericolosi del rutto salviniano. Quindi, almeno per ora, Franceschini si becca il classico vaffa da Di Maio, che forse ha qualche pauretta interna, legata magari allo sfuggente prof. avv., che è un po' un Franceschini stellato. Oppure Di Maio usa il vaffa iniziale come una mossa tattica per coprirsi coi suoi in vista di un possibile accordo futuro, un po' come le cose terribili sui Benetton poco prima di accettare l'aiuto di Atlantia per salvare Alitalia. Franceschini in compenso fa saltare il precario equilibrio nel Pd. I renziani e lo stesso Renzi prorompono. E arriva un rimbrotto molto sensato da Enrico Rossi, presidente della Toscana, che coglie un punto di un certo interesse, ricordando che il Pd deve fare opposizione non a un pezzo di maggioranza ma, sempre e comunque, all'intera maggioranza gialloverde, da trattare e considerare come uno schieramento politico unico, quale in realtà è (aldilà della divisione del lavoro interno).

 

Zingaretti rimette il partito in linea, ehm. Mentre Renzi lancia un "senza di me" più forte del solito, dando l'impressione che davvero si pensi a un partito separato, con proprio l'accordo coi grillini a fare da linea di separazione.

 

Sul tema il Foglio è la bussola dei non-trattativisti e ha sviluppato la tesi dell'approccio unitario alla maggioranza gialloverde perfino prima che essa nascesse. Ripeschiamo da qualche giorno fa per favorire la vostra chiacchierata serale

 

La questione esplode in Sicilia.

 

Poi ha chiesto scusa, ma come si fa a pensare, scrivere, pubblicare cose del genere?

 

Parlate di Boris Johnson e datevi un tono ricordando numero che i 160 mila iscritti ai Tory che stanno decidendo, con voto postale, sulla sua designazione a capo del partito e quindi premier. Osservate che si tratta di un numero esiguo di inglesi ma che va benissimo così, Theresa May venne nominata con una procedura diversa, una consultazione tra i parlamentari e quindi fu tutto più veloce ma la scelta sembrò una manovra di palazzo. Adesso invece assomiglia a una specie di consultazione attraverso quelle che qui chiamiamo primarie cui sono ammessi solo gli iscritti, quindi, sempre restando al lessico italiano, si tratterebbe di primarie chiuse. Comunque vince certamente Johnson e la storiella della Brexit va avanti.

 

Un sottomarino francese che era scomparso nel Mediterraneo 50 anni fa.

 

E l'aereo che si salvò miracolosamente dopo 21 minuti di volo senza motore sull'Atlantico.

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