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L’abbaglio sovranista

Il Global Compact sulle migrazioni è in linea con l’interesse italiano

30 Novembre 2018 alle 06:00

L’abbaglio sovranista

New York, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte all'Onu (foto LaPresse)

Il “Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare” è un documento delle Nazioni Unite, elaborato da 192 paesi su 193 (America esclusa: Trump non volle, nel 2017, partecipare per dare un segnale di discontinuità con l’Amministrazione precedente), su un’iniziativa dell’Unione europea che risale al 2016, quando il flusso di migranti era corposo e il tema migratorio realmente rilevante. L’obiettivo principale dell’Ue era quello – giustissimo – di internazionalizzare la crisi: i migranti non sono un problema soltanto dei paesi d’arrivo, ma di tutto il mondo, in particolare dei paesi di partenza, e per questo l’Ue voleva che tutti fossero e si sentissero responsabilizzati. È lo stesso principio che anima – anzi, ha animato, ché ora di sussulti non ce ne sono più – la riforma del trattato di Dublino: l’onere dell’immigrazione non può essere sostenuto soltanto dal primo paese d’ingresso. È il riscatto della politica sulla geografia, un impegno collettivo che redistribuisce costi e crisi, una solidarietà globale che pone l’accento sull’interesse comune e non su quello particolare. Nel nome stesso del Global Compact compare poi il secondo obiettivo, esplicito: una migrazione sicura ordinata, regolare, cioè l’opposto di un’invasione che è per sua natura poco controllata, disordinata e irregolare. Fosse anche solo una dichiarazione d’intenti, sarebbe l’intento giusto.

   

Responsabilizzare e regolarizzare sono due obiettivi nell’interesse di un paese come l’Italia, che si è spesso trovato da solo a gestire i flussi migratori e che ha dovuto insistere molto per far passare, a livello europeo, un concetto semplice e quasi naturale per un consesso comunitario com’è la solidarietà. Per questo fin da subito, dal 2016, l’Italia ha contribuito sia all’iniziativa europea sia a quella onusiana, non perché appiattita su una logica multilaterale quanto perché consapevole del fatto che quella strada – l’immigrazione non è un problema mio, è un problema di tutti – fosse orientata nella direzione giusta.

 

Oggi invece l’Italia – o meglio: la Lega – ha deciso di fare un passo indietro, il Global Compact non difende i nostri interessi, non andremo in Marocco a dicembre a firmarlo. Fino a settembre in realtà questo stesso Global Compact era nel nostro interesse, il premier Conte lo aveva detto nella sua visita all’Onu, ma questo procedere a zig zag fa parte del percorso – scellerato – intrapreso dal governo gialloverde. Deciderà il Parlamento, dice Conte, ma intanto l’Italia si mette nel gruppo degli scettici, che in Europa è costituito da Austria, Ungheria, Polonia e Slovacchia. Questo gruppo è il meno solidale di tutti, con i migranti ma anche con l’Italia, e l’ha già dimostrato in altri contesti – vedi la manovra – ma Matteo Salvini ha deciso che quello è il posto in cui bisogna stare, pure se è scomodissimo, si vede a occhio nudo, e si porta dietro tutto il gregge governativo. Le argomentazioni utilizzate sono istruttive: il capogruppo della Lega nella commissione Esteri della Camera, Paolo Formentini, ha chiesto al governo di non sottoscrivere l’accordo, sostenendo che “sembra assurdo dare ad un organismo non eletto che non risponde direttamente ai cittadini una competenza propriamente statuale”.

 

“La competenza propriamente statuale delle Nazioni Unite” è due volte sbagliata: l’Onu non ha competenza sull’immigrazione, né il Global Compact gliene dà una; di “statuale” in un progetto che si chiama “Global” non c’è evidentemente nulla, l’accento è su un processo di cooperazione degli stati, non certo su un’ingerenza dentro alle politiche degli stati. Poi certo, l’Onu non è eletto direttamente dai cittadini, e infatti il Global Compact non è una legge: non è vincolante, stabilisce alcuni princìpi base di collaborazione – oltre a quelli già detti, responsabilizzare e regolarizzare.

 

Semmai l’argomentazione giusta per non voler sostenere il Global Compact è per l’appunto che non è vincolante, e che quindi non cambierà un granché, quindi tanto vale strumentalizzarlo per un’altra inutile battaglia, che è esattamente quel che sta facendo la Lega, senza dirlo naturalmente e ostinandosi ad abbagliarci con un sovranismo illusorio (la crisi migratoria non si risolve non firmando il Global Compact) e a inseguire i pifferai magici dell’est europeo, protagonisti di una fiaba in cui non si salva nessuno, né i topi né i bambini.

Redazione

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