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I missili iraniani su Tel Aviv

I Fajr-5 e l’appeasement occidentale sfruttato da Teheran. Sveglia

15 Marzo 2019 alle 20:54

I missili iraniani su Tel Aviv

Una postazione mobile di lancio dei Fajr-5

Alle 20,50 di giovedì sera in Israele le sirene antiaeree sono entrate in funzione nell’area del Gush Dan, dove si trova la capitale economica, Tel Aviv. Le autorità hanno disposto l’apertura dei rifugi. E’ la prima volta dalla guerra di Gaza del 2014 che Tel Aviv diventa obiettivo di razzi lanciati dall’area controllata da Hamas. Il fatto che i missili di Gaza, di solito in grado di colpire aree israeliane limitrofe alla Striscia o poco oltre, siano arrivati su Tel Aviv dopo un percorso di ottanta chilometri ha spinto gli esperti di sicurezza a pensare che si trattasse di missili iraniani, i Fajr-5. Nonostante la crisi economica interna al regime, l’Iran continua a fornire centinaia di milioni di dollari ogni anno ai terroristi di tutto il mondo. “L’Iran fornisce agli hezbollah da solo circa 700 milioni di dollari all’anno”, ha rivelato Nathan A. Sales, coordinatore per l’antiterrorismo negli Stati Uniti. “Fornisce altri 100 milioni a vari gruppi terroristici palestinesi. Il totale si avvicina al miliardo di dollari. Facciamo una pausa per considerarlo, e lo ripeto: il regime iraniano spende quasi un miliardo di dollari all’anno solo per sostenere il terrorismo”.

 

E qui bisogna tornare a ripetere quanto abbiamo sempre detto. L’appeasement europeo e occidentale nei confronti della Repubblica islamica iraniana è un pranzo di gala per un regime che non può essere placato con gli affari, con la fine delle sanzioni e dell’isolamento internazionale. L’obiettivo di Teheran è costruire una grande mezzaluna sciita il cui sbocco naturale è l’accesso al Mediterraneo. E sulla sua strada c’è Israele. Per questo gli iraniani forniscono questi missili alle formazioni jihadiste palestinesi e libanesi. L’appeasement può funzionare, a patto che si decida, consciamente o meno, di scaricare il nostro unico e autentico alleato in medio oriente. L’unico stato democratico nella regione. E questo non deve accadere.

Redazione

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