Con Platini cade un altro pilastro del sistema Sarkozy

Mauro Zanon

Dopo Claude Guéant a Sophie Dion è la volta dell'ex presidente dell'Uefa. Così crolla un apparato tentacolare di favori e valigette in pelle che viaggiavano con grande frequenza tra Doha e Parigi

Parigi. Ancora lì, nella penombra dell’Ufficio anticorruzione della polizia giudiziaria di Nanterre, il luogo della resa dei conti, della fine di un’epoca, della parabola triste della sarkozia che non luccica più e vede le sue pedine cadere una dopo l’altra. Questa mattina, come Nicolas Sarkozy lo scorso anno nel quadro dei presunti finanziamenti libici della campagna presidenziale del 2007, Michel Platini, l’ex star del calcio francese e amico stretto dell’ex président, è stato messo in stato di fermo nell’ambito dell’indagine sui possibili atti di corruzione legati all’assegnazione dei Mondiali del 2022 al Qatar.

 

Ma assieme a lui, presidente della Uefa dal 2007 al 2015, sono coinvolti anche due pasdaran della sarkozia che fu: Claude Guéant, soprannominato il “cardinale”, ex ministro dell’Interno e segretario generale dell’Eliseo, e Sophie Dion, consigliera dell’allora presidente della Repubblica con delega allo sport. Il nome di Guéant, interrogato come “sospetto libero” dai poliziotti di Nanterre, figura in tutti gli scandali giudiziari che hanno coinvolto Sarkozy e i suoi emissari, dalla Libia, su cui presto potrebbero esserci novità, al cosiddetto “affaire des sondages”, quando l’Eliseo commissionò sondaggi senza gara a due habitué della corte sarkozysta come Patrick Buisson e Pierre Giacometti.

 

Il nome di Sophie Dion, ex deputata dell’Alta Savoia in quota gollista, non era ancora emerso, invece, nelle pagine giudiziarie dei giornali. Ma questa sarkozista di ferro (lo ha sempre sostenuto, anche durante le primarie interne del 2016, quando la spuntò François Fillon) potrebbe avere molte cose da dire agli inquirenti, convinti della sua centralità nell’affaire che rischia di far saltare molte teste. È un intero sistema che sta crollando, un apparato tentacolare di favori e valigette in pelle che viaggiavano con grande frequenza tra Doha e Parigi, una rete di amici, lobbisti e uomini d’affari dal passato torbido che non hanno più il palcoscenico di un tempo. Nel novembre del 2010, all’epoca della famosa cena all’Eliseo dove si sarebbe deciso tutto, la sarkozia era ancora al suo apogeo: Sarko guidava il paese con mano ferma aiutato dallo “Squalo” Bernard Squarcini, capo della temutissima Dcri, i servizi segreti interni, Platini favoriva la geopolitica della grandeur ai vertici del calcio europeo e mondiale (era anche vice presidente della Fifa) e gli sgherri come Guéant avevano il compito di oliare l’intero sistema. Oggi, l’ex ministro dell’Interno è un “cardinale decaduto”, come ha scritto l’Obs. Ma con lui è tutta la sarkozia a essere in piena decadenza.