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L'interrogatorio di Sarkozy

L’ex presidente francese in stato di fermo. La vicenda libica e il coma gollista

20 Marzo 2018 alle 20:40

L'interrogatorio di Sarkozy

Nicolas Sarkozy (foto LaPresse)

La campagna elettorale del 2007 continua a perseguitare Nicolas Sarkozy, ex presidente allora vittorioso, in quell’unico mandato che l’elettorato francese gli ha concesso. Martedì mattina Sarkozy è stato messo in stato di fermo presso l’ufficio anticorruzione della polizia giudiziaria di Nanterre ed è stato interrogato per tutto il giorno: è sospettato di finanziamenti illeciti da parte dell’allora rais libico Gheddafi proprio per quella campagna elettorale. Non è l’unico scandalo in cui è coinvolto l’ex presidente “bling bling”: è già stato rinviato a giudizio per finanziamento illegale nell’ambito del caso “Bygmalion” ed è indagato per corruzione e abuso d’ufficio nel caso “Paul Bismuth”. Ma la questione libica è molto più complessa e rilevante, perché oggi Gheddafi non c’è più e la sua cacciata – con un’operazione della Nato nel 2011 e l’uccisione di Gheddafi in fuga: la prima immagine scattata al cadavere fu fatta da un fotografo francese – fu fortemente voluta proprio dalla Francia di Nicolas Sarkozy. L’inchiesta parte da un documento pubblicato nel 2012 dal sito investigativo Mediapart, che denunciava il finanziamento libico: da allora i personaggi coinvolti hanno testimoniato, raccontato, spiegato. C’è un intermediario franco-libanese che traffica in armi; c’è il coinvolgimento del responsabile della campagna di Sarkozy; c’è anche un cadavere, quello dell’ex ministro del Petrolio libico, Ghanem, ritrovato nel Danubio tra il primo e il secondo turno delle presidenziali francesi del 2012 (vinte da Hollande, che sconfisse Sarkozy). E c’è la campagna di Libia, la determinazione francese all’interno dell’operazione della Nato, la volontà di Parigi di avere un ruolo nel post Gheddafi, l’incapacità di garantire la stabilità in un paese che ancora oggi è diviso e in guerra, con le conseguenze economiche, politiche e di immigrazione che anche noi italiani conosciamo bene. Pure sulla rivalità proprio con l’Italia si è scritto e detto molto, lo facciamo ancora oggi, figurarsi allora quando là c’era Sarkozy e qui Berlusconi.

 

Ecco perché il risveglio martedì mattina è stato brusco. Perché i rapporti tra Sarkozy e Gheddafi ci riguardano da vicino, ancora oggi. E anche perché questa vicenda racconta ancora una volta l’implosione non soltanto del candidato d’oro della destra neogollista che fu, ma anche lo stato comatoso di una compagine politica che ha smesso di fornire idee e alternative politiche e si è invischiato in una guerra interna scandita da scandali, azzoppamenti, ripicche, vestiti costosi e un’irrimediabile incapacità di ricostruirsi.

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