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“No collusion”. Così il rapporto Mueller è già diventato uno slogan per la campagna di Trump

Il ministro della Giustizia, William Barr, ha diffuso in una lettera di quattro pagine le conclusioni dell'inchiesta sul Russiagate: non ci fu collusione fra la Russia e Trump. Per il presidente si tratta di un trionfo politico

25 Marzo 2019 alle 07:01

“No collusion”. Così il rapporto Mueller è già diventato uno slogan per la campagna di Trump

Donald Trump (foto LaPresse)

New York. Domenica pomeriggio il ministro della Giustizia americano, William Barr, ha diffuso in una lettera di quattro pagine le conclusioni del rapporto Mueller, che riguarda le interferenze russe nelle elezioni presidenziali 2016. Come già avevano scritto le agenzie d’intelligence americane nell’ottobre 2016 e nel gennaio 2017, anche l’inchiesta del procuratore speciale conferma che il governo russo ordinò due operazioni segrete per manipolare le elezioni americane, ma dice che non ci fu collusione o cospirazione fra la Russia e il presidente americano Donald Trump. “NO COLLUSION!”, come ha subito scritto lui su Twitter (e non c’è dubbio che diverrà uno slogan). Trump aveva sempre sostenuto di non credere ai rapporti della sua intelligence e di credere invece alla versione del presidente russo Vladimir Putin che in un incontro faccia a faccia gli aveva assicurato che non c’erano state interferenze.

 


Leggi la lettera del ministro della Giustizia, William Barr


  

Il rapporto non si pronuncia sull’ostruzione di giustizia – quindi la possibilità che il presidente abbia tentato di ostacolare l’inchiesta, per esempio facendo pressione e poi licenziando il direttore dell’Fbi, James Comey – che era l’altra grande accusa contro Trump, e dice che ci potrebbe essere stata oppure no. “Sono stato completamente scagionato!”, ha scritto ancora Trump, anche se quella seconda questione non è stata risolta e ora molto probabilmente sarà esaminata dal Congresso. Ma non conta: la sintesi della prima ora è quella che vale, la percezione è travolgente, non c’è collusione, no collusion, i tecnicismi saranno dibattuti per mesi ma non scalfiranno una base elettorale che già era convinta dell’innocenza del suo candidato quando l’inchiesta di Mueller durata quasi due anni sembrava pericolosa, figuriamoci adesso che è finita in un nulla di fatto.

  

 

Per il presidente Trump si tratta di un trionfo politico che viene dopo soltanto al giorno dell’elezione e della vittoria contro Hillary Clinton e che potrebbe dare una spinta propulsiva alla sua campagna per il 2020. Già ieri il suo comitato elettorale ha spedito una mail in cui partiva dalla notizia del rapporto e della mancata collusione per chiedere agli elettori di fare donazioni. Il rapporto di Mueller adesso legittima e convalida agli occhi di molti americani la visione del mondo che il presidente predica tutti i giorni: c’è un grande complotto contro di lui, le accuse sono soltanto una caccia alle streghe, i media sono il nemico del popolo assieme ai traditori che si annidano negli apparati dello stato. Non importa che la stessa indagine abbia portato all’incriminazione di sei uomini dell’Amministrazione Tump e che dal materiale raccolto siano partiti molti altri filoni d’inchiesta che sono altrettanto pericolosi – ci stanno lavorando i procuratori di New York – la sintesi del rapporto diffusa ieri darà una mano al presidente in carica nella corsa per la rielezione. Di certo i russi che hanno organizzato le operazioni per aiutarlo nel 2016 non speravano in un effetto così prolungato.

 

 

I democratici chiedono che il rapporto Mueller sia desecretato, per molte ragioni. Vogliono chiarire la questione dell’ostruzione di giustizia, vogliono ottenere la mole di informazioni raccolte dal procuratore speciale su Trump – che potrebbero essere molto dannose per il presidente anche se non sono valse una richiesta finale d’impeachment – e vogliono usare il rapporto come base per le molte inchieste che hanno il potere di portare avanti ora che hanno la maggioranza alla Camera. Quelle inchieste, tuttavia, potranno soltanto essere collaterali e quindi su altri temi, perché sul tema della possibile collusione con i russi i democratici non possono sperare di fare meglio di Mueller, che ha fatto un lavoro in profondità con una quantità enorme di risorse e di uomini a disposizione.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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  • Ferny55

    25 Marzo 2019 - 10:10

    Le azioni come le elezioni portano delle conseguenze. Questa farsa organizzata ben prima delle elezioni di Novembre e che Trump conosceva, è stata usata per scoperchiare la politicizzazione con l'Amministrazione Obama di alcune agenzie di intelligence americane, di larga parte del Dipartimento di Giustizia e di alcuni alti livelli dell'FBI. Le conseguenze si vedranno presto e per alcuni saranno molto serie perché hanno tentato un vero e proprio colpo di stato. Per altri sarà sufficiente aspettare le indagini che sono in corso sul riciclaggio di denaro per poterli condannare per corruzione.

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    • adebenedetti

      25 Marzo 2019 - 12:12

      Condivido pienamente il suo giudizio. Il tentativo di colpo di stato da parte del Depp State e` fallito. Ricordo che il team di Mueller era composto esclusivamente da personaggi legati al partito democratico (iscritti), tra essi vi era pure l`avvocato di Hillary Clinton e della sua Fondazione, per non parlare dei finaziatori o di chi era andato alla festa per celebrare la inevitabile vittoria di Hillary, festa poi non fatta.Ricordo che Mueller rappresenta l`accusa e non e` un giudice e quindi e` parte in causa. Ha fallito anche se ha tentato non di far cantare quelli che ha inquisito ma di FARLI COMPORRE. come ha dichiarato il giudice del caso Manaford che ha condannato si Manaford ma ad una pena infinitamente minore a quella richiesta dal Team Mueller.

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      • Ferny55

        25 Marzo 2019 - 14:02

        In realtà la figura di Muller è molto interessante ed al tempo stesso controversa. Ci sono molte prove che in passato ha provato a perseguire la corruzione del sistema insieme ad altri ( Comey, RR, Wray e Barr) ma è sempre stato stoppato. Una cosa è certa:Trump per anni è stato un asset sotto copertura dell'FBI e in tante indagini ha collaborato con tutti questi soggetti e con Muller in particolare, prima e dopo la sua nomina a Direttore dell'FBI. Per cui penso che in realtà tutta l'operazione sul Russia gate è stata sfruttata per riprendere il discorso iniziato tanti anni. Ci sono attualmente in America numerose indagini sul riciclaggio di denaro partite proprio con Manafort ed il suo ex socio cha sta ancora collaborando. Sono coinvolte decine e decine di banche in tutto il mondo e non appena queste forniranno i nomi e le prove documentali delle diverse transazioni, molti politici americani, su entrambi i lati, cadranno come mosche.

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