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Un segnale di ottimismo: la vittoria di Čaputova del primo round elettorale in Slovacchia

Non è ancora finita ma il messaggio è chiaro: i populisti si combattono e basta e c’è sempre un popolo enorme che non aspetta altro di essere rappresentato

17 Marzo 2019 alle 16:05

Un segnale di ottimismo: la vittoria di Čaputova del primo round elettorale in Slovacchia

Zuzana Čaputova (foto LaPresse)

Vincendo il primo round delle elezioni presidenziali in Slovacchia, l’avvocato ambientalista Zuzana Čaputova si avvicina a diventare il primo presidente donna del paese. Sarebbe una svolta radicale per un paese che è stato preda della corruzione dilagante da quando, nel 1993, si è costituita la Repubblica Slovacca e che potrebbe segnare un punto di svolta anche in Europa centrale.

  
L’elezione di una figura dichiaratamente filo occidentale che sta apertamente dalla parte della Nato e dell’Unione europea, sarebbe un sollievo per tutti i liberali, in un periodo in cui i paesi vicini, vale a dire la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia, sono guidati da politici populisti di varie fogge. Inoltre, se il terremoto politico in corso dovesse aprire la strada ad un governo stabile e riformista (l’anno prossimo ci saranno le elezioni politiche), significherebbe che la "verità" e "l’onestà", gli slogan chiave usati da quanti hanno combattuto per la democrazia nel 1989 e che ora hanno proiettato la Čaputova in testa al primo turno, possono di nuovo rivelarsi vittoriosi.

  
Quel che accade in Slovacchia la dice lunga anche sui cambiamenti in corso in tutto l’Occidente. Zuzana Čaputova, ovviamente ha dovuto affrontare un fitto fuoco di sbarramento. Hanno avanzato sospetti sul Goldman Prize che le è stato conferito nel 2016, definendolo «Hillary Clinton Prize», hanno insinuato (erroneamente) che sia ebrea, hanno contestato la sua condizione di divorziata, diffuso pettegolezzi sul suo attuale partner, hanno sostenuto che stia cercando di fomentare il «disordine morale» imponendo una agenda filo LGBT, e l’hanno immancabilmente infangata come il candidato di George Soros. Ma Zuzana Čaputova è stata, ad esempio, molto più schietta sul matrimonio omosessuale e sulle adozioni da parte delle coppie delle stesso sesso dei candidati che l’hanno preceduta. Il che potrebbe certamente provocare la defezione di alcuni degli elettori cattolici più conservatori che altrimenti starebbero con lei dalla parte rivolto all’apertura dello spartiacque. Ma - e qui si nasconde un insegnamento per i liberal dell’Occidente - non ha mai sbandierato le sue opinioni unicamente per compiacere il pubblico o, in questo caso, conquistare il pubblico conservatore. Tutt’altro. I populisti si combattono e basta e c’è sempre un popolo enorme alternativo a quello che si riconosce nel governo che non aspetta altro di essere rappresentato.

 
Ovviamente, non è ancora finita e non c’è niente di prestabilito. Ma c’è più di una ragione per essere ottimisti.

Alessandro Maran

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