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Qual è il vero pericolo giudiziario per Trump

Chris Christie, ex consigliere del presidente americano, ha detto alla Cnn che il “problema e la minaccia” principale per The Donald è un ufficio di mastini a Manhattan che raccoglie le piste di Mueller

26 Marzo 2019 alle 06:05

Qual è il vero pericolo giudiziario per Trump

Foto LaPresse

Milano. In un’intervista recente Chris Christie, l’ex procuratore, ex governatore del New Jersey ed ex consigliere di Donald Trump ha detto alla Cnn che il “problema e la minaccia” principale per il presidente americano, almeno dal punto di vista giudiziario, non è l’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller – che, per ora, ha portato a quello che Trump ha definito su Twitter un “COMPLETO E TOTALE ESONERO” dalle accuse, e che l’opposizione democratica definisce come “va bene che non c’è stata collusione con i russi, ma sul resto vogliamo vedere le carte”. La principale minaccia giudiziaria per Trump, sosteneva Christie, è l’ufficio della procura del distretto meridionale di New York, il Southern District of New York (SDNY), che ha accumulato alcune delle indagini più importanti che riguardano il presidente, le sue attività economiche e la sua campagna e che, al contrario dell’indagine di Mueller, non ha vincoli imposti da un mandato ristretto.

 

L’azione del procuratore speciale Mueller, infatti, era delimitata in maniera piuttosto stringente al solo obiettivo di verificare se tra la campagna elettorale di Donald Trump e la Russia vi fosse stata una collusione esplicita durante le elezioni. Ventidue mesi di indagini sulla collusione hanno rivelato molte piste di indagine che tuttavia Mueller e i suoi non potevano raccogliere. Entra così in scena il SDNY, che non è impedito da un mandato preciso. Inoltre, tra tutte le procure d’America, quella del distretto sud di New York (che corrisponde a Manhattan e che è lo stesso distretto della Trump Tower) è celebre in tutto il paese perché è piena di mastini e per la sua indipendenza, che spesso sopravanza le indicazioni del dipartimento di Giustizia. Fin dai tempi del processo ai coniugi Rosenberg negli anni Cinquanta per passare al periodo in cui era guidato da Rudy Giuliani (che oggi è avvocato di Trump), il SDNY è conosciuto come Sovereign District of New York, un “distretto sovrano”. L’SDNY ha anche fama di imparzialità: è specializzato in reati di corruzione, terrorismo e gestione finanziaria e ha incriminato personaggi e politici di tutti gli schieramenti.

 

Non si sa con precisione quante siano le indagini che riguardano il mondo trumpiano perché sono spesso segrete, ma il New York Times sostiene che siano “circa una dozzina”. Di queste, la metà è gestita dal SDNY (le altre sono a Los Angeles, Brooklyn, Washington e altrove). L’inchiesta più nota del SDNY riguarda Michael Cohen, l’ex avvocato di Donald Trump, cominciata dopo che il procuratore Mueller aveva passato quel troncone d’indagine ai suoi colleghi a Manhattan. L’indagine si concentrava sui pagamenti illegali che Cohen ha fatto a due donne per mantenere il silenzio sulle loro relazioni extramatrimoniali di Trump, e si è conclusa di recente con una dichiarazione di colpevolezza e con una condanna per Cohen a tre anni di prigione. Il capo procuratore del SDNY, Geoffrey Berman, nominato da Trump nel gennaio del 2018, si è ricusato da quell’inchiesta per non specificati conflitti d’interessi. La pratica è passata dapprima al suo vice Robert Khuzami e poi pochi giorni fa ad Audrey Strauss.

 

Si sa inoltre che i procuratori del SDNY stanno investigando sugli espedienti finanziari usati dalla Trump Organization per rimborsare Cohen dei soldi pagati di tasca sua alle due donne. Un altro filone d’indagine riguarda le pratiche finanziarie del comitato d’insediamento di Trump. Cohen ha testimoniato davanti al Congresso americano alla fine di febbraio, e quando i deputati gli hanno chiesto se “fosse a conoscenza di altri reati che riguardano Donald Trump e di cui non abbiamo parlato” ha risposto: “Sì, e sono parte di un’indagine del SDNY”. Successivamente ha detto di essere “in costante contatto” con gli investigatori. Oltre a Cohen, il SDNY ha una parata di collaboratori di peso, tra cui Allen Weisselberg, l’ex cfo della Trump Organization, David Pecker, l’editore del tabloid trumpiano National Inquirer e l’ex funzionario della campagna elettorale Rick Gates. L’SDNY, inoltre, ha raccolto altre due piste d’indagine nate dal lavoro di Mueller, che riguardano Paul Manafort, l’ex capo della campagna elettorale di Trump di recente condannato a sette anni di prigione per diversi reati.

 

In teoria, Trump dovrebbe essere al sicuro da tutte queste indagini (specie se ottiene la rielezione) perché secondo l’interpretazione della legge data dal dipartimento di Giustizia non si può incriminare un presidente in carica. Politico ha sostenuto di recente che l’indipendenza del Sovereign District potrebbe spingersi al punto da sostenere un’interpretazione differente.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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Commenti all'articolo

  • Ferny55

    26 Marzo 2019 - 09:09

    Il SDNY sa perfettamente che Trump è un asset dell'FBI da oltre 40 anni. Le sue operazioni sotto copertura contro la mafia italiana e russa, sono state condotte in coordinamento proprio con quell'ufficio. Per cui non ci farei molto affidamento, considerando anche la sua dipendenza dal Dipartimento di Giustizia ( i Procuratori vengono nominati dal DOJ). Per il resto basterebbe conoscere la Costituzione americana.

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