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Chi ha provato a uccidere Maduro?

Girano molte ipotesi sull'attacco al presidente venezuelano, dall'auto-attentato alla bombola del gas esplosa fino ai droni

6 Agosto 2018 alle 13:47

Chi ha provato a uccidere Maduro?

Nicolas Maduro (foto LaPresse)

Chi ha provato a uccidere il presidente del Venezuela Nicolás Maduro? E si è trattato davvero di un attentato? Erano le 17,41 locali di sabato 4 agosto, le 23,41 italiane, quando durante una sfilata militare per commemorare gli 81 anni della Guardia nazionale si sono sentite tre esplosioni. Come ha riferito il ministro della Comunicazione e dell'Informazione, Jorge Rodríguez, “una esplosione proveniva da un drone di fronte al palco presidenziale; un'altra da un secondo drone che si è alzato ed è esploso verso il lato destro del palco; il terzo è saltato in aria nei pressi di un edificio al sud del palco”. Sarebbe stato in particolare il secondo drone a provocare quel fuggi fuggi di militari e dei loro familiari in diretta tv, su cui molti venezuelani sui social network hanno ironizzato. “Ecco il coraggio dei soldati che ci devono difendere dall'imperialismo yankee”, dicevano. Sette militari sono comunque rimasti feriti.

    

Subito dopo, Maduro ha dato la colpa al presidente colombiano Juan Manuel Santos, sostenendo che era quella l'autentica interpretazione di un suo recente discorso, secondo cui “il regime venezuelano è alla fine”. Ma in Colombia il presidente uscente è invece ancora investito di pesanti polemiche per la pace con le Farc da lui imposta malgrado la bocciatura per via referendaria, e per cui ha ricevuto il Nobel della Pace. “Ma se era Santos il miglior amico di Maduro!”, ha ironizzato l'ex presidente Andrés Pastrana, tra i più duri critici del processo di pace.

 

 

 

“Abbiamo arrestato sei terroristi e sicari”, ha detto il ministro dell'Interno, Néstor Reverol. Non appena arrivata la notizia, l'opposizione ha parlato di una montatura del regime per giustificare una ulteriore stretta repressiva. “Auto-attentato”, è ad esempio il secco commento che ha rilasciato al Foglio Antonio Ledezma, destituto sindaco di Caracas che ha ricevuto il Premio Sakharov del Parlamento europeo. Ma presto si è diffusa un'altra interpretazione, secondo cui in realtà a esplodere era stata una bombola del gas in un appartamento nei paraggi. Ne ha parlato la stessa Associated Press, citando fonti dei Vigili del Fuoco. Enrique Aristeguieta Gramcko, 85enne dirigente dell'opposizione già nel 1958 e membro della Giunta patriottica che rovesciò la dittatura di Marcos Pérez Jiménez, ha diffuso via Twitter la tesi secondo cui, spaventati dall'esplosione improvvisa, i militari avrebbe semplicemente abbattuto i droni con cui la tv di stato Vtv stava seguendo l'evento. I video mostrano effettivamente droni che esplodono, ma piuttosto lontano dal bersaglio. In molti osservano che non ci sono spari e che i feriti sono vittime del fuggi fuggi generale.

 

 

È un fatto che comunque l'attentato è stato condannato solo dai governi più stretti alleati di Maduro: Cuba, Nicaragua, Bolivia, Russia, Iran, Siria. Il resto del mondo è rimasto in un sostanziale silenzio che sembra accreditare l'impressione della montatura. Però non è mancata una rivendicazione. È a nome di un misterioso Movimiento Nacional Soldados de Franela che ha sostenuto di aver utilizzato esplosivo plastico C4. “Non ci siamo riusciti adesso ma abbiamo dimostrato che Maduro è vulnerabile”, hanno detto. “È solo questione di tempo”.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    06 Agosto 2018 - 16:04

    Su questo presunto attentato, rimangono molte cose da chiarire. La sensazione è che si sia trattato di una messa in scena. Prima Chavez e poi Maduro hanno fatto del Venezuela una nazione in enorme difficoltà economica, nonostante la ricchezza petrolifera, con un vero e proprio regime antidemocratico.

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  • guido.valota

    06 Agosto 2018 - 14:02

    Dovete chiedere ai grillini, o dare un'occhiata al disqus del Pacco Quotidiano. Loro sanno sempre quello che si muove dietro le quinte nel Venezuela che fu di Pino Chet.

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