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Così il regime di Maduro ha torturato e ucciso uno dei suoi oppositori

Fernando Albán Salazar era stato trovato a ottobre morto dopo un salto dalla finestra dell'edificio dell'intelligence di Caracas. Un suo amico e sodale ci racconta che è stato un omicidio di regime

8 Novembre 2018 alle 15:55

Così il regime di Maduro ha torturato e ucciso uno dei suoi oppositori

Fernando Albán Salazar (a destra)

“Non soltanto Fernando Albán Salazar non si è suicidato ed è invece morto sotto tortura: è morto addirittura domenica, e hanno aspettato un giorno prima di lanciare il cadavere dalla finestra per inscenare il suo suicidio”. A fare la denuncia al Foglio è Mario Guillermo Massone Osorio: il migliore amico del defunto, appena scappato dal Venezuela e da poco giunto in Cile per evitare di fare una fine simile. “Non chiedetemi come ho fatto a scappare. Evidentemente, sono cose su cui è meglio non dire troppo, per ora”.

   

54 anni, consigliere del Municipio Libertador di Caracas per il partito di opposizione Primero Justicia, Fernando Albán Salazar aveva fatto parte di una delegazione di esponenti dell’opposizione venezuelana che si era recata a New York per assistere alle sedute dell’Onu. Di ritorno all’Aeropuerto Internacional Simón Bolívar il 5 ottobre, ha segnalato via Whatsapp che stava venendo prelevato da agenti del Sebin. Malgrado manifestazioni e proteste, di lui non si è saputo ufficialmente più nulla fino a quando l’8 ottobre il suo cadavere è apparso davanti alla sede del Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional (Sebin). Non solo l'opposizione venezuelana ma anche l'Osa, il Gruppo di Lima, i governo di America e Argentina hanno messo in dubbio la versione ufficiale del governo, secondo cui era stato suicidio. La prova addotta dalle autorità è in un'autopsia a cui non ha avuto accesso nessun osservatore indipendente. Se comunque il governo avesse ragione, sarebbe come dire: “No, i nostri Servizi non sono assassini che ammazzano i detenuti sotto la loro custodia; sono solo degli imbecilli che li lasciano andare al bagno senza scorta per buttarsi di sotto”. Nell'uno o nell'altro caso era comunque inevitabile la decisione con cui il 26 ottobre il direttore del Sebin Gustavo González López è stato destituito.

   

Secondo Massone Osorio, amico di Fernando Albán, lo scenario è ancora più intricato. Nel Sebin vi sarebbero infatti “fonti che si sono messe in comunicazione con il deputato Julio Borges”. Sono state queste fonti a rivelare che “Fernando Albán è stato assassinato per mezzo di torture. Ci sono state torture di asfissia meccanica con una busta in testa, c’è stata tortura attraverso immersione in acqua e c’è stata tortura attraverso elettricità. Secondo quanto dicono, l’intenzione non era di assassinarlo ma di costringerlo a fare una falsa confessione, per implicare Julio Borges nell’attentato dei droni contro Nicolás Maduro. A parte ciò, ci sono arrivare informazioni secondo cui molto probabilmente lo hanno assassinato domenica 7 e non il lunedì 8: il giorno in cui il Procuratore Generale designato dalla Costituente illegittima, Tarek William Saab, ha detto che si era suicidato lanciandosi da un decimo piano”.

     

Albán era nel circolo più intimo di amici de deputato Julio Borges, che assieme al destituito sindaco di Caracas Antonio Ledezma ha ricevuto dal Parlamento europeo il Premio Sakharov a nome dell'opposizione venezuelana. “Borges è stato anche colui che è andato in giro a chiedere quelle sanzioni personalizzate che hanno poi colpito i gerarchi del regime. Per vendicarsi hanno cercato di incastrarlo come organizzatore dell'attentato contro Maduro, e per fabbricare le prove hanno arrestato e torturato Albán, Non sono stati capaci di farlo parlare, e lo hanno invece ucciso”.

    

L'uccisione di Albán da parte di una impressionante escalation di violenze contro l'opposizione democratica del Venezuela. Borges è ora esule in Colombia. Maria Corina Machado, altra leader dell'opposizione in Venezuela, è stata aggredita poche settimane fa. Teodoro Petkoff, grande intellettuale della sinistra antichavista, è morto il 31 ottobre a 86 anni privato del passaporto, per cui 3 anni fa non era potuto andare in Spagna a ritirare il Premio Ortega y Gasset. Albán è stato ucciso. “Bisogna aggiungere il nostro giovane deputato Juan Requesens, anche lui di Primero Justicia, che già da 90 giorni è sequestrato dalla dittatura venezuelana presso la sede del Sebin. Assistiamo a una scalata nella persecuzione e nella violenza politica contro l’opposizione in generale, e contro i suoi dirigenti”.

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