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Prove tecniche di patriottismo europeo

Chissenefrega dei numeri. Il manifesto di Ursula von der Leyen è una grande lezione sui confini della nostra libertà

17 Luglio 2019 alle 06:05

Prove tecniche di patriottismo europeo

Foto di @randycolasbe via Unsplash

Il Parlamento europeo, con una maggioranza risicata (383 voti favorevoli, la maggioranza era di 374), ha scelto ieri sera la splendida Ursula von der Leyen, sessant’anni, tedesca, popolare, sette figli, ex ministro della Difesa di Angela Merkel, come nuovo capo della Commissione europea.

 

L’elezione di Ursula von der Leyen, prima donna della storia a guidare la Commissione, avrà l’effetto di rimettere al centro del dibattito pubblico il tema delle leadership femminili, che in Europa cominciano a essere qualcosa in più di una semplice eccezione e che da tempo sembrano incarnare meglio di molti colleghi uomini il profilo giusto per definire sane alternative al machismo nazionalista (Mette Frederiksen in Danimarca, Zuzana Caputova in Slovacchia, Nicola Sturgeon in Scozia, Tilly Metz in Lussemburgo, Annegret Kramp-Karrenbauer e Angela Merkel in Germania, per non parlare delle verdi tedesche Annalena Baerbock, Katharina Schulze e Franziska Keller e della nuova presidente dell’Fmi Christine Lagarde).

 

La vera novità dell’elezione di Ursula von der Leyen non riguarda però un tema legato alla semplice questione di genere. Riguarda qualcosa di più importante che ha a che fare con la delimitazione chiara di un terreno di gioco all’interno del quale difendere i confini della nostra libertà. Non è la prima volta che famiglie europee contrapposte scelgono di convergere sul nome del presidente della Commissione europea (seppure con molte spaccature). Ma è forse la prima volta che famiglie europee diverse provano ad avvicinarsi per questioni legate non unicamente alla semplice convenienza. In questo senso, il discorso di Ursula von der Leyen è qualcosa di più di un classico manifesto europeista costruito come una piatta sommatoria di citazioni dei padri fondatori dell’Europa. E’ un manifesto politico e culturale in cui viene definito uno spazio all’interno del quale le famiglie politiche di colore opposto si impegnano a ricordare quali sono i princìpi non negoziabili della nostra Europa. Protezione contro protezionismo. Libertà contro paura. Apertura contro chiusura. Democrazia contro totalitarismo. Multilateralismo contro unilateralismo.

 

In Europa, ha detto ieri mattina la nuova presidente, vi è spesso “la sensazione che stiamo perdendo il controllo di quel che accade o che si stanno sfilacciando i legami all’interno delle nostre comunità. Ma ci sono state modalità diverse per reagire a questi fenomeni. Alcuni si stanno rivolgendo a regimi autoritari, altri stanno acquisendo influenza globale e creando dipendenze investendo in porti e strade. E altri ancora stanno diventando protezionisti. Nessuna di queste opzioni fa per noi. Vogliamo multilateralismo, vogliamo commercio libero ed equilibrato, difendiamo l’ordine che si basa sulle regole perché sappiamo che funziona bene per noi. Dobbiamo fare le cose nella European way. Ma se vogliamo incamminarci su questo percorso europeo, dobbiamo per forza riscoprire la nostra unità”. L’appello della nuova presidente della Commissione, in verità, alla fine ha fatto meno breccia rispetto a quello che si poteva inizialmente credere tra i parlamentari europei (in Italia ha votato contro la Lega, mentre il M5s, anche per differenziarsi dalla Lega, ha espresso parere favorevole, come Pd e FI, e con i suoi 14 deputati è stato decisivo e se la svolta non fosse opportunistica ci sarebbe da essere colpiti) e il nuovo presidente della Commissione non avrà vita facile dovendo fare ora i conti con una pazza maggioranza europeista che alla sua prima prova di forza ha dimostrato di non essere in grado di governare con fermezza i pazzi egoismi nazionali (i parlamentari del Pd sostengono che ad aver tradito sono stati proprio i socialisti e fra tedeschi, francesi, belgi, olandesi e greci circa un terzo dei voti del Pse sono andati perduti).

 

Un conto però sono i voti contrari arrivati per ragioni tattiche (il voto di ieri era segreto, ma con il voto palese la maggioranza sarà più solida), un altro conto sono i voti contrari arrivati per ragioni ideologiche. E chi ha votato per queste ragioni contro von der Leyen lo ha fatto (come la Lega, come la Le Pen, come l’AfD) anche per votare contro il riconoscimento trasversale di una zona franca all’interno della quale costruire muri per respingere tutti coloro che hanno trasformato il nazionalismo nel cavallo di Troia dei nemici dell’Europa. “Mio padre – ha detto la von der Leyen – sosteneva che l’Europa è come un lungo matrimonio. L’amore non può essere forte come il primo giorno, ma diventa più profondo. Perché sappiamo che possiamo contare gli uni sugli altri, nei momenti buoni e nei momenti difficili. Perché sappiamo che possiamo discutere, ma possiamo riconciliarci. Perché non dimentichiamo mai il motivo per cui siamo entrati in questa unione”. In un mondo globalizzato, come ricordato a febbraio da Mario Draghi in uno splendido discorso all’Università di Bologna, tutti i paesi, per essere sovrani, e garantire dunque la pace, la sicurezza e il pubblico bene del popolo, devono cooperare, combattendo l’idea che sia l’indipendenza a garantire maggiore sovranità. Il sovranismo europeo di Ursula von der Leyen contiene buoni ingredienti per un nuovo patriottismo europeo. Se gli europeisti si ricorderanno di non litigare tra loro, la nuova Europa avrà buone possibilità per tentare disperatamente e orgogliosamente di intonare il suo Make Europe Great Again.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    17 Luglio 2019 - 22:10

    Il voto a Von der Leyen (auguri) rappresenta, pur nella ristretta dimensione numerica, il prevalere delle forze politiche convinte dall'esigenza di rafforzare l'Europa come comunità di democrazie unite dalla condivisione di interessi, certo, ma anche di irrrinunciabili principi. Non a caso i tentativi di ostacolare il progetto europeo vengono da paesi non democratici, autoritari come Usa e Russia e totalitari come la Cina. Il voto alpa nuova Presidente della Commissione rappresenta anche una marginalizzazione dei partiti di estrema destra, più vicini ai nostri avversari di natura autoritaria (Usa e Russia in primis). E spero che l'esperienza della neo Presidente come Ministro della Difesa possa favorire la nascita di un vero esercito europeo, che possa mandare in pensione la Nato (che ormai esiste solo sulla carta, senza interessi comuni) e, per noi italiani, a chiudere con la presenza di armi atomiche sul nostro territorio.

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  • gheron

    17 Luglio 2019 - 18:06

    Massima fiducia a questa signora, madre spero felice e attenta di ben sette figli. Questo il punto di gran lunga il più rassicurante del suo profilo. Auguri, Europa.

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  • simone.pollano

    17 Luglio 2019 - 18:06

    Citerei questo bellissimo poema scritto da un indiano che lamentava la presenza asfissiante coloniale degli inglesi in India. Mai come ora attuale, over per country sostituirei EUROPE - “Where the mind is without fear and the head is held high, where knowledge is free. Where the world has not been broken up into fragments by narrow domestic walls. Where words come out from the depth of truth, where tireless striving stretches its arms toward perfection. Where the clear stream of reason has not lost its way into the dreary desert sand of dead habit. Where the mind is led forward by thee into ever widening thought and action. In to that heaven of freedom, my father, LET MY COUNTRY AWAKE!” ― Nobel Prize Winner Rabindranath Tagore, Gitanjali

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Luglio 2019 - 18:06

    l direttore - Ah, la semantica! Patriottismo Europeo, è un ossimoro. Che si fa? Si caccia la Patria dalla porta, internazionalismo, multiculturalismo, terzo mondismo, società aperta, accoglienze e via cantando, e poi si pretende di farla rientrare dalla finestra moltiplicata per 50?

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