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Il romanzo criminale di Sarkozy

E’ quello che si potrebbe scrivere sulla fine lenta e spietata del “petit président” e del suo sistema di potere

26 Marzo 2018 alle 10:32

Il romanzo criminale di Sarkozy

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy (foto LaPresse)

La sua triste parabola è terminata giovedì, in una periferia di Parigi, negli uffici bui del reparto anti-corruzione della polizia giudiziaria di Nanterre, in quel comune dove cinquant’anni fa scoppiò la prima scintilla del ‘68, l’odiato ‘68, contro il quale si è scagliato tutta la vita, additandolo come la “causa di tutti i mali della Francia”. “Corruzione passiva”, “finanziamento illegale della campagna elettorale” e “occultamento di fondi pubblici libici”, tre macigni che pesano sulla sua figura e sulla storia, quella...

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Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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