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Dilemma Ursula

O il fronte europeista vota compatto per la von der Leyen o il “salvataggio” sovranista no grazie

13 Luglio 2019 alle 06:18

Dilemma Ursula

Ursula von der Leyen (Foto LaPresse)

Bruxelles. Il gruppo dei socialisti all’Europarlamento è nel caos e, se non riuscirà a trovare una posizione unitaria su Ursula von der Leyen (Vdl), contribuirà a far iniziare la nuova legislatura nel peggiore dei modi: il presidente della Commissione rischia di essere eletto con i voti decisivi dell’estrema destra, dei nazionalisti e dei populisti. All’inizio della settimana, la conferma sembrava assicurata: popolari, socialisti e liberali hanno 444 voti, abbastanza per arrivare alla maggioranza assoluta di 376 anche con il “no” di qualche malpancista come la Spd tedesca. Ma le audizioni nei gruppi non sono andate bene. Vdl è stata molto debole sullo stato di diritto, dando l’impressione di doversi sdebitare con Polonia e Ungheria che con la loro intransigenza su Frans Timmermans hanno portato alla sua nomina. Nel gruppo socialista, già alle prese con una rivolta interna, gli equilibri si sono ribaltati. Nei conteggi informali, almeno i due terzi dei socialisti sembrano orientati a votare contro e anche qualche liberale di Renew Europe si è messo a dubitare.

 

Socialisti e liberali hanno mandato un questionario ciascuno a von der Leyen ponendo le loro condizioni. Ma il dilemma rimane: “I liberali di Macron e il Pd italiano potranno votare con Orbán, la Lega e i 5 stelle?”, dice al Foglio Alberto Alemanno, docente all’École des hautes études commerciales di Parigi. Il nuovo Europarlamento ha un “baricentro europeista, antisovranista e progressista”, spiega Alemanno: “Concepita dai leader europei come un progetto accettabile per la maggioranza antisovranista, sarebbe innaturale che tale candidatura trovi magicamente sostegno in una maggioranza tendenzialmente di destra”. I numeri sono politica: passare per una manciata di voti nazionalisti e populisti svuoterebbe la Commissione von der Leyen della sua legittimità europeista. Se socialisti e liberali non daranno una maggioranza forte a una popolare tedesca, farla cadere potrebbe essere il male minore.

David Carretta

Corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale. Da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale. Dal 2004 collabora regolarmente con il Foglio, scrivendo di Europa, Nato, relazioni transatlantiche, politica francese e Belgio. E' stato militante radicale, assistente al Parlamento europeo e tesoriere di Non c'è Pace senza Giustizia. Dopo un decennio a contatto con le istituzioni europee, il suo euro-entusiasmo si è trasformato in euro-realismo: l'Europa è quello che è, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Così anche per i radicali.

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