I confini di Trump

Paola Peduzzi

L’America ancora in shutdown, il presidente vuole il muro a ogni costo: ma funzionerebbe davvero?

Milano. La fiducia in Babbo Natale è più forte di qualsiasi cosa, e così la bambina di sette anni che ha parlato al telefono con Donald Trump non ha capito o non ha voluto capire quel che le ha detto il presidente e ha festeggiato il Natale nella convinzione felice che Babbo Natale esista ed esaudisca tutti i desideri dei bambini. Molti altri vorrebbero fare come lei, far finta di non capire: sarebbe un gran regalo poter ignorare quel che dice il presidente degli Stati Uniti – a questa assurdità ci ha ridotto il trumpismo – e forse sarebbe addirittura utile, almeno per contenere l’ossessione di Trump su “quel che dicono gli altri di me”. Ma non si può, e così queste feste saranno scandite dagli effetti del piano trumpiano, che secondo lui è di successo, perché “stiamo finalmente mettendo l’America al primo posto”, come ha tuittato due sere fa, elencando i pilastri della sua dottrina: mettere al sicuro i confini contro l’arrivo indiscriminato di immigrati e di “elementi pericolosi”, fare nuovi (e “great”) accordi commerciali, riportare le truppe a casa come annunciato la settimana scorsa con il ritiro dei soldati in Siria (contro il volere dei generali). Trump è “tutto solo, povero me” – è sempre il presidente che tuitta, il Natale è duro per tutti, ma per lui di più – e combatte contro il Congresso che non vuole stanziare i soldi per il muro al confine, contro la Federal Reserve, contro il suo ormai ex segretario alla Difesa, contro gli alleati, contro le istituzioni internazionali e contro i media menzogneri. E’ tutto un conflitto per Trump, la chiamano teoria del caos e molti la trovano addirittura seducente. Però è costosa, come dimostrano i mercati e come dimostra in particolare lo shutdown, il blocco parziale delle attività amministrative americane. 

 

Lo stallo è stato causato dalla gestione dei confini, dalla sicurezza sui confini ed è appena un pochino ironico rilevare che tra i dipartimenti che non stanno funzionando in questo momento c’è proprio quello della Sicurezza nazionale. Trump vuole il suo muro – o barriera, “o come volete chiamarla”, ha detto Trump, dopo aver postato tra le altre cose l’imperdibile disegnino del muro “efficace e allo stesso tempo bello” – perché è come la ruota, un’invenzione che funziona, unica e insostituibile e rivoluzionaria, e i democratici saranno prima o poi costretti ad ammetterlo. Finché non lo fanno, il governo resterà bloccato, e Trump non ascolta ragioni, nemmeno da chi gli dice: va bene, ammettiamo che si faccia questo muro, lungo tremila chilometri e alto dieci metri, siamo sicuri che poi funzionerà? I muri funzionano quando sono controllati e presidiati – come la barriera tra Israele e i territori palestinesi, che ovviamente è anche molto più piccolo e gestibile – e una volta che è stato creato un sistema di monitoraggio, con persone e tecniche all’avanguardia (e costerebbe molto più di quanto dice oggi Trump), il muro diventa quasi inutile, perché è proprio questo sistema che garantisce l’efficacia del muro, ed è anche molto più flessibile (alcuni esperti dicono di studiare la storia della difesa americana: si scoprirà che la strategia che si basa sui “presidi fissi” è la meno efficace, senza considerare anche il fatto che questa barriera non dividerebbe paesi in guerra tra loro).

 

Ma Trump non ascolta ragioni, chi critica il muro è un democratico o un giornalista fake o a libro paga di Soros: la sicurezza deve essere garantita, e non c’è niente di meglio di un muro. Sui confini si sta consumando il conflitto tra l’ideologia trumpiana e tutti gli altri, con l’immigrazione-male-da-combattere a dominare ogni dibattito. Nell’ultimo anno abbiamo sentito le urla dei bambini nelle “gabbie” al confine, le urla delle madri anche, e ieri anche quelle di un padre (guatemalteco): suo figlio di otto anni è morto dopo essere stato male in un centro di detenzione, ed è il secondo ragazzino che muore nell’ultimo mese. Le guardie di frontiera hanno annunciato ieri alcuni cambiamenti nelle procedure di accoglienza, almeno per quel che riguarda le garanzie mediche. Sono circa 14 mila i minori in custodia ai confini: non erano mai stati così tanti.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi