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Per un’Europa ambiziosa

La Merkel al Parlamento Ue su unità, sovranità e un esercito comune

13 Novembre 2018 alle 21:08

Per un’Europa ambiziosa

Angela Merkel parla davanti al Parlamento europeo a Strasburgo (Foto LaPresse)

“In quest’Aula sentiamo il battito della democrazia europea”, ha detto Angela Merkel ieri durante il suo discorso al Parlamento di Strasburgo. E per chi non era lì, erano le parole della cancelliera a portare quel battito, a ricordare che l’Unione, soltanto cinquant’anni fa, rappresentava una sfida senza precedenti che oggi va tenuta viva più che mai. Gran parte di ciò che è stato ottenuto è stato possibile grazie alla comprensione, alla tolleranza e grazie alla solidarietà che, come ha sottolineato la Merkel, non è un concetto in contraddizione con la difesa dei propri interessi.

 

Ma l’importante, per vivere in questo progetto visionario, è non mettere mai in dubbio la compattezza dell’Unione europea, soprattutto sulle questioni internazionali, perché questo atteggiamento comporta una perdita di credibilità per tutti. Tra applausi e qualche protesta, la cancelliera tedesca ha illustrato i tre settori sui quali concentrarsi in futuro: sicurezza, economia, immigrazione. Bisogna però fare tutto insieme. Uniti, perché senza unione non siamo credibili.

  

Forti, perché senza forza non saremo stabili. Ambiziosi, perché senza ambizione perderemo importanza. Riguardo all’immigrazione “l’Europa non è unita come avrei voluto”, ha detto la cancelliera chiedendo ai paesi di rinunciare a “un pezzettino di sovranità nazionale per trovare delle soluzioni comuni”. Il successo economico invece è indispensabile per essere influenti politicamente e per farlo ci vuole ambizione, ci vogliono ricerca e innovazione e sull’euro: “La nostra moneta unica può funzionare solo se ciascuno dei suoi membri assume le sue responsabilità a favore di finanze sostenibili nel proprio paese”.

 

È in materia di sicurezza che Angela Merkel ha voluto lanciare la sfida più importante. “Sono finiti i tempi in cui potevamo affidarci ad altri”, che, tradotto, vuol dire: prendiamo il destino nelle nostre mani europee, pensiamo a un esercito, perché gli Stati Uniti sono sempre più distanti, e noi potremmo essere chiamati a prendere in fretta le nostre decisioni. “Dobbiamo lavorare a un esercito di intervento europeo”.

 

È la stessa cosa che aveva detto Macron la settimana scorsa, e Trump, in arrivo alle commemorazioni per la Prima guerra mondiale, aveva criticato le parole del presidente francese, come ha ribadito ancora ieri: date i soldi alla Nato invece che sognare un vostro esercito. La cancelliera ha spiegato che “non vogliamo mettere in dubbio i rapporti con l’Alleanza”, ma l’Europa deve organizzarsi, con un po’ meno d’America.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    14 Novembre 2018 - 09:09

    Finalmente il gigante europeo da segni di vita. Dalla Germania e Francia deve partire il riscatto dall’accerchiamento in cui siamo. Se partisse veramente un rilancio di difesa europea avremmo fatto un passo decisivo verso l’unione. Speriamo che dalle parole si passi ai fatti.

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